Il Despar Trani 80 © Graziella Barba
Il Despar Trani 80 © Graziella Barba
L'articolo di F. Polistina sulla Süddeutsche Zeitung

L’articolo di F. Polistina sulla Süddeutsche Zeitung

“Il pallone non appartiene solo agli uomini. Il pallone è di tutti”. Questa frase potrebbe rappresentare al meglio l’essenza di uno sport, che ancora oggi, nonostante la sua accresciuta diffusione in tutto il mondo, resta in gran parte, ed in molti Paesi, prigioniero di pregiudizi culturali e sociali maschilisti: il calcio femminile. Questa frase è il titolo di un bell’articolo di Francesca Polistina, giornalista italiana che vive a Monaco di Baviera, scritto per la “Süddeutsche Zeitung”. La frase è di Graziella Barba. Anche lei italiana, anche lei “bavarese” d’adozione. Pochi, forse, oggi ricordano il suo nome, ma Graziella è stata esponente di spicco di quel calcio femminile che alla fine degli anni ‘80 anche in Italia, anzi nel Sud d’Italia, aveva vissuto un primo momento di discreta e persino sorprendente popolarità, per poi tornare nell’angolino, o quasi. Fino al campionato mondiale del 2019, in Francia, allorché la nazionale azzurra guidata da Milena Bertolini arrivò inaspettatamente ai quarti di finale, facendo entusiasmare davanti agli schermi televisivi milioni di italiani, quasi tutti, fino ad allora, digiuni di quello sport. Quando non suoi detrattori o, peggio, sarcastici denigratori.

© Graziella Barba

© Graziella Barba

Nel 2019 anche Graziella Barba seguì quel mondiale in tv. Ma viveva da anni già in Germania a Monaco, più precisamente ad Ottobrunn, cittadina che è quasi un quartiere della metropoli bavarese. E con il calcio giocato aveva chiuso da molto tempo.

Graziella racconta la sua storia anche a noi, per “il Deutsch-Italia”.

«Ci arrivai per caso, al calcio», ricorda Graziella, che oggi lavora in una clinica dell’hinterland di Monaco come addetta agli spostamenti dei pazienti: «Un lavoro che mi piace molto, sempre a contatto con i ricoverati, da quando arrivano a quando vengono trasferiti di stanza o di reparto per analisi, interventi. Certo, ora è tutto più difficile per il Covid, ma nel nostro ospedale i ricoveri sono stati contingentati e noi usiamo tutte le precauzioni. Per cui speriamo bene… Ma io in fondo questo mestiere un po’ ce l’ho nel sangue: mia mamma durante la guerra era crocerossina».

Il Despar Trani 80 campione d’Italia 1985-86 © Graziella Barba

Il Despar Trani 80 campione d’Italia 1985-86 © Graziella Barba

Nella sua casa bavarese, dove vive con una sorella, maggiore di 4 anni, ha ancora molti ricordi, soprattutto fotografie, di quando era calciatrice. Una carriera lunga e di successo. Cominciata per caso, nel 1970, a Lecce, dove è nata 57 anni fa. Graziella era decisamente alta per i suoi tredici anni di età, quasi un metro e ottanta. Di fisico robusto praticava diversi sport, soprattutto atletica. «Un giorno, lasciando il campo di allenamento con un borsone sportivo sulle spalle, insieme con le mie sorelle, Ernesto Guarini, uno dei pionieri del calcio femminile italiano, ci notò e ci chiese se fossimo interessate a giocare al pallone». Guarini, un industriale, aveva appena fondato una squadra di ragazze, l’“Alaska Gelati Lecce”, che nel giro di poche stagioni avrebbe vinto tre scudetti. «Accettai e fui ingaggiata dall’Alaska – continua la Barba – e dopo aver giocato un po’ in tutti i ruoli, mi ritrovai a fare il portiere, che allora era sempre un po’ un ruolo per il quale mancava chi lo potesse o volesse ricoprire».

Graziella Con le compagne Antonella Carta (a sinistra) la danese Lone Hansen e Antonella Marrazza (a destra) © Graziella Barba

Graziella Con le compagne Antonella Carta (a sinistra) la danese Lone Hansen e Antonella Marrazza (a destra) © Graziella Barba

La squadra poteva già contare anche su ragazza straniere di grande talento, come la scozzese Rose Reilly e la danese Susy Augustesen. «Attirate dal nostro campionato femminile, che in quegli anni era più noto all’estero che in Italia», sottolinea compiaciuta Gabriella. I risultati arrivarono presto: tre scudetti. Ma nel 1982 la società prese la sofferta decisione di fondersi con il Trani. E per Gabriella fu l’inizio di una nuova vita. «Lasciai la famiglia ed andai a vivere a Trani. Mio padre non era d’accordo, mia madre per fortuna sì. Comunque fu la scelta giusta: la società ci mise a disposizione un appartamento, che condividevo con due compagne di squadra, Antonella Carta ed Antonella Marrazza (scomparsa nel 2015, n.d.r.), tra le più forti calciatrici italiane di allora. Diventammo molto amiche. Ma l’amicizia ci univa tutte».

Graziella con Caterina Morace © Graziella Barba

Graziella con Caterina Morace © Graziella Barba

In quegli anni arrivarono a Trani altre giocatrici di nome, prima fra tutte Carolina Morace – ancora oggi considerata la più forte calciatrice italiana di tutti i tempi – e altre straniere, tra le quali un’altra forte danese, Lone Hansen. «Eravamo dilettanti pure. La società ci dava un piccolo rimborso spese mensile e l’alloggio era gratis. Avevamo una cassa-comune, dividevamo tutti. Certo anche allora c’erano quelle che guadagnavano di più: la Morace o la Hansen, nazionale danese, avevano un appannaggio un po’ diverso».

Tre anni e tre scudetti: «Il più bello quello della stagione 1985-1986, culminato con una festa allo stadio davanti a dodici mila persone. Da pelle d’oca!». In quel periodo, anche l’occasione di incontrare calciatori famosi: come un giovane Roberto Mancini, oggi Ct della nazionale azzurra maschile, allora già stella della Sampdoria. O il portiere dell’Inter Walter Zenga.

Graziella con Roberto Mancini © Graziella Barba

Graziella con Roberto Mancini © Graziella Barba

Dopo il periodo a Trani, ancora trasferimenti: prima a Napoli poi a Milano. «Ma cominciai ad avere seri problemi ad una spalla ed una prima operazione: continuai a giocare altri due anni, pur con la spalla messa male. E per un portiere non era certo facile».

Così, nel 1994, la decisione di chiudere con il calcio e trasferirsi in Germania.

«Ci viveva già metà della mia famiglia. La prima volta c’ero venuta in vacanza addirittura nel lontano 1982 e feci persino un allenamento con il Bayern femminile. Era sempre stato una specie di sogno, per me venire in Germania, ma non ci pensavo più di tanto perché giocavo al calcio in Italia. Nel 1994 invece mio fratello Giuseppe era impegnato a chiudere un ristorante e ad aprirne un altro a Freising (la città famosa per il suo duomo a Nord di Monaco, n.d.r.), aveva bisogno di aiuto e mi sono ritrovata qui».

Anche lei, però, come molti dei nostri connazionali che si trasferiscono per lavoro, pensava di fermarsi in Germania un paio d’anni o poco più. Invece…

«Invece ci sono restata. Dopo aver lavorato con mio fratello sono andata all’Airbräu, il Bier Garten che sta nel piazzale interno dell’aeroporto di Monaco, tra i due terminal. Un bel periodo: dodici anni. Sono stata anche eletta per due volte “Mitarbeiter” dell’anno!».

Graziella oggi sul posto di lavoro © Graziella Barba

Graziella oggi sul posto di lavoro © Graziella Barba

Adesso, il lavoro in clinica. Ed ancora la passione del calcio, anche se solo davanti alla TV o al computer via Facebook: «Seguo il calcio femminile italiano ed internazionale, ho contatti con molte delle mie ex compagne. Seguo anche il calcio italiano, faccio il tifo per il Lecce, ovviamente. La Bundesliga mi interessa un po’ meno: ma mi piace soprattutto un giocatore, Joshua Kimmich, difensore del Bayern Monaco. Peccato che si sia infortunato».

Quanto al futuro del calcio femminile in Italia resta ottimista: «L’interesse crescerà, sono sicura. È soprattutto una questione di marketing. Perché», ripete convinta, «il pallone non è soltanto degli uomini».

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Nato a Perugia ha la Germania come sua seconda Patria. Oltre a quella italiana, possiede anche la cittadinanza tedesca. Dopo aver lavorato, tra gli anni ‘80 e ‘90, come capo ufficio stampa del Gruppo Fiat a Francoforte ed a Londra e successivamente dell’Italdesign-Giugiaro di Torino, dal 1999 è tornato a vivere stabilmente in Germania. Ė stato a lungo corrispondente della Gazzetta dello Sport, per la quale, oltre ad occuparsi di calcio, ha seguito regolarmente la F.1 su tutti i circuiti del mondo. Continua a lavorare come giornalista nel settore dei motori, collaborando con il quotidiano La Stampa di Torino ed il mensile Quattroruote.

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    2 Commenti

    1. Un grande grazie a te Marco, forse con questo articolo riuscirò a scrivere una pagina di Graziella su wikipedia. Ho già editato io tutte le pagine del Trani 80 con l’aiuto del segretario Nino Losito. Complimenti vivissimi.

    2. Ciao, sei forse Nick Pascale?
      Liebe Grüße
      Graziella

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