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Landsberger Tagblatt

Il “Landsberger Tagblatt”

Tra le tante tristi storie di vite perdute a causa del Coronavirus, che le cronache ci raccontano ogni giorno, una unisce ancora di più, direttamente, Germania ed Italia. È quella di Patrizio Visentin, 67 anni, uno delle migliaia di gelatieri italiani che da decenni hanno portato in Germania la tradizione del gustoso alimento artigianale, tra i simboli per eccellenza del nostro Paese. Anche lui è caduto vittima dell’epidemia, in quell’Italia che aveva lasciato per cercare fortuna tanti anni fa e nella quale era voluto ritornare, per godersi la meritata pensione, dopo anni di duro lavoro all’estero. La sua storia l’ha raccontata il quotidiano bavarese “Landsberger Tagblatt”, con un lungo articolo dal bellissimo titolo: “Il maestro del gelato di Diessen è morto”.

Diessen-©-CC-BY-SA-3.0-Dark-Avenger

Diessen-©-CC-BY-SA-3.0-Dark-Avenger

Patrizio e la moglie Giuditta, veneti come la stragrande maggioranza dei gelatieri italiani sparsi in tutto il mondo (in Germania quelli aderenti all’Uniteis, la più importante delle loro associazioni, sono circa 1.000, in rappresentanza di 2.200 gelaterie) si erano trasferiti alcuni decenni orsono a Mülheim, nella Ruhr, Nord-ovest della Germania. Lì avevano aperto una gelateria che negli anni sarebbe diventata leggendaria, frequentata da artisti, musicisti e attori teatrali. Nel 2011 il desiderio di spostarsi un po’ più vicino alla loro terra natale li aveva portati, appunto, a Diessen, splendida cittadina bavarese, sulle rive dell’Ammersee, uno dei più bei laghi a contorno di Monaco. Lì avevano rilevato la “Casa del Gelato”, proprio sulla strada principale di scorrimento che attraversa la città. Immediato il successo, per la qualità dei prodotti, ma anche per la simpatia che la coppia italiana emanava. Giuditta al bancone, a servire coni e coppette, ma volentieri anche un bicchierino di grappa o un calice di prosecco. Patrizio nel laboratorio retrostante a realizzare le sue creazioni fresche e cremose, prime tra tutte il gelato al cioccolato, per le quali il locale era famoso. Due anni fa Patrizio avvertì il desiderio di tornare in Italia. Ma nel suo paese d’origine, in provincia di Belluno, ormai non c’erano più né parenti, né amici, di qui la decisione di stabilirsi a Bergamo, per stare più vicino alla loro figlia Lisa, che nel frattempo si era a sua volta trasferita per lavoro a Milano. La moglie Giuditta, invece, aveva preferito restare ancora per qualche tempo a Diessen.

Bergamo all'alba © CC-BY-SA-2.0 hozinja Flickr

Bergamo all’alba © CC-BY-SA-2.0 hozinja Flickr

Ma sei giorni dopo il suo 67° compleanno Patrizio, colpito dal Coronavirus che in quelle zone della Lombardia sta facendo registrare il più alto, drammatico, numero di vittime in Europa, non ce l’ha fatta. Giuditta stessa ha comunicato la notizia della scomparsa del marito agli amici della città bavarese, ringraziando con un toccante messaggio riportato dallo stesso “Landsberger Tagblatt” per la partecipazione al dolore suo e della sua famiglia, rivolgendo anche un accorato appello ai loro concittadini tedeschi: «Noi stiamo tutti bene, ma come tutti non possiamo uscire. Qui è davvero una catastrofe: restate a casa».

Un invito che ormai tutti i tedeschi stanno accettando, giorno dopo giorno, mentre i contagi aumentano ed anche, purtroppo, i morti, pur se non con cifre paragonabili a quelle italiane.

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Nato a Perugia ha la Germania come sua seconda Patria. Oltre a quella italiana, possiede anche la cittadinanza tedesca. Dopo aver lavorato, tra gli anni ‘80 e ‘90, come capo ufficio stampa del Gruppo Fiat a Francoforte ed a Londra e successivamente dell’Italdesign-Giugiaro di Torino, dal 1999 è tornato a vivere stabilmente in Germania. Ė stato a lungo corrispondente della Gazzetta dello Sport, per la quale, oltre ad occuparsi di calcio, ha seguito regolarmente la F.1 su tutti i circuiti del mondo. Continua a lavorare come giornalista nel settore dei motori, collaborando con il quotidiano La Stampa di Torino ed il mensile Quattroruote.

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