Antonio Milo
Antonio Milo

Antonio Milo

Classe 1968, appassionato di recitazione sin da piccolo, avendo spiccate doti naturali, ha studiato per diventare un attore e il suo esordio è stato in teatro. La sua prima volta al cinema, invece, è stata nel 1993, nel film: “Caro Diario”, di Nanni Moretti. Poi tanti altri: Nottetempo, Il Figlio della luna, Una strana infedeltà, Cefalonia, L’amore a domicilio, Bentornato Presidente etc. Ma è nella fiction e nelle serie televisive, probabilmente, che Antonio Milo è più conosciuto, lavorandoci da più di venti anni. Da “Gente di mare” in poi ne ha fante molte: La Squadra, Distretto di Polizia, Cuore, Joe Petrosino, il Paradiso delle Signore, Assunta Spina, Gomorra-la serie (dove interpreta il ruolo di “O trovatello”), il Figlio della Luna, Maltese – il Romanzo del Commissario (distribuita dalla tedesca ZDF Enterprises), L’Amica Geniale (dove interpreta il ruolo di Silvio Solara il capofamiglia). In America, dell’Amica Geniale (my Brilliant Friend), è stata fatta una mini serie con un grande successo. E per ultimo Il Commissario Ricciardi, dove interpreta il ruolo del Brigadiere Maione, con indici di ascolto altissimi.

Lei è nato a Castellammare di Stabia (NA), a che età ha capito che questo sarebbe stato il suo mestiere, e che cos’è che l’ha convinta definitivamente. È stato un caso, qualcosa che lei ha voluto fortemente e in cui ha sempre creduto, o altro?
Nella mia famiglia si è sempre masticato teatro, si organizzavano dei pullman per andare a teatro al “San Carlo” a Napoli, io ho avuto la fortuna di vedere gli ultimi spettacoli di Edoardo De Filippo, come regista, mi sono reso conto che avrei potuto fare questo mestiere intorno ai 18 anni ed è stato per puro caso. Il professore di religione, della scuola che frequentavo, stava preparando uno spettacolo per Natale, ed io fui scaraventato, insieme ad un amico, sul palcoscenico. Invece di essere terrorizzato dalla paura, mi trovai perfettamente a mio agio, provai quasi una sensazione di benessere. Lì, è nata la scintilla per questo mestiere, alimentata nel tempo dalla frequentazione di una scuola di teatro a Castellammare, paese dove risiedevo e che era una fucina di varie scuole teatrali amatoriali. Poi ho vinto una borsa di studio per una scuola di teatro a Napoli, diretta allora dal bravissimo attore Ernesto Calindri, e da lì poi è partito tutto.

Una volta arrivato a Roma ha fatto scuola di teatro? C’è un incontro con una persona che ha cambiato la sua vita professionale?
A me piace dire la frase: “La vita è l’arte dell’incontro”, perché in realtà gli incontri con delle persone che hanno contato nel mio cammino professionale sono più di uno. Il primo è senz’altro quello con Armando Pugliese, un regista con sui ho lavorato per tanti anni. Grazie a lui ho potuto fare produzioni come “Masaniello”, che abbiamo portato anche a Parigi, con tournée di tre anni, lavorando con attori come Lina Sastri, Silvio Orlando ed altri ancora. L’incontro con Pugliese è stato per me molto importante e formativo. Un’altra persona importante è stato Riccardo Milani, perché è stato colui che in una certa maniera mi ha sdoganato dal ruolo di attore teatrale, portandomi nel cinema e nella fiction. Una sera venne a vedermi a teatro, proprio nel periodo che stava preparando il casting per i film “Cefalonia”. Mi prese nel film, con una parte molto bella e importante. Questo poi mi ha aperto le porte per l’audiovisivo, la fiction. Anche l’incontro con Carlo Degli Esposti, della Palomar, è stato importante, lui era il produttore di Cefalonia e dopo mi ha voluto per due stagioni nella serie TV “Gente di mare”.

Come tanti suoi colleghi, lei fa teatro, cinema e fiction.  C’è un genere dove si trova meglio e per il quale si sente più portato, oppure uno vale l’altro?
Io sono per la recitazione totale, anche come formazione sono convinto che un attore debba sapere far tutto e deve essere capace di cambiare genere. Nasco come attore di teatro, ma anche il set mi piace molto perché ti dà la possibilità di esprimerti in maniera diversa.

Ci può raccontare come è riuscito ad ottenere la parte del brigadiere Maione? Immagino avrà fatto dei provini. L’hanno presa subito o ha dovuto farne più di uno? È vero che si è dovuto ingrassare un po’ per entrare nel personaggio?
Dunque, per la parte del brigadiere Maione ho fatto solo un provino e mi hanno preso subito. È stata una soddisfazione enorme, ma anche una grande responsabilità, perché Maurizio de Giovanni, come autore, aveva ed ha un grande seguito di lettori e tutta la troupe, quando giravamo gli episodi, percepiva questa responsabilità. Siccome la parte richiedeva un uomo corpulento, perché gioca anche sulla fisicità del personaggio, sono dovuto arrivare a pesare 120kg. Adesso sto facendo una dieta, e piano, piano sto dimagrendo anche se con tanti sacrifici, perché io ho la passione per la cucina e per me è una tragedia.

Maione ha un ruolo molto importante nel meccanismo della fiction. È un personaggio fondamentale, praticamente un co-protagonista. Quanto c’è di Maione in Antonio Milo, e se c’è, avete dei punti in comune?
Alcuni punti ci sono, anche se sono due uomini che vivono in due epoche diverse. Li accomuna l’amore per la propria famiglia, per i figli, per la terra in cui vivono e per le sue tradizioni, per la giustizia e per l’accoglienza, l’impegno e la comprensione verso gli ultimi, vedi il rapporto che c’è tra Maione e Bambinella.

Che rapporto ha con la musica? Le piace e se si quale genere?
Sono nato in una famiglia dove la musica è stata un elemento fondamentale, mia madre me la ricordo che cantava quasi sempre, anche e soprattutto quando aveva nella pancia noi figli. Vengo da una terra dove il canto, la melodia e la musica sono parti integranti del costume e delle tradizioni. Personalmente sono un appassionato di Pino Daniele e del suo blues contaminato dai suoni e dai ritmi mediterranei.

Tra i tanti ruoli o parti che ha interpretato, ce n’è una in particolare che le ha fatto capire che finalmente anche gli altri la consideravano un bravo attore?
Ho interpretato tanti ruoli e personaggi e molti di questi mi hanno fatto conoscere al pubblico, ma quello che ha più colpito la gente e mi ha dato una notorietà superiore a tutte le altre è, senza dubbio, il Brigadiere Maione, braccio destro del commissario Ricciardi. Intanto perché è un personaggio recente e quindi è ancora negli occhi e nella mente del pubblico televisivo. Ma anche perché è un personaggio articolato con tante sfaccettature, che a me è piaciuto subito e in cui ho messo il massimo impegno e passione nell’interpretarlo. E questo la gente lo ha percepito, ricambiandomi con tanto affetto.

Progetti attuali, progetti futuri e, se lo ha, un sogno nel cassetto?
Ho appena finito di girare un film, con Sergio Rubini, sui fratelli De Filippo. È praticamente la storia del loro esordio a teatro. Io faccio la parte del loro impresario, il cavaliere Audicino, che fu anche l’impresario di Totò. Dovrebbe uscire al cinema a settembre, pandemia permettendo. Poi in cantiere ci sono un paio di cose, di cui purtroppo non posso parlare. Ma c’è anche un progetto, insieme a De Giovanni e Adriano Falivene, di portare i nostri personaggi (Maione e Bambinella) a teatro. Il sogno nel cassetto? Beh, è quello a cui aspiro da molto tempo: fare un film o una fiction con un ruolo da protagonista. Mi auguro prima o poi di riuscirci.

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