© Esma Cakir-Agenzia DHA
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© Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

Lockdown Italia © Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

«Si è insinuato fra noi mentre guardavamo altrove… i nostri occhi erano tutti puntati su Wuhan… quando ci ha dato un buffetto sulla spalla. Il Covid-19, a Codogno, in Lombardia, in mezzo a noi. È avanzato rapido, in silenzio, diffondendo implacabile morte e caos fra tutto quello che credevamo sicuro e familiare… i bar, le scuole, i luoghi di lavoro, le chiese, i treni, i supermercati, le nostre stesse case. Questa pandemia ha messo a rischio tutto e tutti» così Trisha Thomas, Presidente dell’Associazione Stampa Estera, ha introdotto la mostra fotografica LOCKDOWN ITALIA visto dalla Stampa Estera, a cura dell’Associazione della Stampa Estera in Italia.

70 scatti dei fotografi dell’organizzazione che raccoglie i corrispondenti esteri nel mondo raccontano le fasi fondamentali della pandemia nel nostro Paese: dalla chiusura di marzo ai primi segnali di ripartenza.

La mostra, che si è inaugurata il 7 ottobre, è stata aperta al pubblico il giorno successivo presso il Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini. È un tributo a un Paese duramente colpito: un viaggio per immagini che cattura non solo la situazione drammatica negli ospedali e nelle zone rosse, ma anche la sua resilienza, le città deserte, la solidarietà, la vita sui balconi e la lenta ripresa verso quella che è diventata la nuova normalità. La selezione e cura delle immagini è ad opera dei fotografi Chris Warde- Jones (“The Times” GB) e Victor Sokolowicz fotografo del “Clarìn” (Argentina).

© Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

© Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

L’ispiratore dell’idea è stato invece il fotografo e giornalista messicano Pablo Esparza de “El Heraldo de México”. La mostra è corredata da un video ad opera di Paolo Santalucia (“AP”) e di un catalogo a cura della Associazione Stampa Estera nella persona di Gustav Hofer della tv franco tedesca ARTE.

Il percorso espositivo permette di rivivere le diverse fasi della pandemia, in un itinerario che è al tempo stesso emozionale e cronologico. Si parte da “inizio di un incubo”, una prima parte in cui emerge con forza la drammaticità del momento storico, attraverso le immagini delle terapie intensive (sezione “lotta per la vita”), delle bare all’interno delle chiese, dei volti sofferenti degli infermieri e dei medici in prima linea. Si passa successivamente ai silenzi assordanti delle strade e delle piazze del Paese, per proseguire poi con la sofferenza dei degenti e dei familiari delle vittime (sezione “il dolore”).

© Pablo Esparza Heraldo de Me´xico

© Pablo Esparza Heraldo de Me´xico

Un racconto per immagini che si svolge per episodi di vita quotidiana, particolari e universali al tempo stesso, che mappano il Paese colpito dalla pandemia da Nord a Sud, dal centro città alle periferie: una bambina attraversa con il suo monopattino una piazza Navona deserta dove l’erba spunta tra le file di sampietrini. Mentre tre manichini in vetrina sono gli unici a “vegliare” su Via Condotti. Una ragazza si stende al sole su un lettino posizionato nel terrazzo condominiale, e i Carabinieri controllano un’auto nei giorni in cui per uscire dovevi compilare l’autocertificazione. La “Statio Orbis” e la “Via Crucis” guidate da Papa Francesco nella Piazza San Pietro vuota sono tra le immagini che più restano impresse nella memoria collettiva.

L’ultima sezione è invece dedicata al lavoro dei reporter in tempo di pandemia (sezione “il nostro lavoro durante il lockdown).

© Eric Vandeville Abaca Press

© Eric Vandeville Abaca Press

All’interno della mostra ci sono anche le foto di alcuni corrispondenti tedeschi: Virginia Kirst (“Die Welt”) in modalità “home office” dalla cucina di casa; Frank Horning (“Der Spiegel”) mentre intervista Renzo Piano in video conferenza; Annette Reuther (“DPA”) nella Cappella Sistina durante la conferenza stampa per la riapertura dei Musei Vaticani; Ellen Trapp (“ARD”) inviata a Capri per il primo servizio sul lockdown; Michaela Namuth (“TAZ”) nella Chiesa di Dio Padre Misericordioso a Tor tre teste per un reportage sulla periferia romana durante la pandemia; Luca Steinmann (“ARD”) a lavoro a Codogno ed infine Katja Reith (“ARD”) a lavoro da casa durante la chiusura totale.

Chris Warde-Jones, autore di alcuni scatti esposti, fotografo del Times e curatore della mostra ha commentato: «Abbiamo deciso di ripercorrere questa strada perché volevamo che più persone vedessero queste fotografie, perché fossero un monito, perché non volevamo ripetere l’esperienza. Abbiamo pensato di raccogliere queste fotografie fatte dai fotografi delle testate straniere per far vedere come abbiamo visto l’Italia in quei mesi. Già alcuni lettori all’estero avranno visto queste foto, ma volevamo farne una mostra in modo che anche gli italiani, i protagonisti in prima persona, potessero vedersi e capire cosa sono stati questi mesi sia per i fotografi, ma anche per i protagonisti stessi». La giornalista statunitense e Presidente dell’Associazione Stampa Estera Trisha Thomas ha aggiunto: «Abbiamo raccontato come gli italiani hanno affrontato questa crisi senza precedenti con coraggio, disciplina e solidarietà. Queste immagini testimoniano e rendono omaggio a un Paese che con i suoi sforzi ha dato l’esempio al resto del mondo»

© Victor Sokolowicz Clarin

© Victor Sokolowicz Clarin

È stata l’Orchestra Italiana del Cinema (che festeggia quest’anno i dieci anni di attività) ad accompagnare musicalmente l’evento di apertura della mostra. Quest’ultima è inserita nel programma degli eventi culturali di Roma Capitale, con il patrocinio del MiBACT, e sarà aperta fino al 1° novembre 2020. A visitarla in anteprima ci sono stati il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e la sindaca di Roma Virginia Raggi. Seguirà nei prossimi giorni anche la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

L’Associazione della Stampa Estera in Italia nasce nel 1912 a Roma ed è al giorno d’oggi la più grande organizzazione di corrispondenti esteri nel mondo. Ne fanno parte oltre 400 giornaliste e giornalisti da oltre 50 Paesi con sede a Roma, ma anche circa 90 soci della sede di Milano, che insieme rappresentano 112 quotidiani, 70 periodici, 35 agenzie stampa, 43 radio e 82 televisioni. La sede in via dell’Umiltà 83 è il centro nevralgico dove non solo lavorano i corrispondenti, ma si svolgono le conferenze stampa e gli incontri con le personalità italiane della politica, dell’economia, della cultura e dell’innovazione – un ponte ideale tra l’Italia e il mondo.

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Cecilia Sandroni, per formazione semiotico del teatro, è membro della Foreign Press di Roma come Italienspr (italienspr.com/global press), oltre ad essere un'esperta di relazioni internazionali nella comunicazione. Le sue competenze spaziano dal teatro-cinema, alla fotografia, al restauro, con la passione per i diritti umani. Indipendente, creativa, concreta, ha collaborato con importanti istituzioni italiane e straniere per la realizzazione di progetti culturali e civili.

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1 Comment

  1. Descrizione minuziosa di un evento che non può e non deve non farci riflettere sulla tragedia di cui nessun paese è stato esentato. Ripercorrere, attraverso le immagini, il clima di paure, preoccupazioni, drammi che ciascuno di noi ha vissuto dovrebbe far cadere il velo che copre la mente dei negazionisti , degli ignoranti e dei superficiali

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