Sardegna isola megalitica © il Deutsch-Italia
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In principio fu la pietra (paleolitico, mesolitico e neolitico), seguirono il rame (3500-2300 a. C), il bronzo (2300-700 a. C.) ed infine il ferro (1200 a. C.). Questa la successione per sommi capi delle testimonianze della nascita della civiltà umana, ed è a partire dal neolitico medio (circa 5000 a.C.) fino all’età del Rame che nacque il primo Megalitismo, oggetto della mostra “Sardinien – Insel der Megalithen” (Sardegna, isola megalitica) inaugurata lo scorso primo luglio presso il Neues Museum di Berlino.

Un’esposizione, quella che si è aperta al pubblico giovedì scorso (che chiuderà la sua tappa berlinese il prossimo 30 settembre), destinata a toccare più Paesi. E precisamente oltre alla Germania, la Russia (presso il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo), la Grecia (presso il Museo Archeologico Nazionale di Salonicco), per approdare infine nuovamente in Italia (presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli), Paese da dove tutto era partito a seguito di un progetto dell’“Heritage Tourism” nel 2015, concretizzatosi nel 2017 attraverso un convegno internazionale su questo tema prima, e da un’esposizione a Cagliari successivamente (“Le Civiltà e il Mediterraneo” del 2019).

Sardegna isola megalitica © il Deutsch-Italia

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È questo un piccolo viaggio attraverso una Sardegna differente da quella famosa in tutto il mondo per le sue bellezze naturali e paesaggistiche, che prende le mosse da un periodo molto lontano cronologicamente, quello megalitico per l’appunto (da μέγας, cioè “grande” e λίθος, ossia “pietra”), durante il quale numerose sono state le testimonianze lasciate dagli uomini della fine del Neolitico. Tra queste le “Domus de janas” in lingua sarda, ossia le “Case delle fate”, (o delle streghe), scavate direttamente nella roccia, oppure i “dolmen” (due o più pietre verticali ed una orizzontale posta come architrave) ed i “menir” (pietroni verticali conficcati nel terreno).

Man mano che il tempo passava le testimonianze si diversificavano, ed ecco che con grande stupore si possono ammirare sepolcri collettivi dell’età nuragica (2800-800 a.C.) come le “Tombe dei giganti” (“tumbas de is gigantes” in lingua sarda). Se ne contano più di 800 in tutta la Sardegna. Per capirci è questo l’arco di tempo in cui (nel 2300 circa a.C.) in un altro luogo, tra il fiume Tigri e l’Eufrate, in Mesopotamia, nasceva la civiltà Babilonese.

Sardegna isola megalitica © il Deutsch-Italia

Sardegna isola megalitica © il Deutsch-Italia

Altro autentico mistero a tutt’oggi rimane quello dei “Nuraghi” (sono oltre settemila, sparsi un po’ per tutta l’isola), costruzioni sempre in pietra di forma tronco-conica, circa la cui funzione si continua a discutere: sono stati considerati alternativamente come case, ovili, luoghi sacri, tombe, torri militari d’avvistamento oppure osservatori astronomici. Quale che fosse la loro funzione sono tutt’ora testimonianza di una lunga e complessa civiltà. Se ne perse l’utilizzo nella tarda “età del Ferro”, ben oltre il 300 a. C.. Si era smesso di costruirli (nell’800 circa a. C.) allorquando al di là del mar Tirreno un’altra grande civiltà, quella etrusca, vedeva i suoi albori.

Sardegna isola megalitica © il Deutsch-Italia

Il pugilatore – Sardegna isola megalitica © il Deutsch-Italia

Parallelamente la mostra percorre le testimonianze di manufatti di carattere religioso e di uso comune di questo lungo periodo. Oltre a vasellame in terracotta ed utensili costruiti per la vita quotidiana, sono presenti piccoli capolavori in bronzo che rivelano con la loro semplice bellezza il tentativo di rendere attraverso la forma artistica la complessità dell’essere umano. Si possono infatti ammirare, accanto al maestoso “Pugilatore” in pietra della necropoli del Mont’e Prama (a Cabras, in provincia di Oristano), diverse piccole statuine tra le quali spiccano quella della “Donna seduta con il figlio” ed il “Guerriero con due occhi e due scudi”, entrambe provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Cagliari (MANC).

Manfred Nawroth © il Deutsch-Italia

Manfred Nawroth, curatore della mostra accanto al Guerriero con due occhi e due scudi © il Deutsch-Italia

Espressione di un sentimento materno non decifrabile fino in fondo la prima (la donna seduta con figlio è un tema ricorrente nella rappresentazione scultorea di questo periodo. Altrettanto famosa è “La madre dell’ucciso”, sempre presente nel museo cagliaritano), e di un fiero atteggiamento marziale il secondo (anche questo tipo di iconografia è presente in numerosi ritrovamenti scultorei sempre visibili nel MANC). Quest’ultimo guerriero è stato scelto anche come simbolo grafico stilizzato dell’intera mostra.

Dopo tanti mesi di chiusura dei musei e delle attività culturali, questo viaggio nella antica cultura sarda e nelle radici della civiltà mediterranea rappresenta senz’altro un ottimo viatico, si spera, ad un lento ritorno verso una “normalità” ed un contatto in presenza di cui si sente tanto il bisogno.

Sardegna isola megalitica © il Deutsch-Italia

“Donna seduta con il figlio” – Sardegna isola megalitica © il Deutsch-Italia

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“Guerriero con due occhi e due scudi” – Sardegna isola megalitica © il Deutsch-Italia

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“Navicella” – Sardegna isola megalitica © il Deutsch-Italia

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Nato a Roma, laureato in Filosofia all'Università "la Sapienza", è giornalista professionista. Ha collaborato con ilSole24Ore, con le agenzie stampa Orao News e Nova, e in Germania con il magazine online ilMitte.

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