Riceviamo e volentieri pubblichiamo

ILfest Intermezzodal 20 al 22 novembre ILfest – Italienisches Literaturfestival München ritorna in versione online!

Incontreremo insieme autrici e autori italiani con cui parleremo di letteratura e diplomazia, di colonialismo e di identità composite, di corpi femminili, di violenza, di arte, di musica e dolore, di legami psicologici ed ossessioni, e di cosa si scriverà e si leggerà prossimamente.

In questi momenti che si riprospettano di chiusura il ruolo della letteratura e della cultura in generale è fondamentale per allargare il respiro e per evitare di appiattirci nella quotidianità, già difficile e che rischia di inaridirci.
Manteniamo viva la capacità di immaginare vie diverse, riflettendo su destini altrui, guardando anche ad altre epoche.

La letteratura serve!

Anche se il timore avrà sempre più argomenti, scegli la speranza e metti fine all’angoscia.
(Lucio Anneo Seneca, Epistulae morales ad Lucilium)

———————————-

ILfest – Italienisches Literaturfestival München è il festival del libro e della letteratura italiana a Monaco di Baviera.

ILfest si rivolge a tutte le persone legate dalla passione per la lettura, che condividono il piacere di incontrare e discutere con autori italiani – in lingua italiana o tedesca.

ILfest – Italienisches Literaturfestival München è organizzato da Elisabetta Cavani/ItalLIBRI, Istituto Italiano di Cultura e Pasinger Fabrik, con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia di Monaco di Baviera. È sostenuto dal Kulturreferat der Stadt München.

Gli incontri avranno luogo su Zoom (con traduzione simultanea italiano / tedesco – tedesco / italiano) e su www.facebook.com/iicmonaco/

Il link di accesso a Zoom sarà inviato poco prima dell’evento a coloro che si iscriveranno presso www.iicmonaco.esteri.it digitando il tasto verde: “Prenota ora!”

Ingresso libero

Programma

Venerdì 20 novembre, ore 16.00
Silvio Mignano / Enrico De Agostini “Letteratura e diplomazia”

© IIC Colonia

© IIC Colonia

 

Moderazione: Elisabetta Cavani
Traduzione: Martina Kiderle

Nel mestiere del diplomatico la scrittura ha sempre avuto un ruolo fondamentale, dalle depeches spedite a cavallo oltre frontiera o nelle retrovie delle linee nemiche dei secoli passati ai rapporti secretati dei nostri giorni. Ma non pochi diplomatici conobbero fama letteraria, alcuni hanno ottenuto persino il premio Nobel.

Enrico De Agostini e Silvio Mignano hanno in comune non solo la carriera diplomatica, bensì sono entrambi scrittori, sono quindi i più adatti a rispondere alle domande:
Come mai il diplomatico diventa scrittore? E gli scrittori amano i diplomatici?

Enrico De Agostini

Enrico De Agostini, diplomatico di carriera, ha servito negli Emirati Arabi Uniti, nel Ghana e in Mozambico come Vice Capo Missione, è stato Console a Dortmund, Console Generale a Johannesburg (Sud Africa) e da ultimo ha servito in Zimbabwe come Ambasciatore.
È stato eletto quattro volte presidente del Sindacato Nazionale dei Dipendenti del Ministero degli Affari Esteri.
Da febbraio 2019 è Console Generale a Monaco di Baviera.

Ha pubblicato il saggio Diplomatico, chi è costui? (Franco Angeli, 2006), il progetto di riforma del Ministero degli Esteri RiFarnesina (2012), i romanzi Un Prosciutto e Dieci Ducati, (2016, vincitore della competizione letteraria “Io Scrittore” del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol) e MIND (Robin, 2018).

È tra i fondatori della scuola Crawford Italia di Johannesburg.

Silvio Mignano

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza di Roma, Silvio Mignano è entrato nella carriera diplomatica nel 1991. Ha prestato servizio quale Secondo e Primo Segretario presso l’Ambasciata d’Italia all’Avana e a Nairobi. È stato poi Capo della Segreteria della Direzione Generale per i Paesi delle Americhe, Console Generale d’Italia a Basilea, ed Ambasciatore d’Italia a La Paz. Dal 2015 al 2019 ha prestato servizio quale Ambasciatore d’Italia a Caracas e da giugno 2019 è Ambasciatore d’Italia a Berna.

È anche scrittore e ha pubblicato vari romanzi, da ultimo Il danzatore inetto, DeriveApprodi 2018, tre libri di poesie, un libro di racconti di viaggio e uno di favole per bambini.

ore 19.00
Igiaba Scego, La linea del colore, Bompiani 2020; Dismatria und weitere Texte, nonsolo verlag 2020

Igiaba Scego © Simona Filippini

Igiaba Scego © Simona Filippini

 

Moderazione: Enrico Manera
Traduzione: Martina Kiderle

Quanti di noi scendendo oggi da un treno a Roma Termini ricordano i Cinquecento cui è dedicata la piazza antistante la stazione? È il febbraio del 1887 quando in Italia giunge la notizia: a Dògali, in Eritrea, cinquecento soldati italiani sono stati uccisi dalle truppe etiopi che cercano di contrastarne le mire coloniali. Un’ondata di sdegno invade la città. In quel momento Lafanu Brown sta rientrando dalla sua passeggiata: è una pittrice americana da anni cittadina di Roma e la sua pelle è nera. Su di lei si riversa la rabbia della folla, finché un uomo la porta in salvo. È a lui che Lafanu decide di raccontarsi: la nascita in una tribù indiana Chippewa, lo straniero dalla pelle scurissima che amò sua madre e scomparve, la donna che le permise di studiare ma la considerò un’ingrata, l’abolizionismo e la violenza, l’incontro con la sua mentore Lizzie Manson, fino alla grande scelta di salire su un piroscafo diretta verso l’Europa, in un Grand Tour alla ricerca della bellezza e dell’indipendenza.

Nella figura di Lafanu si uniscono le vite di due donne afrodiscendenti realmente esistite: la scultrice Edmonia Lewis e l’ostetrica e attivista Sarah Parker Remond, giunte in Italia dagli Stati Uniti dove fino alla guerra civile i neri non erano nemmeno considerati cittadini. A Lafanu si affianca Leila, ragazza italosomala di oggi, che studia il tòpos dello schiavo nero incatenato presente in tante opere d’arte, e tesse fili tra il passato e il destino suo e delle cugine rimaste in Africa.

Igiaba Scego scrive in queste pagine un romanzo di formazione dalle tonalità ottocentesche nel quale innesta vivide schegge di testimonianza sul presente: perché fare memoria della storia è sempre il primo passo verso il futuro che vogliamo costruire.

Dismatria und weitere Texte, nonsolo Verlag 2020. Trad. dall’italiano da Ruth Mader-Kolday.
Una miniantologia tratta da Pecore nere (Laterza 2006), raccolta di racconti in cui la prima generazione di figlie di immigrati, nata o cresciuta in Italia, racconta la propria identità divisa, a cavallo tra il nuovo e la tradizione. Il racconto Dismatria è consigliato nel Baden-Württemberg per trattare a lezione i temi migrazione ed identità in preparazione alla maturità.

Igiaba Scego

Igiaba Scego è nata a Roma nel 1974. Collabora con Internazionale. Tra i suoi libri Pecore nere, scritto insieme a Gabriella Kuruvilla, Laila Wadia e Ingy Mubiayi (Laterza 2005), Oltre Babilonia (Donzelli 2008), La mia casa è dove sono (Rizzoli 2010, Premio Mondello 2011), Roma negata (con Rino Bianchi, Ediesse 2014) e Adua (Giunti 2015), tutti tradotti in diverse lingue. La linea del colore è in corso di traduzione negli Stati Uniti.

Nel 2020 è uscita in tedesco Dismatria und weitere Texte, nonsolo Verlag, trad. di Ruth Mader-Koltay, una miniantologia tratta da Pecore nere, Laterza 2006.

Enrico Manera

Dottore di ricerca in filosofia, insegna in un liceo e svolge attività di ricerca e didattica presso l’Istoreto (Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea, Torino). Autore di monografie, saggi e articoli scientifici, collabora con le riviste on line Doppiozero.com, La storia tutta.org, Novcecento.org. I suoi studi e pubblicazioni vertono sulle teorie del mito e della memoria culturale, tra storia, antropologia e filosofia politica.

Sabato 21 novembre
ore 17.00
Nadia Terranova, Addio fantasmi Einaudi 2018 / Der Morgen, an dem mein Vater aufstand und verschwand, Aufbau 2020

Nadia Terranova © Sandro Messina

Nadia Terranova © Sandro Messina

 

Moderazione: Carmen Romano
Traduzione: Martina Kiderle

 Ida è appena sbarcata a Messina, la sua città natale: la madre l’ha richiamata in vista della ristrutturazione dell’appartamento di famiglia, che vuole mettere in vendita. Circondata di nuovo dagli oggetti di sempre, dovendo scegliere cosa tenere e cosa buttare, è costretta a fare i conti con il trauma che l’ha segnata quando era solo una ragazzina. Ventitrè anni prima suo padre è scomparso. Non è morto: semplicemente una mattina è andato via e non è piú tornato. Sulla mancanza di quel padre si sono imperniati i silenzi feroci con la madre, il senso di un’identità fondata sull’anomalia, sulla paura e nel sospetto verso ogni forma di desiderio, persino il rapporto con il marito, salvezza e naufragio insieme. Ma ora che la casa d’infanzia la assedia con i suoi fantasmi, solo riattraversando la propria storia Ida riuscirà a far uscire il padre di scena e potrà davvero liberarsene. Con i più intimi processi con assoluta insolita precisione Nadia Terranova racconta l’ossessione di una perdita, quel corpo a corpo con il passato che ci rende tutti dei sopravvissuti, ciascuno alla propria battaglia.

Nadia Terranova

Nadia Terranova (Messina, 1978) vive a Roma. Per Einaudi Stile Libero ha scritto i romanzi Gli anni al contrario (2015, vincitore di numerosi premi tra cui il Bagutta Opera Prima, il Brancati e l’americano The Bridge Book Award) e Addio fantasmi (2018, finalista al Premio Strega). Nel 2020 è uscita la raccolta di racconti Come una storia d’amore (Perrone). Ha scritto anche diversi libri per ragazzi, tra cui Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo 2012), Casca il mondo (Mondadori 2016) e Omero è stato qui (Bompiani 2019). È tradotta in Europa e negli Stati Uniti. Collabora con «la Repubblica» e altre testate.

Carmen Romano

Carmen Romano è nata a Ferrara, vive a Monaco di Baviera dal 2011 e ha studiato scienze politiche prima a Forlì e poi ad Eichstätt. A Monaco lavora nel campo dell’educazione civica per la Petra-Kelly-Stiftung, organizzando dibattiti pubblici e seminari su temi politici vari. Produce inoltre contenuti digitali (podcast e video) sia in lingua tedesca che italiana come i podcast Die Farbe der Nation e Crucchi o Terroni siamo tutti fannulloni.

Domenica 22 novembre
ore 19.00
Andrea Tarabbia, Madrigale senza suono, Bollati Boringhieri 2018

Andrea Tarabbia © Andrea Tarabbia

Andrea Tarabbia © Andrea Tarabbia

Moderazione: Francesco Ziosi
Traduzione: Martina Kiderle

Nel Novecento, Igor Stravinskij viene in possesso di un manoscritto contenente rivelazioni su uno dei più efferati e misteriosi delitti della storia della musica italiana: l’uccisione di Maria D’Avalos e del suo amante, per mano del marito, il Principe Carlo Gesualdo da Venosa, genio madrigalista vissuto a Napoli, Ferrara e Venosa a cavallo tra il Cinque e il Seicento.
In una lingua magistrale aderente allo stile seicentesco Tarabbia costruisce un romanzo gotico tra cembali e segrete, che indaga i confini tra delitto e genio. Una riflessione sul male che abita l’uomo e la Storia e il suo paradossale coesistere con l’arte e la bellezza.

  Andrea Tarabbia

Andrea Tarabbia è nato a Saronno nel 1978 e vive a Bologna. Ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi La calligrafia come arte della guerra (2010), Il demone a Beslan (2011), Il giardino delle mosche (2015; Premio Selezione Campiello 2016 e Premio Manzoni Romanzo Storico 2016) e il saggio narrativo Il peso del legno (2018). Nel 2012 ha curato e tradotto Diavoleide di Michail Bulgakov. Madrigale senza suono è il suo primo romanzo per Bollati Boringhieri ed ha vinto il Premio Campiello 2019.

Francesco Ziosi

Francesco Ziosi (S. Giovanni in Persiceto, BO, 1982) ha studiato Storia Antica a Bologna e alla Normale di Pisa. Entrato al Ministero degli Affari Esteri nel 2012 come funzionario culturale, è all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco dalla fine di marzo 2016. Ama leggere, il rugby, e soprattutto giocare con le sue figlie Rossana e Gelsomina.

“Anschluss”, una riunificazione a caro prezzo

Articolo precedente

La sinistra e l’islamismo in Germania

Articolo successivo

Ti potrebbe piacere anche

Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *