© il Deutsch-Italia
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Jana Kühl, 36 anni, è Radprofessorin, professoressa per i problemi dell’andare in bicicletta. Ma presto seguiranno altri colleghi, informa “Der Spiegel”. In Germania, patria dell’auto, da anni si affrontano automobilisti e ciclisti, non a caso Frau Jana ha ottenuto la prima cattedra per la bici a Salzgitter, a pochi chilometri da Wolfsburg, la città nata per ospitare la Volkswagen. Come mai è stata scelta lei, le chiede il settimanale, diplomata in geografia e sociologia, e non`in urbanistica?

Perché la convivenza tra chi si mette al volante e chi è convinto di salvare l’ambiente e il mondo andando su due ruote è legata a un problema psicologico, emozionale, spiega la professoressa. I primi si sentono perseguitati dalle continue norme contro di loro, e i secondi pensano di avere tutti i diritti, convinti di rischiare la vita per l’arroganza degli automobilisti.

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Sono convinto che Berlino avrebbe urgente bisogno di Frau Kühl a consulto. Tempo fa, sulla “Süddeutsche Zeitung” è apparso un lungo e duro attacco alla Capitale, guidata da una giunta rosso-rosso-verde, che la sta tramutando in un incubo urbano. Una metropoli che vuol diventare Autofrei, senza auto, la Capitale delle biciclette, che non tiene conto dei cittadini con una certa età, e mette a rischio i pedoni, travolti sui marciapiedi da ciclisti e da chi va in monopattino.

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Il bilancio è grave anche per gli incidenti provocati dagli e-scooter, come li chiamano in Germania: da gennaio a settembre, sette sono le vittime provocate dai monopattini, in tutto il paese, e 269 i feriti gravi, i feriti lievi sono 1.096. «Nel 21 per cento degli incidenti, i feriti e i morti, non sono i monopattinisti, ma quasi sempre pedoni investiti alle spalle sui marciapiedi, che in realtà sono vietati agli e-scooter», dichiara Siegfried Brockmann, esperto della federazione delle compagnie d’assicurazione. Almeno in Germania non hanno regalato un buono da 500 euro per acquistare un monopattino, come in Italia.

Michael Müller © il Deutsch-Italia

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«I ciclisti non sono i buoni e gli automobilisti i cattivi», ricorda Jana. «Il fatto che cerchi di trovare un compromesso», aggiunge, «provoca i lettori, gli uni e gli altri, che si sentono provocati dal mio titolo accademico. La bici, in sintesi, scatena le emozioni, tra chi l’ama e chi la odia. L’ideologia a due ruote in realtà provoca incidenti». A causa della pandemia, il traffico a Berlino è diminuito drasticamente, e il sindaco socialdemocratico Michael Müller ha emanato provvedimenti che sconsigliano l’uso dell’auto.

La centralissima Friedrichstrasse è diventata zona pedonale, riservata ai ciclisti. Le piste ciclabili si allargano, dipinte in uno smagliante e provocante verde, lasciando alle macchine solo una corsia, sempre su più strade di scorrimento e viali viene imposto il limite di velocità a trenta all’ora. Risultato? Berlino è la città con più ingorghi in Germania, con conseguente aumento dell’inquinamento, il contrario di quanto desiderano i berlinesi. E i ciclisti vittime del traffico nel 2020 sono stati 18, mai così tanti. L’anno precedente, appena cinque. Colpa dell’eccessiva e apparente sicurezza accordata ai Radfahrer, giudica Frau Kühl, si sentono protetti e non badano alle regole.

A Berlino vanno di notte vestiti di nero e senza luci, sicuri dell’impunità, anche se i poliziotti cominciano a ritirare la patente se li sorprendono ubriachi. Una punizione paradossale. Nel mio quartiere, si trova un tunnel di un centinaio di metri sotto la linea ferroviaria, e anche di giorno in pieno sole, i ciclisti senza luci sono invisibili. Perché vanno al centro e non lungo il marciapiede?

Beate, la mia personal trainerin, arriva in bicicletta al nostro appuntamento, ma ora indossa il giubbotto fosforescente, non porta il casco perché rovina i capelli, ma ha comprato l’airbag per ciclisti, un collare che si gonfia in caso di caduta. Perché non renderlo obbligatorio insieme con il giubbotto al costo di pochi euro?

«In bici vanno più le donne che gli uomini», ricorda la professoressa, «che di solito si devono occupare anche dei figli piccoli, e quindi cercano un luogo di lavoro non lontano da casa, raggiungibile in bicicletta, mentre i mariti vanno in ufficio in auto o in metro». E sono quasi diecimila i bambini coinvolti in incidenti andando a scuola in bicicletta. Adesso le scuole a causa del Covid sono chiuse, ma a Berlino d’inverno alle otto è ancora buio.

 

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© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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