Una RM

Non sono solito parlare o scrivere di cose personali, in special modo se di carattere medico. Tuttavia ho deciso di derogare a tale regola perché ciò che mi ha visto, purtroppo in senso negativo, protagonista ho scoperto riguardare molti connazionali che vivono in Germania.

Tutto iniziò lo scorso anno, a settembre, allorquando tornai dalle vacanze fatte in Italia. Pochi giorni dopo il mio rientro a Berlino iniziai a sentire un insistente dolore ai denti. Purtroppo fin da piccolo ho sempre sofferto di carie dentali, a causa di medicinali che, così mi dissero, hanno “indebolito” la dentina. Pertanto mi accorsi di diverse piccole e fastidiose carie che si erano formate nonostante un’igiene costante ed attenta. Cosa fare? Tornare nuovamente in Italia dal mio dentista di fiducia o cercarne uno tedesco che potesse risolvermi il problema? Più volte diversi colleghi mi avevano messo in guardia circa la competenza dei dentisti tedeschi (a dire il vero anche su quella degli ortopedici, tuttavia non posso parlarne in prima persona), ma un po’ per pigrizia, un po’ perché pensavo che potessero essere episodi particolarmente sfortunati capitati agli altri, chiesi consiglio ad un’amica che opera nel campo medico circa un nominativo a cui rivolgermi.

“Le carie non sono importanti!”

Fu così che dopo 2 settimane di attesa feci la conoscenza del mio primo dentista teutonico. Non farò nomi, pertanto lo chiamerò dottor “le carie non sono importanti”, capirete presto il perché. Giustamente il medico, non conoscendomi, mi fece tutta una serie di lastre all’arco dentale per verificare lo stato della situazione. Pertanto rimandò il nostro appuntamento successivo di un’altra settimana. Quando mi recai presso il suo studio mi rivelò la presenza di almeno 6 piccole carie e un “possibile” granuloma sotto una vecchia capsula messami alcuni anni prima in Italia. La soluzione a quest’ultimo problema? Per lui era sicuramente quella di un’operazione a pagamento (cosa quest’ultima che scoprii in seguito non essere vera, in quanto eventualmente pagata dalla mia Krankenkasse tedesca). In seconda analisi si poteva tentare di pulire la zona forando la capsula, ma lui me lo sconsigliava (solo dopo ho scoperto che in genere si fa esattamente il contrario, che cioè l’operazione è l’ultima ratio per risolvere il problema). Il tutto avrei dovuto deciderlo mentre lui si sarebbe recato per due settimane in vacanza, stando per iniziare un periodo di ferie scolastiche durante il quale, si sa, i tedeschi che possono partono con i figli per mete più o meno esotiche. Io avrei solo dovuto decidere il da farsi e comunicarlo entro una settimana alla sua segretaria. Rimasi un attimo in silenzio, travolto dalla ferale notizia, e mi azzardai a ricordare al dottore che comunque avevo delle carie – che erano il motivo per il quale mi ero recato da lui – che nel frattempo continuavano a farmi male. La risposta? “Le carie non sono importanti!” mi gridò letteralmente in faccia, tanto che lo invitai a calmarsi, facendogli nel contempo notare che per me lo erano tanto quanto il “possibile” granuloma. Ovviamente, una volta uscito, telefonai al mio dentista in Italia che mi confermò la possibilità della formazione del granuloma, anche se con la soluzione esattamente inversa rispetto a quella propostami. Mi invitò a trovare qualcuno che mi curasse le carie e poi avremmo visto il da farsi per risolvere quest’ultimo problema.

Gentilezza e… inesperienza

Pertanto cercai un secondo medico, mentre le carie continuavano a farmi male. Mi fu indicato il nominativo di una dentista che per giunta parla italiano, essendo sposata con una nostra connazionale. Il caso volle che abbia lo studio medico a due passi da casa mia: quale migliore fortuna? Appuntamento dopo un’altra settimana e per non farmi altre lastre, in attesa che il collega le inviasse quelle che mi aveva fatto, mi curò provvisoriamente la carie più visibile e che mi procurava più dolore.

Dopo l’appuntamento, di lì ad altre tre settimane, per una pulizia dei denti, si poté dare inizio alla cura delle varie piccole carie. Il tutto scadenzato in un arco di tempo di diverse settimane, tanto da arrivare alla cura dell’ultima a metà febbraio. Ciononostante il mio calvario era appena iniziato.

Finita infatti l’ultima cura continuavo a sentire del dolore sull’ultimo molare inferiore destro. Frau Doktor tuttavia era convinta che si trattasse di una “sensibilizzazione delle gengive”, rifilandomi costosissimi dentifrici che, a suo dire, mi avrebbero con il tempo risolto il problema. Ma niente, il dolore c’era sempre e le mie visite nello studio medico non davano esito positivo. Fu così che decisi di contattare un terzo dentista, cosigliatomi da un amico. Il medico, ascoltato quale fosse il mio problema, mi scostò un po’ il colletto della gengiva introducendo, penso, del medicinale alla base del dente e mi prescrisse degli sciacqui con un collutorio, dicendosi sicuro che mi sarebbe passato tutto da lì a breve. Ovviamente non fu così. Tornai nuovamente dalla gentile dentista, pregandola di verificare se ci fosse qualche altro tipo di possibile causa. Fu così che scoprì improvvisamente che sotto una vecchia otturazione si era creato un forellino che aveva permesso il passaggio dei batteri, i quali avevano causato una carie al di sotto dell’otturazione medesima. Pertanto una volta fatta saltare la vecchia otturazione mi curò la carie. Tutto bene, direte voi. E invece no, perché il dolore di lì a poco tornò come prima.

Maledetto Lockdown
Lo studio medico © il Deutsch-Italia

Lo studio medico © il Deutsch-Italia

Nel frattempo si era arrivati a marzo inoltrato, e pure se avessi voluto andare in Italia dal mio vecchio dentista non avrei potuto per via del blocco totale messo in atto dal Governo nel nostro Paese. Per non farmi mancare niente notai che, di tanto in tanto, mi si alzava la pressione sanguigna, cosa questa per me assai strana. Pertanto con le regole imposte dall’emergenza Covid-19 mi recai dal medico curante, il quale imputò l’aumento anomalo della pressione sanguigna al dolore che provavo a causa dei denti, non prescrivendomi nulla né per far scendere la pressione né per il dolore medesimo, ma intimandomi di recarmi urgentemente dalla mia dentista per risolvere il problema. Come se non lo avessi già fatto.

Tornai dalla dentista gentile, la quale non mi diede (come le chiedevo) un antibiotico per far passare una più che probabile infezione, ma mi rifilò nuovamente un dentifricio per “desensibilizzare” le gengive. Fu così che uscito dallo studio chiamai un mio amico in Italia e mi feci mandare per posta due confezioni di antibiotici specifici per problemi dentali. Almeno momentaneamente risolsi il problema da solo.

Tuttavia la soluzione era momentanea, perché se non si curava la causa ultima il problema rimaneva. E così, purtroppo, fu. Tornai dalla dentista, la quale mi fece un’orto-panoramica e, finalmente, mi prescrisse un antibiotico. Risultato: a parer suo occorreva devitalizzare il dente. Ora, cosa può fare un paziente se non affidarsi all’esperienza di chi dovrebbe saperlo curare? Così iniziò l’operazione.

“Il maratoneta”
Il maratoneta © Paramount Pictures

Il maratoneta © Paramount Pictures

I diversamente giovani come il sottoscritto ricorderanno di certo il bel film diretto da John Schlesinger e interpretato da Dustin Hoffman e Laurence Olivier, tratto dal romanzo di William Goldman, “Il maratoneta”. In pratica era la storia di uno studente di Storia (Hoffman) che, per una ragione troppo complicata da spiegare qui, viene torturato con il trapano da dentista dal fratello  di un ex gerarca nazista (Olivier). E giuro che il paragone non è voluto. Ebbene, dopo avermi fatto un’abbondante anestesia, la dottoressa si apprestò a scavare con il trapano le radici del dente, ma io avvertii un dolore lancinante. Pertanto riversò altro liquido anestetico direttamente sul nervo scoperto e continuò il suo lavoro. Il particolare non è irrilevante, perché è stato la causa dell’entrata in gioco di un nuovo soggetto in tutta questa storia, come vedremo presto. Devitalizzato il dente, per una settimana il dolore effettivamente sparì, salvo tornare più forte di prima e continuo, giorno e notte, costringendomi a prendere tutti i giorni antidolorifici. Disperato chiesi consiglio al mio dentista italiano, il quale dopo aver visto le lastre e l’orto-panoramica che gli avevo inviato per mail mi manifestò i suoi dubbi circa l’ubicazione del problema individuato dalla collega tedesca. Suggerì pertanto di fare una prova con un batuffolo di ovatta ghiacciata sui denti superiori, cosa quest’ultima che mi causò un dolore lancinante che arrivò direttamente al cervello. «Eh, ma mica possiamo devitalizzare tutti i denti», mi disse la perspicace dentista. «E no, eh!», le risposi. Anche perché i denti erano i miei, mica i suoi.

Dalla padella nella brace
Lo studio della neurologa © il Deutsch-Italia

Lo studio della neurologa © il Deutsch-Italia

Che fare? Avrebbe detto un vecchio rivoluzionario russo. E questo deve essere quanto balenò nella testa di Frau Doktor, la quale alzando le braccia mi disse: «Credo che a questo punto lei debba consultare un neurologo». E fu così che mi consigliò il nominativo di una dottoressa (il nuovo soggetto di cui sopra), a quanto sembra specializzata in questo tipo di problematiche. Quest’ultima mi ricevette e, dopo aver ascoltato tutto quanto m’era accaduto nei mesi precedenti (con il mio tedesco di certo non “splendido”, ma pur sempre comprensibile), mi prescrisse degli anti-epilettici (immagino per distendere i nervi), sospettando una lesione al nervo trigemino. Li presi per circa due settimane, visto che avevano degli “effetti collaterali” poco simpatici, e poi decisi di interromperne l’assunzione, ma il dolore divenne insopportabile, di giorno e di notte. Pertanto tornai dalla neurologa la quale, oltre a intimarmi di continuare a prenderli assieme a degli anti-dolorifici, mi prescrisse una risonanza magnetica alla testa. Dopo due giorni, fatto non secondario, avevo già fatto l’esame e potei quindi tornare a studio per avere un responso. Occorre sottolineare che da questo punto di vista la Sanità tedesca non ha paragoni, ahinoi, con quella italiana.

Una volta entrato la dottoressa sedeva al di là della scrivania, oltre la barriera di cellophane interposta fra me e lei a causa delle norme di prevenzione per il Coronavirus, scrivendo al computer. Dopo mezzo minuto di silenzio totale le chiesi: «Ha ricevuto i risultati della risonanza magnetica?». Risposta: «Sì», e di nuovo silenzio. «Bene», dissi io. «E si vede se c’è un nervo danneggiato?». Risposta: «Sì», e di nuovo silenzio. Ed io sempre: «Bene». «Ed è il nervo trigemino?». Risposta: «Sì», e di nuovo silenzio. «Bene» (si fa per dire). «E cosa si può fare?». «Niente» rispose lei. «Continui a prendere gli anti-epilettici e ci vediamo a settembre».

La buona vecchia scuola italica
Alfredo Graziani

Alfredo Graziani

Arrivato così nel Belpaese per le vacanze, tra una mascherina e l’altra, mi precipitai dal mio dentista italiano che vive ed opera a Magliano Sabina, piccolo comune in provincia di Rieti. Alfredo Graziani, questo il suo nome (lui lo voglio nominare, perché lo merita), non appena visti i risultati della risonanza magnetica si disse scettico circa l’eventuale lesione del nervo trigemino e mi rifece subito la prova con il batuffolo ghiacciato sul molare superiore. Il risultato fu lo stesso di quanto accaduto a Berlino, ossia un dolore lancinante che mi arrivò fino al cervello. In buona sostanza il problema era causato da una pulpite (l’infiammazione della polpa del dente) dovuta ad una vecchissima otturazione (sempre per una carie) fatta molti anni addietro.

L’equipe dello studio Graziani

Oramai erano passati troppi mesi dall’inizio del problema e la devitalizzazione del dente si rivelò inevitabile. In ogni caso il dolore m’è sparito del tutto, in quanto che la pulpite aveva infiammato sì il nervo trigemino, ma il dolore lo sentivo per riflesso nell’arcata inferiore. Mi ha inoltre curato il granuloma non operandomi, come voleva fare il primo collega tedesco, e mi ha fatto tutte le capsule, compresa quella del molare che la dentista tedesca non mi avrebbe dovuto devitalizzare. Il tutto, ovviamente, a spese mie, non pagando la Krankenkasse tedesca un intervento di tale genere all’estero. Ma sono stati soldi benedetti, visto che l’incubo s’è risolto nel migliore dei modi.

Come se non bastasse, nella relazione che la neurologa nel frattempo, su mia richiesta, mi aveva mandata a casa, aveva scritto che nel mio “non splendido tedesco” (molto professionale da parte sua iniziare così un documento medico ufficiale) io affermavo tutta una serie di cose (in pratica tutta la vicenda occorsami) e, dulcis in fundo, scrivendo che “forse” c’era una lesione del nervo trigemino”. “Forse!”. Dopo avermi imbottito, in base al mio idioma germanico non perfetto, di anti-epilettici ed avermi fatto fare una risonanza magnetica (tra le lastre fatte e quest’ultima penso di aver accumulato radiazioni per il resto dei miei giorni. Stile Chernobyl.).

Mario Monti © CC BY-SA 2.0 danacreilly

Mario Monti © CC BY-SA 2.0 danacreilly

Tutta questa lunga storia l’ho voluta raccontare per mettere in evidenza come il nostro tanto denigrato Servizio Sanitario Nazionale si avvalga ancora di professionisti di prim’ordine, pur essendo stato privato nel corso degli ultimi anni di preziose risorse economiche (la faccenda delle terapie intensive insegna a tal proposito). Per capirci la spesa sanitaria nazionale italiana è stata nel 2019 di 118miliardi di euro. Dati del Sole24Ore, che li classifica, non si capisce bene il perché (o forse sì?), come un ulteriore sforamento di bilancio statale. Quella della Germania è stata di ben 391miliardi nel 2018 (ultimi dati disponibili dello Statistisches Bundesamt), in pratica più di 3 volte la nostra. Ovviamente non si può fare di tutta un’erba un fascio, perché eccellenze mediche ci sono certamente anche in Germania, ma come ho potuto direttamente constatare e come mi è stato detto da professionisti del settore, almeno a preparazione, la nostra classe medica è ancora, nonostante tutto, superiore. A noi mancano le strutture, i mezzi con cui far funzionare un SSN completamente gratuito (fortuna della quale non ci si rende conto se non vivendo in Paesi in cui bisogna pagare per essere curati). Voglio a tal proposito ricordare che il senatore Mario Monti, da poco nominato commissario della UE per la salute e la sostenibilità, quando era presidente del Consiglio italiano tagliò ben 30mila posti letto, perché “ce lo chiedeva l’Europa”. Speriamo che non decida di continuare quanto iniziato allora, onde “ottimizzare” le poche risorse rimaste. Vorrei inoltre

Mario Draghi © CC BY-SA 2.0 World Economic Forum

sommessamente sottolineare che l’ex presidente della BCE Mario Draghi, che ora invoca un ripristino del SSN attraverso l’adesione al MES (discorso lungo da fare qui, ma che in pratica è l’accettazione di soldi nostri con la contropartita di metterci in casa dei controllori europei) è lo stesso personaggio che il 5 agosto del 2011, in una lettera riservata scritta a quattro mani con il governatore uscente della BCE Jean Claude Trichet all’allora Governo italiano (presieduto da Silvio Berlusconi), chiedeva una serie di misure da adottare, fra le quali ingenti tagli economici proprio al settore sanitario, in cambio del sostegno della BCE stessa attraverso l’acquisto massiccio di titoli di Stato italiani sul mercato secondario (in pratica il Quantitative Easing).

Forse bisognerebbe pensare bene prima di accettare continue condizioni (condizionalità è la pessima traduzione di conditionatility dall’inglese) che ci sono -basta leggersi i trattati, imposte per mettere in atto un risanamento certamente necessario, ma non ad ulteriore discapito delle già disperate condizioni economico-sociali del nostro povero Paese. Ce lo chiedono se non altro i tanti bravi medici che si sono sacrificati durante l’emergenza Covid e che continuano a farlo, mettendo a disposizione la loro professionalità nonostante i pochi mezzi a disposizione.

mm
Nato a Roma, laureato in Filosofia all'università "la Sapienza", è giornalista professionista. Ha collaborato con ilSole24Ore, con le agenzie stampa Orao News e Nova e in Germania con il magazine online ilMitte.

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