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Il 22 giugno 1941, su un fronte largo più di 1600 chilometri che andava dal mar Baltico al mar Nero, tre milioni di soldati appoggiati da 600mila mezzi, quasi 4mila carri armati e più di 3mila aerei iniziarono quella che verrà ricordata come l’Operazione Barbarossa, l’invasione dell’Unione Sovietica (che contava 5milioni di soldati, più altri 10milioni di riservisti) da parte delle forze dell’Asse.

L’attacco, previsto originariamente per il 15 maggio 1941, venne posposto da Hitler prima al 27 dello stesso mese e successivamente al 22 giugno, a causa del colpo di Stato anti-tedesco di Belgrado. L’operazione sancì la rottura del patto Molotov-Ribbentrop, del 23 agosto 1939, con cui Germania ed Unione Sovietica avevano stabilito in sostanza la futura spartizione della Polonia, oltre ad essere un patto di reciproca non aggressione. Questo, consentiva ai tedeschi non solo di non temere nessuna offensiva sovietica da Est, ma di continuare ad usufruire delle forniture di petrolio, grano ed acciaio provenienti proprio dallo stato sovietico.

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Anche l’Italia (oltre ai rumeni e gli ungheresi) partecipò, al fianco dell’esercito tedesco, all’offensiva. Nell’estate del ‘41 Mussolini inviò un primo contingente di 60mila uomini, pensando che le truppe tedesche sarebbero state presto vittoriose. Ma la guerra non fu lampo, come si pensava che dovesse essere, così arrivò l’inverno e le nostre truppe si trovarono impreparate al freddo ed alla difficoltà dei rifornimenti.

A fine ottobre del ‘41 le avanguardie motorizzate tedesche, con mille e settecento carri armati ed un milione di uomini erano arrivate a circa 40 km da Mosca (Operazione Tifone). Il 1° dicembre un reparto del 258° reggimento di fanteria tedesco penetrò nel sobborgo moscovita di Himki (da tale distanza erano visibili le cupole del Cremlino). Ma già il 5 Stalin e Žukov ricacciarono le truppe tedesche ad oltre 100 chilometri dalla città, facendogli lasciare sul campo ingenti mezzi. Alla fine del 1941 le vittime fra i russi ammontavano a circa 4milioni e 300mila individui, mentre quelle tedesche dal 22 giugno del ‘41 al 30 marzo del ‘42 ammontavano a circa un milione e mezzo.

barbarossa (7)Nel giugno del ‘42 Hitler ordinò la cosiddetta Operazione Blu, l’attacco dei pozzi petroliferi del Sud, verso il Caucaso. Mussolini inviò altri 170mila uomini, tra cui le divisioni Julia, Tridentina e Cunense. Le truppe italiane vennero inviate verso il fronte su carri bestiame. Pianure sconfinate, piene di girasoli, accompagnavano il viaggio degli alpini in viaggio verso il Don, e non verso le montagne del Caucaso come pensavano che dovesse essere inizialmente. Impiegarono un mese per arrivare sulle rive del fiume.

Nel frattempo sul fianco sinistro i tedeschi erano giunti a Stalingrado. Ma era arrivato anche l’inverno. Si combatteva casa per casa ed i rifornimenti iniziavano a scarseggiare. Hitler fece un errore di valutazione, pensando di aver conquistato la città, dichiarandolo in un suo discorso a Monaco l’otto novembre del ‘42. Le truppe italiane non erano in grado di sopportare le condizioni climatiche dell’inverno russo. I russi al contrario erano molto ben equipaggiati. Partì quindi la controffensiva sovietica e la sesta armata russa fu letteralmente sacrificata da Hitler, impedendogli di ritararsi. La controffensiva dell’Armata Rossa del 19 novembre, denominata Operazione Urano accerchiò infatti i soldati della Wehrmacht e quelli rumeni con una doppia morsa, determinando le sorti della guerra in modo irreversibile. Il 2 febbraio del ‘43 in 90mila si arresero fra i soldati della 6° armata tedesca, ivi compreso il generale Friedrich Wilhelm Ernst Paulus, Feldmarschall.

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Su 300mila tedeschi accerchiati, torneranno a casa solo in 5mila.

L’undici dicembre del 1942 i sovietici iniziarono una grande offensiva contro gli italiani ed iniziò la ritirata nel lungo inverno russo. Le divisioni alpine in ritirata subirono una brusca fermata nei pressi di un villaggio divenuto tristemente famoso Nikolajewka, dove il 26 gennaio 1943 si combatté una famosa battaglia. Dell’armata italiana 84mila 834 uomini morirono durante la ritirata. Una media di 2mila al giorno. Di molti di loro non si saprà mai più nulla.

Dopo alterne vicende e l’arrivo della primavera che stabilizzò le posizioni (anche per permettere ad entrambe le parti di fabbricare carri armati di supporto), il 5 luglio i tedeschi iniziarono l’Operazione Cittadella, per schiacciare il saliente di Kursk: furono otto giorni di battaglia durissimi tra i panzer tedeschi e le difese anticarro e i carri armati sovietici. Il 2 luglio le truppe di Hitler, dopo aver subito grosse perdite, non erano ormai più in grado di insistere nell’attacco. Avendo perso circa il 60 per cento delle forze corazzate disponibili sul fronte orientale, dovettero rinunciare definitivamente all’iniziativa ad Est: cominciava così una lunga e sanguinosa ritirata. Un milione e 400mila furono i morti, feriti o dispersi tra luglio e dicembre.

Il Memoriale al Treptower Park di Berlino

Il Memoriale al Treptower Park di Berlino

Il 16 aprile 1945 l’Armata Rossa sferrò la sua ultima offensiva generale con obiettivo Berlino. Il 25 aprile iniziò la battaglia dentro l’enorme abitato della capitale. La battaglia finale nel centro di Berlino terminò il 2 maggio con la resa della guarnigione; Hitler si era suicidato già il 30 aprile dopo aver sposato il 29 aprile Eva Braun.

Durante il conflitto le perdite sovietiche furono di 9milioni di morti e oltre 18 di feriti o malati, contro i circa 3milioni di morti dalla parte tedesca.

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L’operazione Barbarossa – La storia siamo noi

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