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Case © il Deutsch-Italia

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Mancano gli alloggi a Berlino, e in tutte le città tedesche. I Verdi, che in base ai sondaggi, potrebbero conquistare la maggioranza, alle prossime elezioni il 26 settembre, a cosa pensano? Fanno parte già della giunta comunale a Berlino, città Stato, l’anno scorso avevano proposto l’equo canone, ma come previsto la Corte Costituzionale ha bocciato la legge.

Non si arrendono, ora i Grünen berlinesi vogliono che l’equo canone sia messo nel programma elettorale nazionale. I Verdi ad Amburgo vogliono vietare che vengano costruite case unifamiliari, sarebbero più inquinanti dei palazzoni stile DDR, dei silos abitativi. Non solo le ville hollywoodiane, ma anche le villette con un piccolo giardino che sono il sogno dei tedeschi. La sinistra dei socialdemocratici vuole espropriare le società immobiliari.

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Nella metropoli si era bloccato il mercato. Un mio conoscente si era comprato un appartamento da 30 metri per integrare la pensione, lo ha lasciato sfitto. In una zona ambita dai giovani, avrebbe dovuto affittarlo a poco più di 270 euro. Una stanza in un WG, cioè una comune, arrivava a 600 euro, ed era libera dall’equo canone. Ha atteso il verdetto della Corte costituzionale. Ora lo affitta, in un giorno ha ricevuto oltre 100 richieste.

La soluzione sarebbe evidente. Invece di legiferare, perché non costruire nuove abitazioni sociali? In Berlino, c’è un cantiere aperto quasi in ogni strada, ma si restaurano vecchi palazzi o si costruiscono case di lusso, non per i giovani. Non solo nella Capitale, ovunque. In Germania servirebbe un milione di nuovi appartamenti all’anno. Nel 2020 sono stati costruiti 300mila alloggi, quest’anno si arriverà a 310mila. La burocrazia blocca 800mila licenze edilizie. Inoltre, tutte le misure ecologiche imposte contro l’inquinamento fanno lievitare i costi. Sono giuste, ne sono sicuro, ma perché non vengono messe a carico dello Stato? Un investimento per salvare la città, e il pianeta.

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Nel palazzo dove abito, un ricco avvocato in pensione dal 2015 voleva trasformare l’enorme soffitta in unità abitative. Ma su 1.100 metri quadrati ne avrebbe potuti utilizzare poco più della metà. Nell’estate del 2019, mi è arrivato per conoscenza il progetto di ristrutturazione, ed ho scoperto con raccapriccio che voleva piazzare l’ascensore esterno nel cortile davanti la finestra del mio studio. Sono corso da un avvocato, per fortuna sono assicurato contro le vertenze legali (in Germania lo fanno quasi tutti). Non avevo diritto di veto su un ascensore interno, ma lo avevo contro uno esterno, le leggi non sono mai logiche.

L’avvocato è venuto a farmi visita. Era una persona corretta, dall’aria fuori dal tempo, minuscolo, papillon e occhialino.

Perché non mette l’ascensore davanti la scala di soccorso, dove non darebbe fastidio a nessuno? Lo vietava per motivi estetici il funzionario del comune, mi spiegò. Il palazzo dove abito ha 130 anni, ma non è un monumento nazionale.

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È un dispetto, aggiunse, mi mette i bastoni fra le ruote da anni. Nel frattempo i costi e i prezzi erano lievitati. Sei anni fa aveva offerto al condominio 1.100 euro a metro quadrato, ora arrivava a 2.500. Una somma con cui si sarebbe potuto restaurare il palazzo. I cinque appartamenti realizzabili li aveva proposti a un milione di euro l’uno, tutti venduti sulla carta, si vantò.

Per l’ascensore, non si preoccupi, il funzionario sta per andare in pensione, il successore non sarà prevenuto contro di me.

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Non era un capitalista, lo faceva per hobby, alla fine avrebbe guadagnato 500 euro a metro quadrato. Non ti fidare, non gli credere, mi dicevano gli amici. Ma arrivò l’autorizzazione, dove volevamo io e lui, davanti alle scale. I lavori stavano per iniziare. Il mio amico speculatore andò in vacanza in Austria, si contagiò ed è morto per il Covid. I figli, a quanto pare, non hanno voglia di lottare con i burocrati. Certamente, i cinque loft sarebbero stati di lusso, ma l’avvocato in pensione avrebbe dato lavoro per un anno. Il condominio avrebbe pagato altri lavori per il palazzo. E il municipio avrebbe incassato tasse da investire in appartamenti sociali.

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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