La Germania allarmata © il Deutsch-Italia
La Germania allarmata © il Deutsch-Italia

La Germania si era quasi illusa. Mentre in Italia ormai forse è in via di attenuazione la psicosi per la improvvisa, rapida, diffusione del Coronavirus e non più soltanto al Nord, tra i tedeschi la tensione nelle ultime settimane sembrava diminuita. Ma l’improvvisa nuova impennata di contagi ha riportato nervosismo e paura in gran parte della nazione.

E dire che questo è stato uno dei primi Paesi europei, se non il primo in assoluto, nel quale sono stati registrati casi della temuta influenza Covid-19. Vi è arrivata già alla fine di gennaio, limitata però ad una piccola zona della Baviera, non distante da Monaco. Anzi, il virus ha infettato in pratica soltanto sedici persone, tutte legate direttamente o per via di parentela ad una azienda, la Webasto, multinazionale dell’automotive, portatovi con presumibile certezza da una dipendente cinese in visita di lavoro.

Dopo i relativi, opportuni, ricoveri ed isolamento in quarantena tutto sembrava risolto, con un numero totale di 16 casi accertati. Per la Germania, dunque, sembrava si fosse trattato di un solo focolaio, apparentemente confinato e presumibilmente debellato in tempi decisamente brevi. Invece non è stato cosi.

La paura nell’opinione pubblica è ritornata improvvisamente dopo che telegiornali e tutti gli altri media hanno cominciato abbondamentemente a riferire della diffusione del virus in Italia, segnatamente in Lombardia e in Veneto. Troppo vicina l’Italia e troppo frequenti ed intensi i contatti tra i due Paesi. Non solo per il turismo, nel periodo invernale legato prevalentemente alla neve o anche al molto amato e frequentato dai tedeschi Carnevale di Venezia, ma soprattutto per i contatti di lavoro, dato l’intenso interscambio economico tra le due nazioni, ci si è iniziati a preoccupare. All’improvviso c’è stato anche il temporaneo blocco della ferrovia del Brennero –asse portante per tradizione tra Italia e Germania– da parte degli austriaci, per il sospetto, rivelatosi poi infondato, che il virus avesse contagiato due passeggere dirette a Monaco, tedesche guarda caso.

E chi arrivava dall’Italia cominciava ad essere visto con un certo sospetto. In un ristorante di un paesino vicino Monaco un cliente abituale, italiano residente da anni in zona, ha potuto carpire l’evidente disagio dell’oste quando gli ha chiesto di  riservare un tavolo per la cena, in vista dell’arrivo di alcuni amici dall’Italia. Non importa se dall’Umbria. Qui, come da noi del resto, con la geografia non tutti hanno dimestichezza. Il nostro connazionale ha preferito rinunciare alla prenotazione.

Jens Spahn © CC BY-SA 3.0 Stephan Baumann

Jens Spahn © CC BY-SA 3.0 Stephan Baumann WC

Poi è arrivata la doccia fredda: nel giro di poche ore 60 contagi appurati: 20 solo nel Nord Reno-Vestfalia, gli altri in Baden-Württemberg, Renania-Palatinato, Amburgo, in Assia e uno ancora in Baviera, e tutti assolutamente non riferibili al cosiddetto “focolaio Webasto”. Alcuni dei colpiti sarebbero in condizioni definite gravi o comunque serie. I media hanno così ripreso a tambureggiare con le loro allarmanti cronache (non succede solo da noi): la popolare “Bild” a soffiare sul fuoco dell’allarmismo. Ma a preoccupare di più sono state le dichiarazioni di Lothar Wieler, presidente del Robert-Koch- Institut, la massima e indiscussa istituzione pubblica responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive. che, se pur formalmente indipendente, fa riferimento al ministero federale della Salute: «Alla luce delle attuali conoscenze il Coronavirus è più mortale di una comune influenza», ha annunciato. Allarmanti anche le dichiarazioni ufficiali del ministro Jens Spahn : «Ci troviamo all’inizio di un’epidemia», e quelle di quello degli Interni Horst Seehofer insieme con lui in una conferenza stampa dai toni quasi drammatici: «Non possiamo promettere una protezione assoluta».

È stato costituito un comitato di crisi a livello governativo e per ora sono state adottate misure di routine come l’intensificazione dei test, ma anche l’obbligo per chi arriva in aereo o in treno da Paesi a rischio (tra i quali l’Italia) di comunicare il luogo dove si fermerà in Germania. Una curiosità: il ministero degli Interni ha disposto la sospensione dei rientri forzati in Italia dei migranti stranieri che sono stati registrati nel nostro Paese facendovi richiesta di asilo e che hanno invece proseguito, infrangendo gli accordi di Dublino, verso la Germania.

Al momento non si parla di drastiche misure di contenimento di territori, in stile Codogno tanto per intenderci, anche se in una cittadina del Nord Reno – Vestfalia 400 persone che avevano partecipato ad una delle grandi feste pubbliche di carnevale sono state poste in quarantena forzata. Già si ipotizzano però la cancellazione o la sospensione di importanti eventi pubblici, in primo luogo le fiere. In alcuni grandi magazzini o negozi cominciano a scarseggiare i disinfettanti, per non parlare delle mascherine, introvabili. Ma si intensifica anche la corsa a fare incetta di generi alimentari in molti supermercati, soprattutto nei discount delle due grandi catene Lidl e Aldi. Ovviamente crescono le preoccupazioni per l’economia. Il ministro federale responsabile, Peter Altmaier, ha ammesso: «Non abbiamo ancora un generalizzato calo delle consegne e della domanda, sarebbe sbagliato diffondere panico, ma ci troviamo in una situazione di crescente insicurezza».

Notizia di ieri sera è che a Berlino, per precauzione, si è deciso di annullare l’ITB, la più grande fiera del turismo al mondo. Segnale quest’ultimo non di certo rassicurante circa i possibili futuri sviluppi della situazione.

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Nato a Perugia ha la Germania come sua seconda Patria. Oltre a quella italiana, possiede anche la cittadinanza tedesca. Dopo aver lavorato, tra gli anni ‘80 e ‘90, come capo ufficio stampa del Gruppo Fiat a Francoforte ed a Londra e successivamente dell’Italdesign-Giugiaro di Torino, dal 1999 è tornato a vivere stabilmente in Germania. Ė stato a lungo corrispondente della Gazzetta dello Sport, per la quale, oltre ad occuparsi di calcio, ha seguito regolarmente la F.1 su tutti i circuiti del mondo. Continua a lavorare come giornalista nel settore dei motori, collaborando con il quotidiano La Stampa di Torino ed il mensile Quattroruote.

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