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Volkswagen-dieselgate
Volkswagen Berlin © il Deutsch-Italia

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Il 30 settembre inizierà anche in Germania il primo processo sulle manipolazioni del gruppo automobilistico Volkswagen dei sistemi di controllo delle emissioni dei gas di scarico delle auto diesel. Una truffa colossale, come oggi sappiamo, perché il sistema di controllo dei gas di scarico era programmato in modo da poter violare la difesa dell’Ambiente, senza che nessuno a Bruxelles se ne accorgesse. A violarne il diritto furono l’industria automobilistica tedesca insieme con l’Ufficio federale della Motorizzazione di Berlino (KBA) il quale, circa vent’anni fa, aveva convalidato il funzionamento dei vari motori diesel, senza però assicurarsi prima se le relative norme legislative per la difesa dell’Ambiente fossero rispettate. Il software dei motori diesel in questione era, infatti, dotato di una raffinata “intelligenza” che gli consentiva di capire se l’auto fosse in grado di superare con successo i controlli sugli speciali rulli dell’ente addetto all’omologazione ufficiale o se, invece, si trovasse semplicemente in una normale situazione di traffico, nella quale era libero di scaricare a tutta manetta i gas velenosi della combustione del diesel. Ciò avvenne con l’aiuto di un software “truffaldino” commissionato alla Bosch, la quale poi – dopo che nel 2015 la truffa venne scoperta dalle autorità degli USA – fu costretta ad ammettere di averlo sì progettato, ma di non aver mai chiesto esattamente alla Volkswagen quale uso volesse farne.

Cinque anni di ritardo
Rupert Stadler © CC BY-SA 4.0 Alexander Migl WC

Rupert Stadler © CC BY-SA 4.0 Alexander Migl WC

Il processo a carico dell’ex numero uno dell’affiliata Audi, Rupert Stadtler, inizierà il 30 settembre presso il Landgericht di Monaco e durerà per tutto il 2022. È quasi incredibile come a cinque anni dall’accaduto le autorità giudiziarie tedesche debbano ancora cercare di chiarire che cosa sia successo esattamente nelle affiliate del grande gruppo automobilistico di Wolfsburg e chi siano gli autori materiali della truffa. Come gli ingegneri della Volkswagen abbiano avuto modo di mettere in atto la manipolazione senza che nessuno a Bruxelles scoprisse l’inganno, e senza che nessun manager al vertice del gruppo fosse mai colto, come si suol dire, “con le mani i nel sacco”.

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Manager “perdonati”
Volkswagen © il Deutsch-Italia

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Alcuni giorni prima della sentenza del 27 maggio, il Tribunale di Braunschweig nella Bassa Sassonia, il Land dove risiede la centrale Volkswagen, aveva comunicato di non intendere proseguire un’azione giudiziaria nei confronti del presidente del Consiglio di sorveglianza, Hans Dieter Pötsch, e dell’amministratore delegato (AD) del gruppo, ambedue accusati di manipolazioni di mercato in relazione al “dieselgate”. Essi erano stati accusati di non aver informato tempestivamente gli azionisti del gruppo automobilistico sull’esistenza della famigerata. Il tribunale di Braunschweig aveva poi ha deciso di chiudere la vertenza nei confronti dei due manager contro il versamento di nove milioni di euro, vale a dire 4,5milioni di euro a testa.

Herbert Diess © CC BY-SA 4.0 Alexander Migl WC

Herbert Diess © CC BY-SA 4.0 Alexander Migl WC

L’eco della decisione non si era ancora spenta che qualche giorno più tardi, nel corso di un’importante riunione, l’AD Herbert Diess espresse in modo del tutto inatteso alcune dure critiche nei confronti del comportamento e dell’integrità di alcuni membri del consiglio di sorveglianza. Per alcuni e in modo particolare per Bernd Osterloh, capo del Consiglio aziendale (Betriegsrat) della Volkswagen, i rimproveri di Diess avevano evidentemente passato il segno e le abitudini di Wolfsburg. Stando alla versione ufficiale, Diess rinunciando alla carica come responsabile della marca più prestigiosa del marchio avrebbe ottenuto in questo modo “più spazio” per i suoi compiti strategici per la direzione del gruppo e per tutte le altre marche. La lettura non ufficiale della decisione suggerisce una ben diversa considerazione: vale a dire che Herbert Diess può essere ben contento di aver mantenuto la direzione del gruppo nel suo complesso. Per il momento egli ha ancora l’appoggio delle famiglie Porsche e Piech. Resta da vedere per quanto ancora. Ancora tutto da chiarire resta il ruolo svolto dall’ex amministratore delegato del gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn, il quale ha rinunciato alla sua carica nel 2015 subito dopo la scoperta della truffa.

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Luciano Barile è stato per oltre vent’anni, dal 1974 al 1996, il corrispondente ufficiale da Bonn del quotidiano economico-finanziario IlSole24Ore, testata per la quale ha continuato a collaborare fino al 2013. Ha lavorato, inoltre, sempre da Bonn come redattore economico per l’agenzia di stampa ANSA e per circa quarant’anni per l’ente radiofonico Deutschlandfunk

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