Aeroporto di Francoforte Terminal 1© CC BY-SA 3.0 Utilizator Arado, CC BY-SA 3.0 WC
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 Helmut Kohl © Bundesarchiv-145 Bild-F074398-0021 Engelbert Reineke - CC-BY-SA 3.0

Helmut Kohl © Bundesarchiv-145 Bild-F074398-0021 Engelbert Reineke – CC-BY-SA 3.0

Un aeroporto Helmut Kohl? Bitte, nicht, per favore no. I tedeschi non perdonano i peccati del Cancelliere della riunificazione. Non si riesce a fermare il politically correct, si abbattano i monumenti o li imbrattano, come è toccato alla statua di Bismarck a Amburgo, e si cambiano i nomi a strade e a piazze, anche a torto, come è avvenuto per la Mohrenstrasse, che era un omaggio ai funzionari di colore giunti dalla Mauritania che lavoravano alla Corte del re di Prussia. E non si ha fortuna nel battezzare gli aeroporti.

Hanno voluto chiamare Willy Brandt il nuovo scalo di Berlino, e il nome del Cancelliere più amato dai tedeschi, sarà unito per sempre alla disastrosa e comica costruzione dell’aeroporto, che non si riusciva a finire, diventato il simbolo dell’inefficienza teutonica, che ha sorpreso e fatto godere il mondo intero. E anche Willy non era perfetto secondo i moralisti di oggi, era sopranominato “Willy brandy”, ma con affetto, e aveva un debole per le donne. Altri tempi.

Otto Lilienthal

Otto Lilienthal

E poi, a che serve dare nomi agli aeroporti? A Roma nessuno dice “vado al Leonardo Da Vinci” per annunciare che arriva o parte da Fiumicino. A Berlino hanno chiuso il vecchio aeroporto che per tutti era Tegel, anche se si chiamava Otto Lilienthal, e pochi sapevano chi fosse. Era il pioniere del volo (1848-1896) che riuscì a compiere brevi voli lanciandosi da una collinetta con due ali, in realtà un pioniere del parapendio.

A Francoforte la Junge Union, cioè i giovani cristianodemocratici, vorrebbero chiamare “Dr. Helmut Kohl” il Rhein-Main Flughafen. Il Doktor in Germania fa parte del nome, e chi ha conquistato il titolo ci tiene. Nessuno mette in dubbio che il Cancelliere (1930-2017) abbia copiato la tesi, come alcuni suoi compagni di partito, ma è colpevole di aver intascato fondi neri per la sua CDU. E per omertà si rifiutò di fare i nomi dei benefattori. Una grave colpa, anche se non si mise in tasca neppure un Deutsche Mark. Oggi, quattro deputati cristianodemocratici si sono dovuti dimettere per aver lucrato sulle mascherine, e hanno provocato la crisi del partito in piena pandemia. Non importa, i tedeschi non perdonano, e non vogliono dedicare piazze e strade al Doktor Kohl.

In Germania ci si meraviglia che dei giovani ammirino ancora il Cancelliere che riuscì a unire le due Germanie. È vero, il “Muro” a Berlino non cadde grazie a lui, ma poi non perse la chance storica. Se avesse seguito i consigli, di Germanie ne avremmo ancora due. Avrebbe perso tempo per non pagare il prezzo della riunificazione, e poco dopo Gorbaciov venne fatto fuori dal golpe di Jeltsin. Chissà come sarebbe andata a finire. “I suoi conti non mi interessano”, disse a Karl Otto Pöhl, direttore della Bundesbank, che non era d’accordo. “Io non sono un banchiere.”

“Rhein-Main Flughafen” è un nome semplice, e tale resterà anche se cambierà per ricordare Kohl, osserva la “Süddeutsche Zeitung”, Ma i giovani non demordono. Invece che dedicargli l’aeroporto, si potrebbe dedicare a Kohl la piazza dove a Francoforte sorge la Banca Centrale Europea. Ma sarebbe opportuno sottolineare i legami tra finanza e politica? Kohl è accusato di aver condannato a morte l’amato Deutsche Mark per far nascere l’Euro. Inutile ricordare che l’idea fu di Mitterand, che a suo fianco aveva Giulio Andreotti. E fu il prezzo che si intendeva far pagare ai tedeschi per la riunificazione. Se poi andò diversamente dal previsto non è colpa né merito del Doktor Kohl.

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© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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