Ormai da alcune settimane, alcuni Paesi europei come l’Italia, sono in una quarantena forzata per combattere e contrastare il dilagarsi del COVID-19. Questa decisione di “isolamento” volontario ha fatto sì che gran parte delle attività lavorative e produttive si fermassero. Tra le numerose realtà lavorative in crisi ci sono anche i gestori di impianti e gli operatori sportivi come istruttori, allenatori, addetti all’accoglienza e così via, che più di tutti stanno subendo il fermo. Nel caso specifico del nuoto, troviamo collaboratori a casa senza stipendio, ma soprattutto piscine che rischiano di non avere la forza di riaprire una volta che l’emergenza sanitaria sarà terminata.

In oltre ottanta anni di attività sportive svolte nel mondo non è mai capitata una situazione del genere. Le attività motorie sono proseguite nonostante il Secondo conflitto mondiale e nel nostro Paese non si sono mai fermate, neanche con un problema analogo a quello che stiamo vivendo oggi con il Coronavirus, come l’epidemia di colera che si sviluppò nel 1973 e che si nidificò nelle aree costiere delle regioni Campania, Puglia e Sardegna tra il 20 agosto e il 12 ottobre. Oggi viviamo una situazione drammatica che durerà ancora a lungo, dove la parola fine è lontana da divenire realtà.

Nuoto in vasca

Nuoto in vasca

In una recente intervista fatta da www.swim4lifemagazine.it all’ex allenatore di Massimiliano Rosolino, Riccardo Siniscalco, nonché gestore di un prestigioso impianto sportivo di Napoli, nel momento in cui si è arrivati a toccare l’argomento Stato-Governo si è irrigidito e ha sottolineato con forza il proprio disappunto: «Non siamo affatto contenti di come si sta comportando lo Stato nei confronti delle associazioni sportive, siamo veramente a terra. Quello che più ci dispiace è non poter pagare lo stipendio ai collaboratori, ma purtroppo siamo anche noi gestori nelle loro stesse condizioni, senza entrate e senza alcun sostegno economico da parte dello Stato. Bisogna fare qualcosa e anche in fretta, altrimenti si rischia che molte realtà sportive non saranno più in gradi di riprendersi»

Infatti, gli operatori sportivi al momento non percepiscono lo stipendio perché non lavorano, e di fatto non hanno alcuna tutela contrattuale. Molti di loro hanno intrapreso questo mestiere come professione, come primo lavoro, ma non sono coperti da alcun ammortizzatore sociale. Questo accade perché nel nostro Paese le prestazioni lavorative nello Sport dilettantistico sono state sempre oggetto di profonde incertezze tra lavoratore dipendente e lavoratore indipendente, che tende ad essere una sorta di volontario. Infatti, la disciplina giuslavorista non è riuscita mai a dare un quadro definito per tale professione.

Il Foro italiaco a Roma © il Deutsch-Italia

Il Foro italiaco a Roma © il Deutsch-Italia

Oltre tutto lo Stato Italiano, supportato dal suo ente sportivo per eccellenza, il CONI, ha varato e avallato una serie di leggi a favore delle società sportive in modo da legalizzare, di fatto, il lavoro nero, e protese a calmierare le basi salariali del mondo degli operatori sportivi. Praticamente hanno aperto la strada al cosiddetto secondo lavoro. Come affermato dal sito del settore Filodiritto, la legge prevede che “il trattamento fiscale degli emolumenti erogati nel settore dello sport dilettantistico è disciplinato dall’art. 25 della Legge 13 maggio 1999, n. 133 successivamente modificato dall’art. 37, comma 2, Legge 21 novembre 2000, n. 342”. Ossia prevede che “le indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spesa, i premi e i compensi erogati nell’esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche, rientrano tra i redditi diversi”.

Inoltre a rafforzare questo depauperamento dell’operatore sportivo ha contribuito anche Sport e Salute S.p.A. (già CONI Servizi S.p.A. fino al 2018), azienda pubblica italiana che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia, producendo e fornendo servizi di carattere generale a favore dei gestori, e tralasciando tutte le figure professionali che vi operano all’interno, senza garantire una contrattualizzazione che gli permetterebbe di usufruire di eventuali aiuti da parte dello Stato.

L'Olympiastadion Berlin © il Deutsch-Italia

L’Olympiastadion Berlin © il Deutsch-Italia

Diversa è l’interpretazione del lavoro sportivo in Germania. I ruoli chiave quali l’allenatore sportivo, il manager, il coordinatore gestionale delle attività motorie e così via sono contrattualizzati e posti sotto le normali normative giuridiche del lavoro tedesche. Infatti, nei vari siti dove si cerca il lavoro in Germania emergono offerte nelle palestre o nei vari sport come il nuoto, il basket o la pallavolo. Per questo ci sono anche portali specifici per operatori sportivi o per i cosiddetti “scienziati delle attività motorie”.

In questa particolare crisi pandemica l’Italia e la Germania si stanno comportando in maniera differente e con prospettive differenti.

Il nostro Paese con il “Decreto cura Italia” ha emesso norme di sostegno anche “per chi opera nell’ambito delle attività sportive”. La norma che ha suscitato il maggiore interesse da parte della nostra categoria è quella di cui all’articolo 96, alla voce “indennità collaboratori sportivi”. Il decreto prevede il riconoscimento di un’indennità per il mese di marzo di 600 euro in relazione ai rapporti di collaborazione (di cui all’articolo 67, comma 1, lettera m) T.U.I.R., già in essere alla data del 23 febbraio 2020, instaurati da federazioni sportive nazionali (FSN), enti di promozione sportiva (EPS), società e associazioni sportive dilettantistiche (SSD e ASD). L’indennità non concorrerà alla formazione del reddito e non dovrà essere calcolata ai fini del computo, sia della fascia esente dei 10mila euro.

Vi sono poi delle limitazioni che riguardano “la norma che si riferisce a compensi per prestazioni di natura ‘non professionale’; presuppone la mancata percezione di altri redditi di lavoro e si riferisce a un rapporto di collaborazione che dovrà essere documentato e in essere alla data del 23 febbraio 2020, richiedendo appunto un’autocertificazione di tali requisiti”. Bisogna ricordare che non tutti beneficeranno di questo piccolo sostegno, perché sarà erogato nell’ordine di presentazione delle domande: in pratica chi prima arriva, meglio alloggia. Poi non si capisce se sarà una tantum o avrà un seguito.

Nella Repubblica federale, invece, le figure professionali sono tutelate da un contratto di categoria e usufruiscono degli ammortizzatori sociali come cassa integrazione o altro. Infatti è notizia di ieri che il Senato di Berlino, su proposta dalla CDU, ma approvata da tutte le forze politiche, darà un aiuto alle società sportive e ai loro collaboratori: è previsto un “aiuto nella crisi del coronavirus per lo sport berlinese: su nostro suggerimento, il Senato vuole istituire un fondo di aiuto per i club. Questo è stato annunciato oggi nella sessione della Camera dei rappresentanti. Siamo contenti degli atleti del club e siamo felici di aiutarli a superare la crisi con contributi costruttivi”. Così l’annuncio della CDU.

Inoltre, i collaboratori sportivi che hanno scelto di lavorare come freelance rientrano negli aiuti stanziati dallo Stato e questo annuncio lo comunica il Governo federale: «la Investitions Bank Berlin (IBB) ha comunicato che da venerdì 27.03.2020 il modulo per la richiesta di aiuti per i freelance e le piccole imprese sarà disponibile sul suo sito.

© il Deutsch-Italia

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Oltre a quanto elencato è previsto che le società sportive per i loro dipendenti assunti possano appoggiarsi  al Kurzarbeitergeld, che non è altro che l’indennità per lavoro ridotto. È una prestazione che fa parte del pacchetto assicurativo della disoccupazione. Il Kurzarbeitergeld dipende dall’ammontare della perdita finanziaria subita dopo il pagamento delle imposte. Di norma viene pagato circa il 60 per cento della retribuzione netta perduta. Se nella famiglia vive almeno un figlio, l’indennità per lavoro a tempo parziale ammonta a circa il 67 per cento della stessa netta perduta. In più ci sono le facilitazioni per accedere agli aiuti del Jobcenter, rivolti fra gli altri ai lavoratori autonomi e ai piccoli imprenditori.

La domanda nasce spontanea. Ci sarà la possibilità in Italia di ripensare l’operatore sportivo come una figura centrale nell’impianto, facendo la dovuta distinzione tra chi lavora professionalmente e in maniera continuativa e chi lo svolge una o due volte a settimana come secondo lavoro?

Bisogna ripensare lo sport proteso ad un cambiamento, visti anche i tempi che viviamo, adattandolo alle nuove logiche tra le varie componenti, cercando di trovare le giuste sinergie per valorizzare al meglio le tre figure presenti nella vita di un impianto: utente, operatore e gestore.

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Maurizio Massari giornalista dal 2005 si occupa di sport, economia, politica, recensioni ed eventi culturali. È stato addetto stampa dal 2008 al 2011 presso l’ufficio sport del Comune di Roma. Ha collaborato con il “Secolo d’Italia”, “L’eco di Bergamo” e con vari settimanali.

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