Luis Suarez © Paulblank Format von Nein CC BY-SA 3.0
Luis Suarez © Paulblank Format von Nein CC BY-SA 3.0
Il Caffè di Gramellini © Corriere it

Il Caffè di Gramellini © Corriere.it

Se fossi un regista cinematografico e mi chiamassi, mettiamo, Enrico Vanzina, la vicenda mi ispirerebbe quantomeno il titolo di un film: “L’italiano…all’italiana!” Non sono un regista cinematografico, men che meno Vanzina e nemmeno, ahimè, ho la penna del grande collega Massimo Gramellini, che sul “Corriere della Sera” del 12 settembre scorso ha scritto uno dei suoi impareggiabili “Caffè” dal titolo: “Italiano sarà Luis”. Ma il fatto che ha ispirato sia Gramellini sia (immodestamente) il sottoscritto è il medesimo: l’esame per ottenere la certificazione della conoscenza della lingua italiana del calciatore uruguagio del Barcellona Luis Suarez propedeutico all’acquisizione della cittadinanza del nostro Paese. Certificazione che, in burocratese, “non deve essere inferiore al livello B1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER)” e che sta ad indicare un livello “intermedio” di conoscenza e relativa padronanza di una lingua straniera.

A leggere le cronache del “veni vidi vici” di Suarez all’Università per gli Stranieri di Perugia, volo in jet privato da Barcellona al piccolo aeroporto locale, andata e ritorno un paio d’ore in tutto, compreso il tempo dell’esame, sembra si sia trattato di formale bazzecola. Cito, per tutti, il quotidiano locale “Corriere dell’Umbria”: “Un esame di 20 minuti di difficoltà media”. Esame superato, con gli esaminatori che, sempre a detta del citato quotidiano “hanno confermato che il candidato si è dimostrato all’altezza della prova”. Complimenti al neo “compatriota”. Anzi, quasi, perché l’iter per ottenere la cittadinanza è lunghetto e forse neppure gli servirà per venire alla Juventus. Ma questo è un altro discorso.

Il certificato B1 © il Deutsch-Italia

Il certificato B1 © il Deutsch-Italia

A me preme sottolineare che l’esame per ottenere iltout courtB1 è tutt’altro che facile. Parlo per esperienza. Riferendomi alla Germania, ma essendo una procedura standardizzata a livello europeo le difficoltà dovrebbero essere le stesse in tutti i Paesi della UE. Dovrebbero.

Parlo per esperienza, dicevo. Poco più di 10 anni fa ho conseguito il B1 al Goethe Institut di Rosenheim. Volevo acquisire anche il passaporto tedesco, come è noto all’interno dell’Unione europea è consentita, da diversi anni, la doppia cittadinanza. Non che ne avessi necessità, da cittadino comunitario: un puro motivo di orgoglio e di desiderio di appartenere con pieni diritti (anche di voto) ad una comunità civile e sociale, vivendo e lavorando ormai in Germania da oltre vent’anni continuativi, senza contare un’altra dozzina in due riprese precedenti. Sempre usando il tedesco per lavoro e in privato. Insomma: metà della vita da “tedesco”, per così dire. Il mio livello di conoscenza della lingua, senza falsa modestia, si può definire più che buono, sia pur non perfetto come solo un madrelingua può vantare. Eppure ricordo che quell’esame non fu affatto una passeggiata. E non durò certo 20 minuti. Prova orale, prova scritta con il collaudato test a risposte multiple e, ciliegina finale, una scenetta improvvisata davanti alla commissione con un altro candidato, un simpatico ragazzo africano, chiamati entrambi a recitare in un divertente duetto su un tema indicatoci dagli esaminatori. Il risultato fu più che apprezzabile: 282 punti su 300 con il giudizio “Sehr gut”, ovvero “ottimo”.

L'Einbbuergerungstest © il Deutsch-Italia

L’Einbürgerungstest © il Deutsch-Italia

C’è da dire che l’Italia prevede il B1 per l’ottenimento della cittadinanza (anche attraverso matrimonio, come, sembra, nel caso di Suarez) soltanto a seguito del decreto legge n. 113 del 04/10/2018 (Decreto Salvini, per essere più semplici) e che, francamente è una cosa più che giusta. La Germania richiede questa certificazione da molti più anni, si può dire da quando è stata introdotta, ma tant’è. La Repubblica federale, in aggiunta – anzi è una condizione propedeutica imprescindibile – esige anche il superamento del cosiddetto Einbürgerungstest, ovvero un esame scritto (sempre con lo schema delle risposte multiple, una trentina) che tende a comprovare la conoscenza di informazioni e nozioni paragonabili a quelle che da noi, una volta, si riassumevano nella cosiddetta “educazione civica”, oltre ad elementi di storia del Paese, di geografia, di struttura istituzionale. Un esame sicuramente più impegnativo di quello per il B1, anche per un cittadino tedesco.

Auguri al “neo” (o quasi) italiano Luis Suarez.

Per un singolare, fortuita, coincidenza tre giorni dopo la pubblicazione di questo articolo, è stata resa pubblica la notizia che la procura di Perugia aveva affidato alla Guardia di Finanza un’inchiesta per il sospetto che l’esame di Suarez non si sia svolto in modo regolare. Indagati, con varie ipotesi di reato a loro carico, i vertici dell’Università degli Stranieri. L’inchiesta, adesso, farà il suo corso.

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Nato a Perugia ha la Germania come sua seconda Patria. Oltre a quella italiana, possiede anche la cittadinanza tedesca. Dopo aver lavorato, tra gli anni ‘80 e ‘90, come capo ufficio stampa del Gruppo Fiat a Francoforte ed a Londra e successivamente dell’Italdesign-Giugiaro di Torino, dal 1999 è tornato a vivere stabilmente in Germania. Ė stato a lungo corrispondente della Gazzetta dello Sport, per la quale, oltre ad occuparsi di calcio, ha seguito regolarmente la F.1 su tutti i circuiti del mondo. Continua a lavorare come giornalista nel settore dei motori, collaborando con il quotidiano La Stampa di Torino ed il mensile Quattroruote.

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