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Olaf Scholz

Olaf Scholz

È un guaio avere un politico come vicino. Olaf Scholz, ministro delle Finanze, leader dei socialdemocratici, e candidato alla Cancelleria con poche speranze di vittoria, è poco amato dai suoi coinquilini. Non per motivi ideologici. Magari votano, o voterebbero per lui, però preferirebbero che abitasse altrove.

I tedeschi sono litigiosi. In media ogni mese un migliaio di liti tra vicini finisce in tribunale, ma il dato è vecchio. In pandemia, a causa della clausura, le liti sono aumentate, e i magistrati si trovano sommersi da pratiche futili. Difficile trovare un compromesso, e le guerre di pianerottolo durano per anni, per decenni, sempre riattizzate da nuovi motivi. Il sogno di avere un giardino si trasforma spesso in un incubo, e la staccionata che divide la proprietà da quella del vicino diventa una sorta di cortina di ferro da difendere dal nemico. Le ditte che producono reti, grate, paletti, fanno affari, sono in pieno boom. Ora vengono richieste barriere, anche di plastica, che impediscano la vista al vicino. L’estetica non importa purché la barriera sia impenetrabile. La vicinanza è regolata da nome precise, dall’ora a cui si può tosare l’erba al barbecue, ai tradizionali nanetti da giardino. Qualcuno trova che offendano il buon gusto, secondo me con ragione. Si litiga anche perché il vicino non taglia l’erba, e lascia il prato incolto. Un’offesa all’ordine teutonico.

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Potsdam © il Deutsch-Italia

Olaf Scholz non ha un giardino, da un paio di mesi si è trasferito in un palazzo nel centro di Potsdam, la capitale del Brandeburgo, a venti chilometri da Berlino. E il condominio ha perduto la sua pace, informa il settimanale “Der Spiegel”. Perché il Ministro non vive nella Capitale, vicino al suo posto di lavoro? Colpa della moglie Britta, ministro dell’Istruzione e della famiglia nel Land che circonda la metropoli. Olaf, giustamente, preferisce favorire la consorte.

Un vicino protesta: «Gli Scholz non si sono presentati e non ci hanno neanche scritto avvertendo che sarebbero venuti ad abitare nel nostro palazzo». Adesso è finita la pace. Ogni ora una pattuglia controlla la strada, e tiene d’occhio i vicini: gli Scholz hanno diritto a essere protetti, ma la polizia esagera. La settimana scorsa l’amministratore della casa ha vietato l’ingresso ai poliziotti che volevano compiere un giro di controllo piano per piano. I coinquilini hanno inviato una lettera ufficiale al capo della polizia di Potsdam, chiedendo di sospendere immediatamente le azioni di disturbo: non siamo un pericolo per Herr Scholz. Gli abitanti del palazzo vengono fermati all’ingresso, e si impedisce anche la consegna di pacchi. Potrebbero nascondere una bomba? Un ministro deve essere protetto, ma i controlli andrebbero concordati.

protestaA Potsdam si ricorda uno storico aneddoto: il re di Prussia, Federico II, voleva abbattere il mulino del mugnaio Arnold, troppo vicino alla sua residenza di Sanssouci. Ma un giudice diede ragione a Arnold. Da allora si dice: c’è un giudice a Berlino, la giustizia tedesca difende i normali cittadini anche contro un sovrano. Ma, sempre che non sia una leggenda, la lite tra vicini avvenne nel Settecento. Oggi come andrà a finire?

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© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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