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il Deutsch-Italia © il Deutsch-Italia

Care lettrici e cari lettori,

questo che state leggendo è per me forse il più difficile dei pezzi che abbia mai scritto da quando ho fondato, nel marzo del 2015, questo giornale. Ho a lungo riflettuto e sono stato fino all’ultimo momento fortemente incerto se arrivare o meno a prendere quella che è una delle decisioni più sofferte della mia vita: “il Deutsch-Italia” chiude i battenti. Credo per sempre.

Non so se un giorno ci potranno nuovamente essere le condizioni necessarie affinché questo, che è stato un progetto culturale totalmente libero da ogni tipo di condizionamento, possa riprendere. Quel che so per certo è che al momento sono venuti meno quei presupposti, quelle speranze e quelle condizioni che, oramai quasi sette anni fa, mi spinsero a fondarlo.

La decisione, ci tengo a sottolinearlo, è totalmente la mia, così come la mia è stata la responsabilità in questi anni per tutto quanto pubblicato su queste pagine. Voglio ringraziare dal profondo del cuore tutti quanti, ma proprio tutti, coloro che ad ogni livello e secondo le proprie capacità hanno contribuito a fare di questo giornale una piccola, ma visibile realtà di scambio interculturale italo-tedesco nel vastissimo mondo dell’informazione. E ci tengo a sottolineare che ciascuno di quanti hanno collaborato, dagli “operatori tecnici” ai responsabili dell’organizzazione e delle pubbliche relazioni, dai semplici (occasionali o meno) collaboratori ai giornalisti professionisti, oltre a dare il meglio di sé ha offerto la propria opera a totale titolo gratuito. Anche per questo motivo li voglio ringraziare tutti, nessuno escluso.

Pur non nascondendo il fatto che ci sono stati, nel corso degli anni, contrasti e differenti punti di vista con alcuni collaboratori, tuttavia posso garantire che chi ha scritto su questa testata è sempre stato libero di esprimere la propria opinione, anche quando non era in linea con la mia. Questo sempre purché fosse fatto con un buon livello di qualità, e senza utilizzare un linguaggio offensivo nei confronti di chicchessia. Per il resto mi sono sempre assunto io la responsabilità di quanto pubblicato.

Le difficoltà in questi anni sono state molte, da quelle economiche a quelle relazionali, ma mai, finora, erano state tali da spingermi a prendere una decisione così drastica. Assicuro tutti che se l’ho presa l’ho fatto a ragion veduta. I tempi che stiamo vivendo sono tempi di profondi cambiamenti per l’umanità intera e, forse, era destino che anche una piccola realtà editoriale come questa ne fosse travolta.

Per ultima cosa (come si sarebbe fatto in altri tempi) lasciatemi ringraziare voi, lettrici e lettori. Senza di voi questa nostra avventura non sarebbe stata possibile. E vi assicuro che lo dico senza retorica alcuna. Ad alcuni di voi mancheremo, ad altri un po’ meno. Ma questa è la vita e non è detto che un giorno non ci faccia rincontrare, magari proprio su queste pagine.

Alessandro Brogani

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Nato a Roma, laureato in Filosofia all'Università "la Sapienza", è giornalista professionista. Ha collaborato con ilSole24Ore, con le agenzie stampa Orao News e Nova, e in Germania con il magazine online ilMitte.

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