volkswagen
© il Deutsch-Italia
Dieselgate

Dieselgate

Sono trascorsi ormai quattro anni e mezzo dalla scoperta nel settembre 2015 della gigantesca truffa miliardaria architettata dalla Volkswagen con i motori diesel, ma sinora il grande gruppo automobilistico tedesco di Wolfsburg ha riconosciuto il malfatto soltanto a parole. Di fatto, come si direbbe in gergo, fino a tutt’oggi “la Volkswagen non ha ancora scucito una sola lira” per rimborsare il danno subito dagli acquirenti di una vettura diesel delle diverse marche del gruppo. VW, Audi, Seat, Skoda, Bentley, Bugatti, Lamborghini e Porsche erano, infatti, equipaggiate con un software fraudolento che ai motori ad autoaccensione consentiva di simulare il rispetto delle vigenti norme in materia ambientale, giusto il tempo necessario per superare il collaudo ufficiale. Dopo di che i motori diesel erano del tutto liberi di inquinare l’ambiente con il velenoso ossido di azoto (NOx) dei suoi gas di scarico, con un volume notevolmente molto più alto rispetto a quello denunciato sulla base dei test. Il processo a carico del gruppo Volkswagen si svolge nel Tribunale di Braunschweig, città non molto lontana da Wolfsburg, al quale partecipano un gran numero di avvocati in rappresentanza di ben oltre 460mila acquirenti tedeschi di auto diesel truccate. Tutti ben decisi a ottenere dal gruppo automobilistico tedesco una “adeguata” compensazione del danno causato dal lungo utilizzo di una vettura diesel. Nota bene: se in Europa esistessero norme ambientali del calibro di quelle a causa delle quali il gruppo tedesco è stato costretto a pagare negli USA multe onerosissime (oltre 35miliardi di dollari) la Volkswagen sarebbe già oggi un ricordo della storia europea dell’automobile. Non sarà così, perché ormai il gruppo ha avuto il tempo di modificare la sua produzione concentrando tulle le sue energie sull’auto elettrica. Nel corso di un incontro svoltosi a Braunschweig verso la metà dello scorso mese di febbraio era sembrato che la Volkswagen e gli avvocati difensori degli automobilisti truffati non fossero molto lontani da un compromesso, attorno a 830milioni di euro. L’accordo però alla fine si è dimostrato non attuabile perché la casa automobilistica aveva finito per definire esagerata la richiesta di un onorario complessivo di 50milioni di euro che gli avvocati della controparte avevano presentato.

Un compromesso valido per tutti
Klaus Müller © Gert Baumbach vzbv

Klaus Müller © Gert Baumbach vzbv

Alla fine di un’incontro che avrebbe dovuto portare a un compromesso chiarificatore, Il presidente della Centrale federale dei consumatori (VZBV), Klaus Müller, ha chiarito a chiare lettere le difficoltà della sua iniziativa: «Purtroppo la Volkswagen nel corso delle trattative non ha fatto un’offerta di risarcimento in grado di soddisfare tutti i suoi clienti. Se lo avesse veramente voluto, il gruppo ne avrebbe fatta una a tutti gli automobilisti truffati e non invece soltanto a quelli che avevano deciso di partecipare al processo di Braunschweig». In realtà, Klaus Müller ha tutti i motivi di dubitare della disponibilità Volkswagen a cercare un compromesso. L’offerta della casa automobilistica tedesca, infatti, ha tutta l’aria di voler soltanto influenzare la decisione che il Bundesgerichtshof, l’Alta Corte Federale, si appresta a rendere nota il 5 di maggio al riguardo. L’ente VZBV e l’ADAC, l’Automobil club tedesco, hanno avviato insieme il processo contro la VW e ora aspettano insieme una sentenza definitiva da un Tribunale federale. Secondo i due enti, il gruppo ha premeditatamente ingannato milioni di automobilisti che a suo tempo acquistarono in buona fede le sue auto diesel, ed è quindi giusto che sia chiamato ora a pagare i danni causati dalla sua truffa, la più grave registrata in questo importante settore industriale.

mm
Luciano Barile è stato per oltre vent’anni, dal 1974 al 1996, il corrispondente ufficiale da Bonn del quotidiano economico-finanziario IlSole24Ore, testata per la quale ha continuato a collaborare fino al 2013. Ha lavorato, inoltre, sempre da Bonn come redattore economico per l’agenzia di stampa ANSA e per circa quarant’anni per l’ente radiofonico Deutschlandfunk

    F.re.e., un’occasione per rilanciare il turismo in Italia

    Articolo precedente

    L’Europa sulle sponde di Lesbo

    Articolo successivo

    Ti potrebbe piacere anche

    1 Comment

    1. I tedeschi professori nel pretendere il rispetto delle irrinunciabili normative per gli altri, ma come gli altri quando sono colti con il vasetto della marmellata in mano

    Lascia una risposta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *