Das Franziskus Komplott © Herder Verlag

Das Franziskus Komplott © Herder Verlag

L’ultimo libro di Marco Politi, scrittore e vaticanista, è da settimane nella Bestseller-Liste del noto settimanale “Der Spiegel”. Si tratta di “Das Franziskus-Komplott: Der einsame Papst und sein Kampf um die Kirche(Herder Verlag, 304 pp. 24 euro). Tra il 19 febbraio e il 7 marzo il noto vaticanista italiano è stato impegnato in un booktour in Germania, toccando numerose città fra le quali Hannover, Hildesheim, Amburgo, Cottbus, Monaco e Donaueschingen, con interviste radiotelevisive e dibattiti, dei quali quelli di Hannover e Hildesheim sono stati organizzati con l’attiva partecipazione della Deutsch-Italienische Gesellschaft.

Il libro, pubblicato in Italia con il titolo “La Solitudine di Francesco. Un papa profetico, una Chiesa in tempesta” (editore Laterza), è uscito in queste settimane anche in Francia: “La Solitude de François” (ed. Philippe Rey)

Marco Politi © foto propria

Marco Politi © foto propria

Politi com’è ben noto ha già scritto altre opere su due Pontefici precedenti, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e le sue analisi e interpretazioni, nonché letture storiche ed ecclesiali di questi Vescovi di Roma, ormai fanno parte di quella griglia indispensabile per conoscere e capire a fondo la Chiesa cattolica di quest’ultimo mezzo secolo. Dopo aver scritto “Francesco tra i lupi – Il segreto di una rivoluzione” (Laterza, 2015), Politi ha pubblicato sempre con l’editore Laterza “La solitudine di Francesco” (2019), Papa che definisce «un combattente solitario (che) sa che i suoi nemici lo aspettano al varco, pronti ad attizzare il fuoco dell’opinione pubblica». Il libro, come scrive lo stesso autore, «è un viaggio negli ultimi anni del pontificato, i più tormentati, difficili, in un mondo divenuto improvvisamente ostile».

Poco dopo il termine del suo tour tedesco lo abbiamo incontrato e gli abbiamo posto un paio di domande su questo triste periodo e il modo in cui la Chiesa cattolica si sta ponendo per aiutare a superarlo.

Papa Francesco ha impartito nei giorni scorsi la benedizione “Urbi et Orbi” in una piazza San Pietro deserta, sotto la pioggia. Un momento toccante e altamente suggestivo, con le parole del Pontefice, capaci di toccare l’animo di credenti e non. La sua impressione Politi?
Papa Francesco ha capito che per la prima volta dal Medioevo la Chiesa in questo tempo di peste era completamente sparita dalla scena pubblica. Giustamente la Scienza, i medici, i governanti hanno ordinato la chiusura di tutte le attività, riunioni religiose comprese. È giusto, bisogna bloccate i contagi. Parlando al mondo dalla piazza San Pietro vuota, Francesco ha riconquistato la scena e ricordato al mondo che la fede nelle avversità è un motore di solidarietà e di speranza e che bisogna riflettere su quali basi etiche ricostruire la società dopo la catastrofe.

Papa Francesco © VOA

Papa Francesco © VOA

Il sotto titolo del suo ultimo libro è: “Un Papa profetico, una Chiesa in tempesta”. È possibile approfondire il significato di “profetico” e di “tempesta”?
Francesco ha rotto lo schema del pontefice-monarca. Si presenta come un discepolo di Gesù sulle strade della Galilea: il mondo contemporaneo. Proclama un cristianesimo che non si riduce nell’andare a messa o nel pregare Dio senza occuparsi del prossimo. Francesco propugna una fede che è testimonianza attiva (come chiedeva già Benedetto XVI). È profeta nell’affrontare i grandi nodi del nostro tempo: le migrazioni, la diseguaglianza economica, le nuove schiavitù in tutte le loro forme dallo sfruttamento sessuale al precariato permanente, il degrado naturale intrecciato al degrado umano. Ma nel grande corpo della Chiesa ci sono forze consistenti di vescovi, preti, cardinali, fedeli che non condividono la sua teologia della misericordia per i divorziati risposati, che respingono il suo rifiuto di demonizzare l’omosessualità e l’idea di portare donne in posizioni di guida, che si oppongono alla sua linea di tolleranza zero sugli abusi, temono la fine di una Chiesa piramidale, contrastano la sua intransigenza nei confronti dell’iniquità, lo attaccano accusandolo di eresia, radicalismo, comunismo. Esiste una reale divisione di visioni all’interno della Chiesa. Dai sinodi sulla famiglia in poi è in corso una guerra civile sotterranea contro Francesco con petizioni, documenti, interventi con l’intento di delegittimarlo e influire sul prossimo conclave perché non ci sia un Francesco II.

Papa Francesco è un prete, un uomo, un vescovo piuttosto singolare. La sua personalità è complessa, multiforme e variegata. È una sorta di sorpresa permanente ci racconta qualcosa di lui?
Mi ha colpito, nella mia esplorazione interna al mondo vaticano ed ecclesiastico, sentire anche suoi sostenitori che dicono: «Il Papa non è interessato alla struttura curiale». In un certo senso l’“amministrazione” lo interessa poco. Di fondo Francesco è un giocatore solitario. In questi anni non ha veramente creato una sua squadra efficiente in Curia e al tempo stesso il lavoro di squadra non sembra essere il suo forte. Non ha tradotto in “istruzioni” precise tante sue intuizioni e proposte evangeliche. Il rischio è una debolezza di governo, non all’altezza della sua presenza carismatica. Per di più, nell’intento di non approfondire le spaccature, Francesco invita dietro le quinte i suoi sostenitori a non opporsi vigorosamente e pubblicamente agli avversari con il risultato di lasciare la scena soltanto ai lupi che aggrediscono i suoi progetti di riforma. Gli “appunti” sugli abusi sessuali che l’ex pontefice Benedetto ha imprudentemente diffuso (meglio, è stato spinto a diffondere) sono un’arma formidabile nelle mani di chi avversa Francesco. Ora sono sulla scena le posizioni di “due” papi. Non si può fare finta di niente. Questo è un pontificato drammatico.

San Pietro © il Deutsch-Italia

San Pietro © il Deutsch-Italia

Cosa ha messo in moto Francesco?
Francesco ha messo in moto un enorme processo di trasformazione della Chiesa cattolica nella direzione di un cattolicesimo più sostanziale e meno autoritario e dottrinario, libero da ossessioni sessuali. In direzione di una Chiesa comunitaria e non imperiale, sinodale e non giuridicista, gerarchica. Ma questo processo non può essere sostenuto da un uomo solo, richiede uno sforzo collettivo che oggi si manifesta solo parzialmente, richiede tempo e richiede anche un successore che vada nella stessa direzione, come Paolo VI che proseguì la marcia di Giovanni XXIII. Francesco lascerà serenamente il suo posto soltanto se le condizioni fisiche glielo dovessero imporre. È irreversibile l’esodo in cui sotto il suo impulso è impegnato il mondo cattolico. Come sarà l’approdo, la “terra promessa”, è in mente dei e della Storia.

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Cecilia Sandroni, per formazione semiotico del teatro, è membro della Foreign Press di Roma come Italienspr (italienspr.com/global press), oltre ad essere un'esperta di relazioni internazionali nella comunicazione. Le sue competenze spaziano dal teatro-cinema, alla fotografia, al restauro, con la passione per i diritti umani. Indipendente, creativa, concreta, ha collaborato con importanti istituzioni italiane e straniere per la realizzazione di progetti culturali e civili.

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