Zwischen Kosmos und Pathos © il Deutsch-Italia
Zwischen Kosmos und Pathos © il Deutsch-Italia
Aby Warburg nel 1912 © Fotoarchiv Marburg Wikipedia

Aby Warburg nel 1912 © Fotoarchiv Marburg Wikipedia

Il problema dell’interpretazione dell’arte è sempre stato al centro dell’interesse degli studiosi e dei semplici spettatori. Tuttavia un capitolo a parte di tale interpretazione lo merita a pieno diritto il critico e storico dell’arte tedesco Aby Warburg (Amburgo, 1866-1929), cui Berlino in questo periodo dedica ben due mostre: la prima presso l’Haus der Kulturen der Welt, dal titolo “Aby Warburg: Bilderatlas Mnemosyne – das original” con 63 tavole originali, in collaborazione con il Warburg Institute di Londra, e la seconda presso la Gemäldegalerie, dal titolo “Zwischen Kosmos und Pathos. Berliner Werke aus Aby Warburgs Bilderatlas Mnemosyne”, a cura di Neville Rowley e Jörg Völlnagel.

La vita

Aby Warburg, ebreo, appartenente ad una ricchissima famiglia di banchieri, rinunciò fin da giovane ad esercitare la tradizione lavorativa di famiglia per abbracciare la strada dello studio dell’arte, prima a Bonn, poi a Monaco e Strasburgo, conseguendo il dottorato a Firenze con una tesi dal titolo “Sandro Botticellis ‘Geburt der Venus’ und ‘Frühling’. Eine Untersuchung über die Vorstellungen von der Antike in der Italienischen Frührenaissance“ (La “Nascita di Venere” e la “Primavera” di Botticelli. Uno studio sulle nozioni di antichità nel primo Rinascimento italiano). Altre tappe del suo percorso formativo e di vita furono Berlino, dove frequentò la facoltà di Medicina per lo studio della Psicologia, e l’America, dove entrò in contatto con studiosi delle civiltà antiche che frequentavano la Smithsonian Institution e incontrò le popolazioni di pellirosse native del Messico e dell’Ariziona. Tornò in Germania nella sua città natale nel 1902 e in seguito, tra il 1918 e il 1924, soggiornò a più riprese presso il sanatorio svizzero di Kreuzlingen a causa di gravi problemi psichici. Morì ad Amburgo nel 1929.

Una nuova concezione interpretativa dell’arte
Zwischen Kosmos und Pathos © il Deutsch-Italia

Zwischen Kosmos und Pathos © il Deutsch-Italia

Al centro del discorso dell’interpretazione di Warburg c’è la ferma convinzione del fatto che l’arte non si può interpretare solo da un punto di vista formale, contrapponendo appunto alla forma un contenuto, bensì occorre allargare il discorso interpretativo a quello di una scienza (alla quale egli stesso non seppe dare un nome definitivo) che ponga il discorso al di fuori dei confini dell’estetica. Al posto di tale separazione lo studioso parlò di Pathosformel, concetto che mette in evidenza l’idea indissolubile di forma ed emozione, sofferenza. Infatti il problema interpretativo della civiltà occidentale è quello di trovare un punto di contatto tra il vecchio e il nuovo, non solo da un punto di vista meramente estetico, ma soprattutto antropologico. La cultura per Warburg è come un processo di Nachleben, cioè di trasmissione, ricezione e polarizzazione e i simboli trovano la loro vita nella memoria sociale. Sullo studioso tedesco infatti lasciò il segno la teoria dell’engramma dello zoologo e biologo evoluzionista tedesco Richard Wolfgang Semon, secondo la quale ogni evento che agisce sulla materia vivente lascia su di essa una traccia (l’engramma, appunto) la cui energia potenziale conservata può essere riattivata e per così dire scaricata, facendo agire l’organismo in un certo modo perché “ricorda” l’evento precedente.

Zwischen Kosmos und Pathos © il Deutsch-Italia

Zwischen Kosmos und Pathos © il Deutsch-Italia

Ebbene, allo stesso modo, secondo Warburg, l’immagine svolge la medesima funzione, e i simboli come “dinamogrammi” vengono trasmessi agli artisti che ne danno una nuova interpretazione a seconda dell’epoca, donando loro un significato a volte perfino opposto rispetto a quello originale. Le immagini ereditate dalla tradizione (per lo più classica) vengono così trasformate come portatrici di nuovo significato.

I simboli portano in sé tanto la possibilità di una regressione che quella di una conoscenza più alta: sono una specie di “intervallo” (Zwischenraum) al centro dell’umano. Nasce pertanto il concetto di Mnemosyne (ricordo), ossia un Atlante figurativo che illustra la storia dell’espressione visiva nell’area del Mediterraneo. Un progetto, il suo, rimasto incompiuto al momento in cui lo colse la morte, ma che raccoglie una serie di immagini che rappresentano una sorta di organo della memoria sociale e condensatore delle tensioni spirituali di una cultura. Nel suo Atlante si raccoglievano in pratica tutte le correnti energetiche che avevano animato e che continuavano ad animare la “memoria” dell’Europa.

La mostra
Neville Rowley accanto al dipinto del Ghirlandaio © il Deutsch-Italia

Neville Rowley accanto al dipinto del Ghirlandaio © il Deutsch-Italia

Due sono i temi centrali della ricerca di Warbur, ben messi in evidenza nella mostra curata dal dott. Rowley che ho incontrato alla Gemäldegalerie: quello della “ninfa” e quello del “revival astrologico rinascimentale“. La ninfa rappresenta il profondo conflitto spirituale nella cultura rinascimentale in cui le forme del Pathos classiche, con la loro carica orgiastica, doveva essere conciliato con il cristianesimo. Lo si può ben notare soprattutto in dipinti quali “Giuditta e la sua ancella” di Domenico Ghirlandaio, dove è ben evidente la contrapposizione tra il movimento di Giuditta e la staticità dell’ancella, (come fosse una scena ritratta da calchi di altorilievi romani o da dipinti antichi, come la figura della Gradiva presente in Vaticano, su cui peraltro Wilhelm Jensen nel 1903 scrisse un famoso romanzo) che, nel contempo, sembrerebbero portare l’una un cesto di frutta e l’altra una palma, mentre al contrario portano l’una la testa di Oloferne e l’altra la spada con cui è stato decapitato. Dunque la stessa tematica, ma con un significato tragico ben differente dalla figura primitiva da cui era tratta.

Il kosmos citato nel titolo della mostra berlinese, allude al tema delle prime tavole dell’Atlante, che mettono insieme le testimonianze della tradizione magico-astrologica, nei diversi modi di raffigurazione del cosmo nelle culture classiche e orientali, passando dalle pratiche divinatorie alle figure dell’armonia delle sfere celesti, alla rappresentazione della volta celeste.

Zwischen Kosmos und Pathos © il Deutsch-Italia

Zwischen Kosmos und Pathos “Melencolia I” © il Deutsch-Italia

In opere d’arte del primo Rinascimento riemerge invece l’espressione del pathos dionisiaco, reinventato nelle sue diverse sfumature, dalle madri straziate nella scena biblica della “Strage degli Innocenti” alle figure dolorose dei compianti funebri come nel “Compianto su Cristo morto di Vittore Carpaccio del 1505. Anche il tema della “malinconia” è estremamente importante per Warburg e l’incisione di Albrecht Dürer Melencolia I del 1514 ne rappresenta uno splendido esempio. Anche le figure allegoriche riprodotte durante il Rinascimento, personificazioni e divinità pagane che tratteggiano il contrastato processo di emancipazione intellettuale dell’uomo, sono ben rappresentate dal dipinto “Ritratto di un uomo(1438) di Jan Van Eyck.

Zwischen Kosmos und Pathos © il Deutsch-Italia

Zwischen Kosmos und Pathos © il Deutsch-Italia

Tra le curiosità della mostra spicca una piccola cassetta nuziale norvegese, dal titoloBattaglia per i pantaloni” risalente al 1702, oltre a pubblicità tedesche degli Anni Venti dello scorso secolo e una serie di francobolli francesi.

La mostra sarà visibile al pubblico fino al primo di novembre. È possibile acquistare i biglietti online o direttamente alla cassa della pinacoteca. Obbligatorie le misure di sicurezza dovute al Covid-19.

mm
Nato a Roma, laureato in Filosofia all'università "la Sapienza", è giornalista professionista. Ha collaborato con ilSole24Ore, con le agenzie stampa Orao News e Nova e in Germania con il magazine online ilMitte.

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    1 Comment

    1. Magnifico!

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