Philipp KLEIN Sulla spiaggia di Viareggio © Landesmuseum Hannover
Philipp KLEIN Sulla spiaggia di Viareggio © Landesmuseum Hannover
Max LIEBERMANN, Biergarten, 1915 circa, olio su tela (© Landesmuseum Hannover

Max LIEBERMANN, Biergarten, 1915 © Landesmuseum Hannover

Quando si parla di “Impressionismo”, la mente dell’appassionato d’arte viaggia alla velocità della luce impressa sulle meravigliose tele di Monet, Manet, Renoir, Degas, Pissarro e Cézanne. Se da un canto, però, è indubbio che la Francia sia stata la fucina principale de “L’Impressionnisme”, dall’altro la critica è oggi concorde nell’affermare che quel nuovo linguaggio parlato dall’arte francese, tra il 1860/70 e il 1920, si propagò a livello internazionale, trovando grande diffusione anche in Germania, Belgio, Inghilterra e, per alcuni versi, in Italia.

Lovis CORINTH, Mucche al pascolo, 1903 © Landesmuseum Hannover

Il minimo comune denominatore dell’indirizzo artistico del tardo Ottocento fu rappresentato dal nuovo modo dell’artista di volgere lo sguardo alla realtà circostante: l’impressionista si chiuse dietro l’uscio del proprio atelier per entrare in contatto diretto con la natura e dipingere en plein air, prediligendo la ricerca dell’ombra prodotta dalla luce naturale piuttosto che riprodurre sulla tela il chiaroscuro risultante dalla luce artificiale nell’ambiente chiuso, allontanandosi dalla tradizione del precedente periodo. L’artista riscoprì il piacere di immortalare il paesaggio come una realtà in movimento, con pennellate veloci e accostamenti di colori non mescolati, sulla scorta delle teorie scientifiche sui colori complementari del chimico francese Eugène Chevreul.

In Italia, i primi artisti a dipingere all’aperto furono i “Macchiaioli”, un gruppo di pittori toscani attivi a Firenze e nelle campagne circostanti già a partire dalla metà del XIX secolo.

Fautori di una pittura a “macchie” impresse sulla tela, i Macchiaioli furono assimilati ai colleghi francesi già a partire dal 1880 dal critico Diego Martelli che ne fu importante sostenitore. Nelle tele macchiaiole non mancarono le affinità con l’indirizzo francese, ma il movimento italiano ne rimase di fatto indipendente, poiché fu caratterizzato non solo dalla centralità del disegno del quale i Macchiaioli non poterono mai fare a meno, ma anche da un forte elemento identitario legato alle radici della tradizione artistica toscana e al peculiare paesaggio regionale riprodotto nelle opere.

Leonhard SANDROCK Piroscafo nel cantiere navale, 1911 © Landesmuseum Hannover

La scuola impressionista trovò terreno fertile anche tra diversi artisti tedeschi. Questi ultimi scelsero di rappresentare spesso l’Italia nelle loro opere, lasciandosi affascinare dai panorami suggestivi, dalla calda luce mediterranea, dalla ricchezza della storia dei siti archeologici e delle città d’arte che già a partire dal XVII secolo avevano ispirato il viaggio di molti intellettuali europei in quello che Goethe aveva definito “il Paese dove fioriscono i limoni”, allo scopo di arricchire la propria cultura.

Regione autonoma Valle D'Aosta

Regione autonoma Valle D’Aosta

La pittura tedesca del periodo compreso tra il 1890 e il 1930 è il tema della mostra “Impressionismo tedesco. Liebermann, Slevogt, Corinth dal Landesmuseum di Hannover”, inaugurata l’11 luglio ad Aosta, presso il Museo Archeologico Regionale, con il patrocinio dell’Assessorato del Turismo, Sport, Commercio, Agricoltura e Beni culturali della Regione autonoma Valle d’Aosta.

Grazie alla sinergica collaborazione tra Italia e Germania è stato possibile portare, per la prima volta nel Belpaese, una prestigiosa selezione di 72 opere provenienti dal Landesmuseum di Hannover, la maggior parte delle quali non sono mai state esposte al di fuori dalla Germania.

Con la curatela di Thomas Andratschke, responsabile della sezione “Nuovi maestri” del museo tedesco e di Daria Jorioz, storica dell’arte e dirigente della Regione autonoma Valle d’Aosta, il percorso espositivo si snoda in tre sezioni, suddivise cronologicamente e per tema.

Georg GREVE-LINDAU, Via Senese (vista dal giardino di Villa Romana vicino Firenze), 1912-13 © Landesmuseum Hannover

Georg GREVE-LINDAU, Via Senese (vista dal giardino di Villa Romana vicino Firenze), 1912-13 © Landesmuseum Hannover

La mostra si apre con la pittura di paesaggio, molto diffusa nell’Europa del XIX secolo, presentando le opere dei pionieri dell’Impressionismo tedesco tra il 1828 e il 1890, quali Carl Blechen, Franz Lenbach e Hans Thoma. Come nella corrente impressionista francese, il pennello trova la sua guida nello sguardo del pittore, ma la visione soggettiva della realtà da parte del paesaggista tedesco è differente e questo si riflette nel risultato pittorico: nelle tele tedesche ci sono la profondità nella resa del soggetto e la colorazione “terrigna” che mancano in quelle francesi.

Il corpus che arricchisce la seconda tappa della mostra raccoglie diversi lavori del “triumvirato” dell’Impressionismo tedesco: Liebermann, Slevogt, Corinth, i pittori-incisori che diventarono i maggiori rappresentanti del movimento impressionista tedesco dopo la “Secessione berlinese”, fondata da Liebermann nel 1898, in conseguenza della quale Berlino diventò il centro dell’Impressionismo tedesco. Il visitatore può ammirare sculture in bronzo, autoritratti degli artisti, scene di vita quotidiana e studi di animali incisi all’acquaforte, ma anche diversi dipinti come la prima opera en plein air di Slevogt, “Il pittore a Capri”, un piccolo capolavoro del 1889, ritratto come se fosse una foto ricordo di se stesso durante un viaggio di studio in Italia. Attraverso un consistente numero di tele si possono inoltre seguire le orme dei paesaggisti tedeschi che, alla fine del XIX, si spostarono verso le campagne, creando vere e proprie colonie di artisti che furono presenti in tutta l’area della Mitteleuropa fino allo scoppio della Prima guerra mondiale.

Max SLEVOGT, Il pittore a Capri, 1889, © Landesmuseum Hannover

Conclude questo viaggio nell’Impressionismo tedesco la sezione dedicata ai pittori tedeschi che diffusero la corrente teutonica impressionista in altre città della Germania diverse da Berlino, come Monaco di Baviera, Dresda e Francoforte. Ci sono opere bellissime di August Gaul, Heinrich von Zügel, Hans am Ende, Otto Modershon, Leonhard Sandrock, Ulrich Hübner, Philipp Klein, Georg Greve-Lindau, Paul Baum, Max Feldbauer, nomi di artisti che, per la maggior parte, sono sconosciuti anche in patria, ma che sono “piccole stelle” che riuscirono a vivere della propria arte senza però salire fino alla vetta della gloria. Quest’ultima è una sezione preziosa per chi ammira la mostra perché sottrae all’oblio diversi lavori che generalmente sono relegati nei depositi delle grandi collezioni pubbliche tedesche. A questo proposito, il catalogo bilingue che correda l’esposizione (redatto da Daria Jorioz e Thomas Andratschke, pubblicato dalla casa editrice Silvana Editoriale, 176 pagine 23,75 euro) sceglie di presentare questi artisti e le loro opere in maniera topografica piuttosto che tematica, con esaustive descrizioni della biografia e dell’attività anche attraverso molte illustrazioni.

È giunta l’ora di avviarsi all’uscita di questa esposizione che, per la selezione delle opere e il fil rouge che le lega all’evoluzione dell’arte europea di fine Ottocento, è un evento culturale unico per ammirare uno scorcio dell’arte tedesca che forse pochi conoscono e che rimarrà aperto al pubblico presso le sale del Museo Archeologico Regionale di Aosta fino al 25 ottobre 2020.

La mostra in corso presso il Museo Archeologico Regionale di Aosta

© Youtube RegVdA – Regione autonoma Valle d’Aosta

Concetta De Mauro
Nata a Taranto, vive e studia a Roma. Laureanda in Giurisprudenza presso l'Università "La Sapienza" di Roma, ama il mare e il rispetto dell'ambiente. Le sue passioni: arte, letteratura, teatro e cinema.

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