Padiglione Centrale Giardini © Francesco Galli per La Biennale di Venezia
Padiglione Centrale Giardini © Francesco Galli per La Biennale di Venezia
Le muse inquiete © Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

Le muse inquiete © Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

Quella che si può vedere quest’anno presso il Padiglione Centrale dei Giardini della Biennale di Venezia è una splendida ed esaustiva mostra. “Le muse inquiete. La Biennale di Venezia di fronte alla storia” – 29 agosto-8 dicembre 2020 – realizzata dall’Archivio Storico della Biennale – ASAC, curata per la prima volta da tutti i direttori dei sei settori artistici (Arte, Architettura, Cinema, Danza, Musica, Teatro) e con la collaborazione di Istituto Luce-Cinecittà e Rai Teche e di altri archivi nazionali ed internazionali.

La Biennale di Venezia festeggia così i 125 anni dalla sua fondazione. Venne infatti fondata nel 1893 come organismo pubblico locale, avente come finalità la realizzazione di mostre internazionali d’arte da subito pensate con carattere ricorrente. La prima Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia si tenne invece nel 1985.

I curatori de Le muse inquiete © Andrea Avezzu per La Biennale di Venezia

I curatori de Le muse inquiete © Andrea Avezzu per La Biennale di Venezia

Cecilia Alemani (Arte), Alberto Barbera (Cinema), Marie Chouinard (Danza), Ivan Fedele (Musica), Antonio Latella (Teatro), Hashim Sarkis (Architettura) hanno attinto non solo ai materiali dell’Archivio storico della Biennale e dell’Istituto Luce-Cinecittà e Rai Teche, ma anche ai documenti dell’Archivio Centrale dello Stato, degli archivi della Galleria Nazionale Arte Moderna di Roma, all’IVESER (Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e della società contemporanea), alla Peggy Guggenheim Collection, al Tate Modern London, al Lima Amsterdam e molti altri.

Roberto Cicutto © Andrea Avezzu per La Biennale di Venezia

Roberto Cicutto © Andrea Avezzu per La Biennale di Venezia

È stato lo stesso presidente della Biennale Roberto Cicutto, nel presentare un film delle “Giornate degli Autori” con Andrea Purgatori (presidente delle “Giornate”), ha invitato gli spettatori a visitare la mostra ed ha ribadito di voler incrementare il dialogo tra le 6 arti della Biennale durante il suo mandato di presidenza.

I direttori hanno selezionato per questa mostra testimonianze, filmati rari e opere, costruendo percorsi di ricerca che si soffermano su quei momenti in cui il passato dell’Istituzione veneziana si è intersecato agli eventi della storia globale, manifestando e generando fratture istituzionali, crisi politiche ed etiche, ma anche nuovi idiomi creativi.

La mostra si articola nelle sale del Padiglione Centrale in un itinerario che attraversa le sei discipline: dagli Anni del Fascismo (1928-1945) alla guerra fredda e ai nuovi ordini mondiali (1948-1964), dal ’68 alle biennali di Carlo Ripa di Meana (1974-78), dal Postmoderno alla prima Biennale di Architettura fino agli anni ’90 e l’inizio della globalizzazione.

Le muse inquiete © Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

Le muse inquiete © Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

1934-38. Sono questi gli anni in cui Mussolini, Hitler, Goebbels e il Re visitano la Biennale, a indicare come fosse un importante palcoscenico per nuove alleanze tra Italia e il mondo. Nel giugno del 1934 Hitler è a Venezia per incontrare per la prima volta Mussolini. Scende in aereo al Lido. Il Duce lo va a salutare. Volpi e Mariani prelevano il Cancelliere tedesco e lo portano subito ai Giardini a visitare la Biennale. Gli viene offerto in dono una veduta lagunare di Fioravante Seibezzi che il Führer rifiuta aggiungendo «Non rende Venezia per me». Si ferma poi a osservare un dipinto: “Barche” di Memo Vagaggini, pittore toscano realista.

Maraini fa notare a Volpi l’interesse del Cancelliere e dice «Che lo regalo mi». Hitler accetta accennando un sorriso. Sono poche le opere apprezzate dal Führer, che si sofferma anche innanzi al quadro della scultrice sovietica Vera Mukhina, “Contadina” e il dipinto di Manet “La signora dei ventagli” del 1874. Del padiglione della sua Germania non apprezza né le opere e neppure l’edificio e aggiunge «io di pittura non m’intendo. Per capire la pittura bisogna fare i confronti. Non so farli. Io mi intendo di architettura. L’architettura mi piace». Nel 1937, a Monaco di Baviera, Hitler inaugura la mostra dell’Entartete Kunst (arte degenerata) mettendo al bando ogni espressione di arte moderna.

Le muse inquiete © Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

Le muse inquiete © Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

Adolf Ziegler, pittore rinascimentale, che aveva organizzato la mostra dell’arte degenerata viene nominato presidente della Camera delle arti del Reich e commissario per la partecipazione tedesca a Venezia. Prima dell’arrivo di Hitler in Italia il padiglione tedesco era stato modificato in stile neogreco dall’architetto Ernst Haiger, rendendolo più geometrico e razionalista. Permane sopra alla porta d’ingresso il simbolo della Germania nazista: l’aquila appoggiata alla svastica.

Nel Padiglione del “Libro” ai Giardini, disegnato da James Stirling, è allestita una rassegna dei manifesti delle manifestazioni di arte e architettura, cinema, danza, musica e teatro, dal 2000 al 2019. Presente anche la storia dei vari padiglioni fin dagli esordi, tra cui la trasformazione del padiglione della Germania nel corso dei decenni.

Le muse inquiete © Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

Le muse inquiete © Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

Hitler lascerà invece a Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del terzo Reich, che sbarca al Lido nel 1936 con il compito di occuparsi delle stelle e stelline del cinema. Goebbels tornerà alla Mostra negli anni a seguire, tanto da far diventare la manifestazione veneziana uno dei luoghi dove si cimenta l’Asse Roma-Berlino. A vincere la coppa Mussolini sono, non a caso film filogovernativi come Der Kaiser von Kalifornien di Luis Trenker (1936). Al di là del regime, le “Coppe Mussolini” assegnate ai film Italo-tedeschi provocheranno nel 1939 l’assenza di film americani.

Con questa mostra, che nasce in un periodo di instabilità globale fra catastrofi ecologiche, nuove pandemie e rivoluzioni sociali, la “Biennale di Venezia” si distingue così non solo come luogo di produzione e riflessione delle tendenze più innovative delle principali discipline artistiche contemporanee, ma conferma anche il suo ruolo di testimone privilegiato di molteplici cambiamenti, drammi e crisi sociali susseguitisi dalla fine dell’Ottocento a oggi, registrando come un sismografo i sussulti della storia.

Di estremo fascino le sale dedicate agli anni del Fascismo 1928-1945.

Alberto Barbera Andrea Avezzu per La Biennale di Venezia

Alberto Barbera Andrea Avezzu per La Biennale di Venezia

Gran parte della mostra si svolge attraverso filmati e il direttore del settore Cinema Alberto Barbera ha affermato: «Anche senza l’endorsement di Lenin, che lo indicò come la più importante fra tutte le arti (Hitler e Mussolini si sarebbero accodati in seguito), nulla avrebbe potuto impedire che il cinema diventasse lo specchio del Novecento, il testimone più affidabile del secolo scorso, l’occhio imperturbabile capace di registrarne gli avvenimenti di volta in volta festosi, tragici, quotidiani o epocali, fissandoli per sempre sull’emulsione fotosensibile. Non deve pertanto stupire che il cinema – accolto in Biennale con pari dignità rispetto alle Arti Visive, seppure con qualche decennio di ritardo – ne abbia condiviso pienamente la funzione di prisma cui il caso, o forse il destino, ha assegnato il compito di rispecchiare gli snodi cruciali della grande Storia del secolo breve, i momenti di svolta e gl’istanti di rottura. Di tutte le storie che i film hanno raccontato nella loro inesauribile vocazione narrativa, questa non è forse la meno interessante, sulla quale oggi più che mai vale la pena di interrogarsi».

Le muse inquiete © Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

Le muse inquiete © Cecilia Sandroni per il Deutsch-Italia

Tra i sei direttori, nella sezione dedicata al Teatro, c’è anche l’attore, regista, drammaturgo di fama europea, Antonio Latella (Castellammare di Stabia, 1967) che vive a Berlino dal 2004.

Vendita dei biglietti di mostra esclusivamente online. Ingressi ogni 30 minuti (con capienza massima di 200 persone per fascia oraria) Prezzo: intero 12 euro, ridotto studenti 8 euro / Per gruppi prenotati 10 euro Per prenotazioni gruppi e informazioni mbooking@labiennale.org

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Cecilia Sandroni, per formazione semiotico del teatro, è membro della Foreign Press di Roma come Italienspr (italienspr.com/global press), oltre ad essere un'esperta di relazioni internazionali nella comunicazione. Le sue competenze spaziano dal teatro-cinema, alla fotografia, al restauro, con la passione per i diritti umani. Indipendente, creativa, concreta, ha collaborato con importanti istituzioni italiane e straniere per la realizzazione di progetti culturali e civili.

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