Salone di Francoforte © IAA
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IAA: acronimo tedesco di “Internationale Automobil-Ausstellung”, in italiano “Salone internazionale dell’automobile”. Ma per tutti gli appassionati di motori, in tutto il mondo, semplicemente il Salone di Francoforte. Così da quasi 70 anni. Dal 2021 sarà Salone di Monaco di Baviera. Il VDA, l’associazione dei costruttori automobilistici tedeschi, una delle più potenti, se non la più potente – almeno fino ad oggi – lobby economica (e politica) germanica, che da sempre organizza l’evento, ha deciso che la manifestazione dalla prossima edizione cambierà sede. Niente più Francoforte. Quasi una bestemmia, nel mondo dei motori. Ma il divorzio era annunciato: le ultime due edizioni della IAA avevano visto la progressiva diserzione da parte di importanti produttori stranieri, con perdite dolorose, non ultima quella di Fiat-FCA. Eppure fino alle metà degli anni 2000 il Salone di Francoforte era considerato il più importante salone automobilistico del mondo. Continuava ad espandersi nelle sue mastodontiche “Hallen”, all’interno del gigantesco perimetro della Fiera, praticamente nel centro della città. Con i visitatori costretti a chilometri di faticose camminate, soltanto in parte agevolate da interminabili sequenze di scale mobili e tapis roulant.

Salone di Francoforte © IAA

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Ma era ormai e sempre più soprattutto il simbolo della potenza dell’industria automobilistica tedesca, con le sue tradizionali, altrettanto simboliche “fortezze”: la “Festhalle”, la elegante costruzione in stile liberty che accoglieva i visitatori, da sempre dominata dalla stella Mercedes. L’enorme padiglione antistante che ospitava tradizionalmente tutte le marche del Gruppo Volkswagen. Anzi, quasi tutte: perché l’Audi, la principessa del casato, si era costruita un suo avveniristico castello, denominato Agorà. Soltanto la BMW, già da qualche edizione, aveva deciso di trasferirsi, ma non con meno spazio, in un padiglione in fondo all’infinito stradone che taglia in due la Fiera

Salone di Francoforte © IAA

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Inesorabilmente, però, l’edizione del 2017 aveva già fatto chiaramente capire che il boom era finito. Fino all’emorragia di pubblico due anni dopo: nel 2019 sono affluiti nei padiglioni della Fiera di Francoforte circa 500mila visitatori a fronte degli 800mila dell’edizione precedente. Per non parlare delle forti contestazioni pubbliche da parte degli ecologisti, culminate nel blocco dei cancelli dell’esposizione. Gigantismo, costi enormi, ma anche un differente orientamento dei consumatori. Con sempre meno esigenze di trasferirsi in massa verso un appuntamento scomodo (e costoso) per ammirare, stipati in una calca infernale, vetture non più “novità”, ma ormai più che conosciute in ogni dettaglio, per l’ampia comunicazione, su ogni tipo di media, che danno loro le case produttrici ancor prima di lanciarle sul mercato

Salone di Francoforte © IAA

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C’era il serio rischio, in un’epoca nella quale i saloni dell’auto tradizionali sembrano in crisi (vedi Detroit, uno per tutti) che la IAA fosse semplicemente dichiarata defunta. Non sarà così. Il VDA ha prontamente indetto un concorso per organizzare le prossime edizioni, a partire da quella del 2021. Si erano inizialmente candidate Berlino, Monaco, Amburgo e ancora Colonia, Hannover e, naturalmente, di nuovo, Francoforte. Ma i progetti di queste tre ultime città – Francoforte compresa – sono stati subito bocciati. Restavano in corsa le prime tre candidate. Soprattutto Berlino sembrava avere le sue buone carte da giocare: la capacità attrattiva della Capitale è fuori discussione, ma un ostacolo alla sua scelta può essere stato la politica locale, che non avrebbe visto di buon grado questo tipo di biglietto da visita in una metropoli che ambisce a diventare addirittura città senza auto. Almeno, questo è il programma enunciato da Regine Günther,

Regine Günther © CC BY-SA 2.0 Regine Günter Flickr

Regine Günther © CC BY-SA 2.0 Regine Günter Flickr

senatrice all’Ambiente ed al traffico nella città-stato (Land) di Berlino. La battagliera esponente dei Verdi ripete da tempo di volere liberare dal traffico motorizzato privato entro il 2030 la zona all’interno del “Ringbahn”, l’autostrada urbana che è una specie di grande raccordo anulare della Capitale tedesca, ovvero 88 km quadrati di città. Alla fine, dunque, l’ha spuntata Monaco. Sorpresa? Non del tutto. La BMW sembra abbia premuto molto per ospitare nella “sua” città il rinnovato Salone. Verosimilmente avrà fatto analoga lobby anche l’Audi, la cui casa madre, ad Ingolstadt, dista poco più di un’ora dalla metropoli bavarese. La stessa BMW si sarebbe comunque dichiarata disponibile a “cancellare” il proprio logo dalle torri cilindriche che ospitano il suo quartier generale e che sono uno dei biglietti da visita della stessa Monaco. Come dire: non sarà un salone “targato”.

Salone di Francoforte © IAA

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Un salone che, comunque dovrebbe essere meno legato alla formula tradizionale dell’esposizione statica, ma più rivolto ad un’integrazione con la mobilità esterna, ospitato non solo nell’area della Fiera, alla periferia Est, ma anche in prestigiose zone centrali come l’ Olympiastadion ed il bellissimo parco dell’Hofgarten.

Non solo Oktoberfest, dunque, per Monaco, sempre più amata dai turisti di tutto il mondo. Allora, per dirla con i bavaresi: “Prost IAA!”

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Nato a Perugia ha la Germania come sua seconda Patria. Oltre a quella italiana, possiede anche la cittadinanza tedesca. Dopo aver lavorato, tra gli anni ‘80 e ‘90, come capo ufficio stampa del Gruppo Fiat a Francoforte ed a Londra e successivamente dell’Italdesign-Giugiaro di Torino, dal 1999 è tornato a vivere stabilmente in Germania. Ė stato a lungo corrispondente della Gazzetta dello Sport, per la quale, oltre ad occuparsi di calcio, ha seguito regolarmente la F.1 su tutti i circuiti del mondo. Continua a lavorare come giornalista nel settore dei motori, collaborando con il quotidiano La Stampa di Torino ed il mensile Quattroruote.

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