Riemenschneider Trauernde Frauen crop © CC BY-SA 1.0 Landesmuseum Württemberg Stuttgart
Riemenschneider Trauernde Frauen crop © CC BY-SA 1.0 Landesmuseum Württemberg Stuttgart
Raffaello autoritratto © CC BY-SA 1.0 nevsepic.com.ua WC

Raffaello autoritratto © CC BY-SA 1.0 nevsepic.com.ua WC

In occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Raffaello Sanzio, si è rilevata la profonda spaccatura che la Storia dell’arte ha sottolineato nella sua opera, un prima e un dopo, dove lo spartiacque tra il mondo moderno e contemporaneo, è dato da un’età pre-raffaellita e una età post-raffaellita, nel senso che la ricerca storiografica ha distinto il Raffaello urbinate, perugino e fiorentino, dal Raffaello romano alla corte dei Papi. Le scuole romantiche e storiciste – da Wachenroder a Hermann Grimm – ne fecero la loro bandiera, contrapponendo le interpretazioni del “vero”, del “bello” e del “buono” poste dal Maestro a fondamento del suo spirito creativo. Di qui, la scelta moderna e classica ad un tempo, perseguita sulle orme di Marsilio Ficino, filosofo umanista che Raffaello conosceva dai tempi del suo praticantato a Perugia, e che incontrò personalmente alla corte di Lorenzo il Magnifico nel suo non breve periodo a Firenze.

Marsilio Ficino nell'Annuncio dell'angelo a Zaccaria del Ghirlandaio particolare

Marsilio Ficino nell’Annuncio dell’angelo a Zaccaria del Ghirlandaio particolare

Quando termina l’umanesimo e inizia il Rinascimento? Il Medioevo durò anche nel quindicesimo secolo e oltre, investendo le tradizionali radici del mondo attuale? Chi si ponesse a trovare un effettivo momento di passaggio, deve giustificare le diverse interpretazioni di Raffaello, nonché di uno scultore come Tilman Riemenschneider, l’uno nell’area mediterranea, l’altro nell’area centro europea. Un elemento che li accomunò in vita fu quello di creare nel solco di Leonardo e di Dürer. Ma è necessario capire il contesto storico e culturale in cui ciò avvenne. Giorgio Vasari fu il biografo di Raffaello e Francesco Gucciardini, lo storico dell’epoca del Maestro urbinate.

Tilman Riemenschneider
Tilman Riemenschneider © CC BY-SA 1.2 Daniel71953

Tilman Riemenschneider © CC BY-SA 1.2 Daniel71953

Per Tilman invece dobbiamo aspettare addirittura il 1888, quando un sacerdote pretestante di Würzburg, Anton Weber, archeologo e storico dell’arte, ci fornì per primo un elenco ragionato delle opere del maestro francone. Sì, perché Tilman, malgrado la nascita ai confini della Franconia e poi per buona parte della gioventù in Olanda, fra il 1462 e il 1478 tra Ulm e Erfurt, si perfezionò in scultura su legno e su alabastro. Sicuramente viaggiò a lungo, in Svevia, Renania e Olanda, così come fece successivamente Dürer. Attorno al 1480, si stabilì definitivamente a Würzburg, ove aprì bottega, si sposò più volte, fu commissionario di diverse opere ancora visibili e su cui torneremo. Fu capo della Gilda – una specie di sindacato che accomunava maestri e operai delle botteghe che sappiamo al centro della futura Riforma protestante – nonché consigliere comunale, fino a divenire Borgomastro nel 1520. Nel 1525 scoppiò la guerra dei contadini e durante gli sconvolgimenti connessi alla Riforma, e a Würzburg si allearono agli abitanti della città, contro il Principe Vescovo Corrado II di Thüngen, asserragliato nella fortezza di Marienberg. Furono i Lanzichenecchi di Georg von Waldburg-Zeil, principe cattolico, a salvare il vescovo sconfiggendo in battaglia cittadini e contadini guidati proprio dal nostro Tilman (dopo che il generale mercenario Götz von Berlichingen fuggì prima della battaglia, come ci narra Goethe nel suo romanzo giovanile del 1773). I capi della rivolta e il borgomastro furono arrestati, condannati e torturati, tanto che Tilman perse l’uso delle mani e tutte le proprietà, come segnalò in uno dei suoi saggi storici più famosi Thomas Mann nel 1945. Tilman passò una vecchiaia povera e fu presto dimenticato, malgrado le numerose opere disseminate in Baviera e in Franconia. Confinato a Würzburg in Franziskanergasse, morì nel 1531 assistito dal figlio Jorg, ricordato soltanto per secoli da una modesta lapide sulla strada. Dimenticato dalla

Rothenburg © GFDL 1.2 Berthold Werner

Rothenburg © GFDL 1.2 Berthold Werner

cultura pietista protestante fu riscoperto da Wilhelm Heinrich Wackenroder, monaco cattolico romantico, che nel 1822 ritrovò la sua tomba all’ingresso del Duomo di Würzburg, posta contro la parete esterna accanto al Museo. Fu la sua rinascita. L’archeologo cattolico Weber ne raccolse le tracce e fu il primo a notarne i segni di un dolore sofferto e melanconico nelle figure bibliche rappresentate, che rivelava una spiritualità medievale che sembrò anticipare le contorsioni mistiche della incipiente Riforma. Weber intuì il gioco delle luci sull’altare dell’“Ultima Cena”, che si trova nella Chiesa di S. Giacomo a Rothenburg, che risaltano attraverso incisioni frammentarie e molto incavate, specchio di un animo turbato che spiritualizzava l’intera costruzione della scena.

Nel 1900 apparve a Strasburgo una poderosa biografia su Tilman, scritta da uno storico dell’arte che è tutto un dubbio, Eduard Tönnies. Costui distinse sottilmente la figura politica borghese e quella artistica, anno per anno, opera per opera, scultura per scultura, gruppo marmoreo per gruppo marmoreo, incisione su legno, da incisione su legno, dialetticamente portatore di una nuova lettura al passo di quei tempi. Si potrebbe dire che la lettura sociologica di primo ‘900 procedesse per gradi, per crescita culturale dell’autore e del pubblico.

Tilman Riemenschneider Magdalena© CC BY-SA 3.0 Rufus46 WC

Tilman Riemenschneider Magdalena© CC BY-SA 3.0 Rufus46 WC

Una delle opere principali dell’artista tedesco, l’Altare della Maddalena del 1492, venne nel 2010 smembrata fra la parrocchia di Münnerstadt, cui era destinata; il Bayrisches Nationalmuseum di Monaco, nonché il Museo di arte moderna di Berlino. L’operazione venne giustificata dalla critica dell’epoca – rappresentata dal prof. Wolfang Schneider – che ipotizzò nell’opera di Tilman la costante ricerca di forme spiritualizzate dietro una progressiva accentuazione di forme delicate che avrebbero sostituito, figura dopo figura, i volti dei personaggi della scena. Sia come sia, il fatto che quest’ultima indagine abbia rilevato che le sculture, in legno e in pietra abbiano mostrato una certa ambiguità di volti, dimostra una certa interiorità delle persone e rivela anche nei personaggi religiosi una non rara sensibilità dei personaggi per come furono intagliati o scolpiti. Erano i dettagli dell’opera a fare l’opera stessa.

Forse che Raffaello nella “Scuola d’Atene”, attraverso la compresenza di filosofi e scienziati aveva voluto rappresentare il sogno di pace fra tutti gli artisti al fine di ritrovare il filo conduttore del Sapere umanista? Che Tilman nella sequela della deposizione di Maidbronn aveva immaginato la chiesa in tempesta dopo la Resurrezione e cioè la Chiesa Cristiana dopo la Riforma? E qui, il discorso investe l’intero settore della scultura moderna in Germania e in Europa dal Rinascimento al Barocco e dei reciproci influssi sulla storia sociale e politica sia in Italia che in Germania nel primo secolo dopo la loro parallela unificazione nazionale.

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