Cercando Gina © il Deutsch-Italia
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Gina Lollobrigida

Gina Lollobrigida

Berlino città piena di commistioni e stili di arte da qualche tempo è alla ricerca di un “mito” vero, che non esiste solo nell’immaginazione, quella per intenderci di cinefili o affini. Ecco un indovinello che nella Capitale tedesca si rincorre: chi è Gina Lollobrigida?

Non che l’attrice italiana non si conosca, anzi, è stata pure presidente di giuria anni fa alla Berlinale. Ora però la “Lollo”, universalmente e affettuosamente riconosciuta, non presenta nessun film, libro o Festival. Tuttavia è prepotentemente ovunque in città: in ognidove, tra i quartieri, campeggiano il suo nome e cognome scritti sui muri. Tutti i muri, al pari dei nomi delle vie. È “Lollobrigida mania”. Si cerca la Lollo. Si cerca l’artista. Ma si cerca, soprattutto, il mistero che avvolge il filo rosso tra l’attrice e il significato del suo nome ripetuto centinaia e centinaia di volte, sempre distinto dal carattere del pennarello rosso che lo riproduce ovunque.

Perché poi la scelta della Lollobrigida? Poteva essere un’altra persona. Oppure non è un caso? O forse una provocazione? Tutti a Berlino giocano a scoprire cosa c’è dietro questo lavoro, indubbiamente enorme, di scrittura, fatta a ripetizione, per capire quale ne sia lo scopo. Sempre che ve ne sia uno.  Anche sul Web impazza il “Toto Lollobrigida”. Il suo nome è sulla bocca di tutti, come capita spontaneamente e, ormai casualmente, a progetti artistici di divulgazione contemporanea dove non è il personaggio che crea il caso, ma la moltiplicazione espansa del “marchio”. In effetti la Street Art e il Writing sfruttano modelli di duplicazione su larga scala per attirare l’attenzione sul progetto divulgativo di matrice contemporanea, dove il segno conta più del contenuto, dando così forma a un nuovo significato che prende vita, autonomamente, da sé. Perciò ci si chiede se Gina Lollobrigida sia Gina Lollobrigida, o Gina Lollobrigida e basta.

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Cercando Gina © Maximilian Encke per il Deutsch-Italia

E il fenomeno diffuso che si diffonde con una straordinaria forza del passaparola tra i cittadini, creando dal nulla un caso, come non avveniva da anni nel mondo della Street Art.

Chiunque siano gli artefici che strategicamente già da tempo hanno fatto apparire il nome in giro scritto e riscritto, avranno di certo elaborato e pensato all‘ingegnoso senso semiologico e semantico del loro progetto, mettendosi tra gli spettatori e frapponendosi tra le domande che chi guarda la scritta si pone inequivocabilmente, mettendola in relazione con la figura arcinota dell’attrice italiana, sicuro richiamo ai miti viventi, quelli veri che hanno cavalcato il Cinema e le arti, per la qual cosa artisti per definizione e merito. È così, con la compenetrazione dell’inevitabile storia del mito con quello che gli artisti di strada hanno sdoganato per farlo diventare autonomo.

La “nuova” Gina Lollobrigida parte da un mito acquisito ora talmente revitalizzato da una diffusione straordinaria, tanto da potersi distaccare e creare il mistero che ha acceso Berlino. Insomma una diva nuova di zecca, che non è più né attrice né artista, ma “segno” distintivo, fine a se stesso, che supera la rappresentazione autentica. Un nuovo “marchio” insomma che ha significato a sé.

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Cercando Gina © Maximilian Encke per il Deutsch-Italia

Anche la collocazione del tautogramma sulle pareti, straordinariamente ordinata e sempre collocata in prossimità dei citofoni dei palazzi dal cento alle periferie, è significativa. Gina Lollobrigida “abita” Berlino e se qualcuno dovesse spedirle una lettera sarebbe facile trovarla. Ovunque, e allo stesso tempo. Il suo nome è scritto “qui” e contemporaneamente sopra migliaia di altri muri. Quando non è sui citofoni cerca collocazione tra le scritte o immagini di altri writers urbani, mimetizzandosi armoniosamente tra gli altri progetti, spiccando ed esaltando l’insieme.

È difficile trovare nella Street Art e tra i writers il mantenimento del segno. Notoriamente i segni vengono cancellati o sovrascritti. È la caducità dell’arte di strada. “Gina Lollobrigida writer(s)” è educato, e quasi cerca adulazione tra i colleghi artisti, trovandola. in effetti le sue scritte non vengono a loro volta sovrascritte o cancellate, bensì mantengono l’integrità. La stessa integrità che sottende la figura femminile a tutto tondo che il nome rappresenta, quello della figura femminile Lollobrigida, amalgamandosi tra gli artisti di ogni riferimento, e se ne ha rispetto. Ci si prende cura, insomma, perché il femminile è protetto.

Cercando Gina © Maximilian Encke per il Deutsch-Italia

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È quasi la seduzione nella seduzione, e i riferimenti sono intercambiabili e connessi. È chiaro che chi pensa all’attrice la ricorda come nell’imaginario collettivo della sex symbol, sempre giovane, è le scritte di tinta rossa emulano la voluttuosa figura con espliciti riferimenti alla femminilità, in quanto tale intoccabile. Gli artisti di questo progetto consapevolmente esplorano mondi culturali diversi, conoscono e approfondiscono il compromesso tra segno e comunicazione, tra mito e realtà, rendendo assolutamente nuovo e avvincente questo stile di fare Street Art, dove si intravedono substrati di significati che hanno creato mistero, portano a tante domande e alla ricerca di qualcuno. Ma anche alla ricerca di “nessuno”. Ed allora ci si potrebbe chiedere che senso ha cercare “nessuno”? Di risposte ce ne sarebbero molte possibili, ed è questo il gioco segreto che, chiunque lo abbia iniziato, ha messo a segno.

A Berlino chi è Gina Lollobrigida?
Gottfried Wilhelm von Leibniz

Gottfried Wilhelm von Leibniz

Il mistero nascosto dietro il segno fa parte della scuola del “Razionalismo moderno”, dove la logica si occupa soltanto della conoscenza razionale che fa elaborare la domanda sul perché del fatto. Perché è stata scritta Gina Lollobrigida e perché c’è la scritta? Perché qui a Berlino e chi l’ha fatta? Chi è o chi sono? Domande logiche per l’appunto. Sottintese e di estrema importanza ci sono, però, le percezioni sensibili che abbandonano l’idea del sapere e si concentrano su quello che appare nella scritta stessa, lasciandoci in incanto. Questa conoscenza sensibile dettata dal segno, nella sua piena sostanza, è l’estetica dell’arte, il concetto scarno da legami e sovrastrutture. Il filoso Leibniz le ha descritte come le “percezioni oscure” e le “percezioni chiare”, dove nella percezione del segno e la sua distinzione c’è tutto il superamento dell’analisi e dei quesiti, poiché il segno rimane distinto e chiaro già in tutti i suoi elementi. La distinzione tra “confuso” e “distinto” nel percepire un messaggio in codice come la scrittura coincide con quella tra “sensibile” e “razionale”. C’è una continuità tra sensibilità e razionalità.

Questo, nella filosofia Estetica, è espresso dal fatto che il segno tangibile è la teoria dell’efficacia comunicativa. E la comunicazione Gina Lollobrigida senza dubbio, parafrasando, lascia davvero il segno.

L’attuazione delle scritte nell’“Urban Style” ha una connotazione antica, dove il segno il graffito porta concettualmente più elementi di significato e substrati culturali classici e di nuove tendenze.

Nel caso del graffito “Gina Lollobrigida” il più evidente è il riferimento a un mito femminile prorompente con riferimenti classici consolidati e stereotipi condivisi, in questo caso, elaborati nella deposizione della scrittura: I codici urbani mutano e vengono influenzati costantemente dalla società di passaggio e dal luogo dove vengono depositati, soprattutto dalle persone che si trovano a guardare, dandone come ad un opera d’arte un’espressione emotiva e soggettiva, cangiante. L’arte dell’Estetica come quella del Segno sono discipline difficilmente definibili, le quali si occupano di una grande varietà di oggetti tra cui il bello, l’arte, la sensibilità.

Cercando Gina © Maximilian Encke per il Deutsch-Italia

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Questo progetto è realizzato tra le strade di Berlino, luogo scelto certamente non a caso, questa città che porta con sé segni evidenti di una storia in piena trasformazione, dove codici della mutazione sono quasi impressi nel suo DNA. Unire la grandezza delle “star” e realizzarne una nuova con riflessi di eguale forza e luce ha del talento oscuro come il caso che ha sollevato. La grandezza del progetto è quella dell’evidente mutevolezza, della supremazia, e l’imposizione del segno come affermazione di una identità autonoma, prendendo in prestito un mito per affermarne uno nuovo, anzi nuovissimo. Nel primo l’attrice mantiene il suo, indiscusso e ora più brillante, nel secondo rifulge sbrigliato nella metropoli lo spazio urbano di Berlino e la sua vera identità.

Il vero segreto di questa Gina Lollobrigida, alla fine, è visibile attraverso il segno scritto, sotto gli occhi di tutti, dappertutto, svelato a metà. Come tutte le grandi

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