© Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

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Secondo quanto riportato dalla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, la Cancelliera Angela Merkel ha dichiarato venerdì scorso, durante la convention della CDU tenutasi in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, «sono a favore di un graduale riavvicinamento tra la Russia e lo spazio economico europeo, in ultima analisi, abbiamo un unico spazio economico da Lisbona a Vladivostok». Ed ancora: «Se il Governo di Mosca ottempererà agli impegni presi negli accordi di Minsk circa l’Ucraina Orientale si potrà porre la fine immediata alle sanzioni contro la Russia». Dunque tiepidi, ma precisi segnali da parte del Governo tedesco circa l’atteggiamento da tenersi nei confronti del Paese di Vladimir Putin.

Lungo e complesso il processo di avvenimenti che ha portato i Paesi dell’Occidente ad imporre sanzioni economiche nei confronti della Russia e divergenti sono le tesi circa i reali motivi che ne sono alla base. Noi de il Deutsch-Italia abbiamo intervistato uno dei maggiori esperti di quel Paese, Giulietto Chiesa, che ha da poco dato alle stampe un libro sull’argomento dal titolo molto eloquente: Putinfobia.

© Pandora Tv

Giulietto Chiesa © Pandora Tv

Signor Chiesa, partiamo dal titolo del suo libro: Putinfobia.
In realtà il titolo del libro era Russofobia (ed è quello con cui è uscito in Russia ed uscirà così in Croazia e Serbia). Ho avuto una specie di intuizione leggendo l’anno scorso la stampa occidentale. Mi colpì il carattere “isterico”, privo di razionalità, con cui l’Occidente in crisi cerca di trovare un bersaglio per risolvere la propria crisi che non ha precedenti. Anche in Russia, la gente ed i commentatori con cui ho parlato non sembrano aver capito la gravità del momento. Molti pensano ancora alla guerra fredda, ad una sorta di crisi passeggera, mentre secondo me questa è una crisi senza precedenti che potrebbe sfociare in una guerra mondiale. È un progetto politico-sociale: l’Occidente ritiene di poter dominare 7 miliardi di abitanti del pianeta. E questa è la cosa più folle che si possa pensare. I decision makers sanno bene che non hanno molto tempo per attuare questo piano.

Questa crisi non sarà lineare.

Secondo lei ci sarà una terza guerra mondiale, contrapponendo la Russia all’Occidente, ma il ruolo della Cina?
Quando Yeltsin andò al potere l’Occidente sentiva di aver vinto ed il suo obiettivo diventò la Cina. Non avevano calcolato gli Stati Uniti che la Russia potesse risorgere con Vladimir Putin. Una volta arrivato al potere si è reso autonomo ed ha iniziato a ragionare per proprio conto, sottraendosi al volere degli oligarchi portati al potere dall’Occidente. Obama si è trovato difronte una nazione completamente rinata. Non c’è più la Russia conquistata a cui pensavano gli americani vent’anni fa. La Cina non è fermabile con la violenza. Peraltro gli Stati Uniti pensavano erroneamente che un Paese potesse diventare una loro “copia” per il solo fatto di diventare capitalista. Ma non è così. Anche il nazismo era capitalista. La Cina ha un capitalismo completamente differente, enormemente superiore per dimensioni e tenacia a quello occidentale. Solo uno scontro violentissimo potrebbe sottometterla. La Russia rimane pertanto l’obiettivo primario che si pensa possa essere a portata di mano.

Ci sono alcuni analisti militari che sostengono che sarebbe poco probabile un attacco diretto alla Russia, per l’impossibilità di schierare le truppe statunitensi sparpagliate su tutto il pianeta. Lei cosa ne pensa?
Io sono completamente in disaccordo con queste tesi. Ripropongono una eventuale guerra come fosse la seconda guerra mondiale. Perché l’America sta portando i suoi missili ai confini della Russia? Perché pensa ad un first strike, cioè ad un primo colpo fatale, tale da non permettere una reazione russa. Ma si sbagliano. Ammesso e non concesso che fossero anche capaci di lanciare i missili sulla Russia senza una reazione, ci sono i sottomarini russi che sono sparsi su tutto il pianeta e sono dotati di testate nucleari. Durante il recente intervento in Siria i russi hanno lanciato 60 missili da crociera dal Mar Baltico. È impensabile che ci possa essere un vincitore con una strategia del genere.

Secondo lei c’è un modo per fermare questo stato di cose?
Il modo c’è. In Europa i leader hanno paura. Secondo me perché soggetti al ricatto. Quindi l’unica opzione è quella della paura che la Russia può fare in contrapposizione a questo stato di cose. Ci sono dei piccoli gruppi che agiscono al di là dei governanti stessi e che potrebbero causare un disastro planetario.

© CC BY-SA 2.0

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Le sanzioni alla Russia sono molto contestate anche in Germania, soprattutto da parte degli industriali. Lei pensa che possa essere una possibile via d’uscita il danno economico recato alle economie dei Paesi europei?
Anche in Germania, come in Italia o in Francia, c’è effettivamente una lamentela unanime contro le sanzioni. Io non ho sentito un solo industriale che fosse favorevole a tali misure. Tuttavia il problema è quello del ricatto di cui parlavo prima. Se tu sei un’azienda che ha filiali anche negli Stati Uniti, sei inevitabilmente soggetto al ricatto di chiusura delle stesse in quel Paese. Questa è una storia che ho sentito con le mie orecchie. Volete fare affari con la Russia? Noi vi metteremo i bastoni fra le ruote in qualunque parte del mondo. Non ci sono eroi in questo caso. I conti sono controllati dallo “swift” bancario. Siamo nel mondo dei “meta data”, centinaia di milioni di miliardi di dati vengono accumulati per scopi terzi. Dal meta data tu ricavi tutte le informazioni su ciò che ti occorre. Allora viene facile credere al fatto che si possa sapere tutto: ad esempio penso ai conti in banca di Matteo Renzi o della signora Merkel, di dove studiano i loro figli o nipoti. Sanno tutto in pratica. È facile a quel punto far arrivare dei segnali.

Allora da una situazione del genere come se ne può uscire secondo lei?
È difficile uscirne. L’Europa non ne può uscire vincitrice. Il sistema delle difese democratiche è già stato smantellato. I Parlamenti esistono solo in funzione cerimoniale. Vedo una possibilità solo attraverso un possibile alleato come la Russia. Meno la Cina, perché è un altro pianeta con un’altra cultura. Se non ci sarà una guerra mondiale occorrerà fare i conti con una Cina che non ha una caratura politico-diplomatica per gestire il pianeta. Gli Stati Uniti lo hanno fatto per due secoli, la Cina non ne ha gli strumenti né tantomeno la lingua per farlo. Infatti sono molto nazionalistici. Si preparano a fare il leader mondiale e l’Europa potrebbe fare da ponte con questa nuova realtà planetaria, propria attraverso il cuscinetto della Russia.

© CC BY-SA 2.0

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L’Europa sarà in grado di recepire questa posizione, secondo lei?
Molto dipende anche dalla Russia se sarà in grado di cambiare modo di comunicare. Ora come ora vive una fase di accerchiamento in modo angosciato. Dopo lo schieramento dei missili in Polonia e Romania Putin ha convocato, molto allarmato, i suoi generali a Soči e gli ha detto di tenersi pronti ad uno scontro.

Con la caduta del Muro cos’è che ha sbagliato l’Europa?
L’Europa avrebbe dovuto prendere al balzo la palla offertale da Gorbaciov con lo smantellamento del Patto di Varsavia. Avrebbe dovuto abbandonare la Nato e usufruire solo della copertura americana missilistica strategica. Avrebbe dovuto avviare un dialogo con la Russia e costruire un ponte. Invece ha accettato la voglia di supremazia assoluta dell’America, lasciandosi trasformare totalmente da quest’ultima. L’Europa non è più democratica. È soggetta alla Troika che non è democratica essa stessa. L’errore è stato quello dell’acquiescenza ai disegni, non dell’America, ma a quelli dell’élite americana che ha nelle sue mani il controllo della finanza mondiale. Io comunque non ho perduto tutte le speranze di una piccola ripresa democratica nel vecchio continente, anche se molto poco probabile.

NOTA DEL DIRETTORE

Conobbi Giulietto quasi cinque anni fa a Roma. Ci incrociammo casualmente a Via del Corso e lo fermai istintivamente. Seguivo il suo lavoro da anni, da quando era corrispondente da Mosca per l’Unità prima, e per la Stampa e il Manifesto poi. Fu molto cordiale e m’invitò per il giorno seguente alla presentazione del libro che fu oggetto di quest’intervista e che si sarebbe tenuta presso la Biblioteca del Senato in via del Seminario. Ci andai e lo aspettai come concordato all’entrata. Lui arrivò accompagnato in sidecar dal suo grande amico Vauro Senesi. Aveva un cappello a larghe falde, se lo tolse e mi venne incontro con un grande sorriso. Era una persona gentile, cordiale con tutti e disponibile. Dopo l’intervista stabilimmo che ci saremmo rivisti a Berlino in occasione di una serie d’incontri che avremmo dovuto organizzare come giornale assieme all’Istituto italiano di cultura, ma poi per una serie di ragioni non se ne fece più nulla, e non riuscii più ad incontrarlo.

Di lui mi mancherà la sincerità, la coerenza e la forza di combattere per le proprie opinioni. Anche andando controcorrente, anche al costo di venire emarginato. Era un grande giornalista. Come, purtroppo, ce ne sono rimasti ben pochi nel nostro Paese.

 

L’ultimo “punto” di Giulietto Chiesa

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Un dibattito televisivo in Germania circa la fine delle sanzioni alla Russia

Come le sanzioni contro la Russia danneggiano la Germania

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Nato a Roma, laureato in Filosofia all'università "la Sapienza", è giornalista professionista. Ha collaborato con ilSole24Ore, con le agenzie stampa Orao News e Nova e in Germania con il magazine online ilMitte.

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