Olympiastadion Berlin © il Deutsch-Italia
L'apertura delle Olimpiadi del '36 © Bundesarkiv B 183-G00372 © CC BY-SA 3.0

L’apertura delle Olimpiadi del ’36 © Bundesarkiv B 183-G00372 © CC BY-SA 3.0

Nel centenario delle Olimpiadi di Hitler, quelle del 1936, perché non organizzare i giochi insieme, Berlino con Tel Aviv? Lo propongono Richard Meng, presidente del Società olimpica della Capitale, e Frank Kowalski, che fu l’amministratore e organizzatore dei campionati di atletica leggera che si svolsero a Berlino tre anni fa. E il Comitato olimpico di Israele sarebbe già d’accordo.

«L’Olimpiade del ‘36 fu manipolata per motivi politici», ricorda il socialdemocratico Andreas Geisel, senatore agli interni e responsabile per lo sport, «i giochi dovevano esaltare il nazismo». Il mondo si lasciò ingannare, e sedurre. Fu un trionfo per Adolf Hitler, si preferì non vedere le discriminazioni contro gli atleti ebrei. Diversi Paesi per non guastare i rapporti con il Führer, preferirono collaborare, non includendo ebrei nelle loro squadre. Si elogiò la perfetta organizzazione, i nuovi impianti sportivi. In tre anni, Hitler era riuscito a far uscire la Germania dalla crisi economica. Altri tre anni e Hitler avrebbe invaso la Polonia dando inizio al conflitto mondiale.

Andreas Giesel © CC BY-SA 4.0 Nicola WC

Andreas Giesel © CC BY-SA 4.0 Nicola WC

Una proposta ideale difficile da realizzare, tra Berlino nel cuore d’Europa e Tel Aviv in Medio Oriente sul Mediterraneo? Niente affatto, se si collabora subito, quindici anni sono un tempo breve. In Israele si potrebbero svolgere le regate, e le gare di nuoto. Tel Aviv, 436mila abitanti, è una città giovane, fondata nel 1909, abitata da giovani. Potrebbe ospitare anche le gare degli ultimi sport ammessi ai giochi, dal ping-pong allo sci acquatico, allo skate board. Magari non in contemporanea con le competizioni in corso a Berlino, metropoli da tre milioni e mezzo da abitanti. «Sarebbe un forte messaggio al mondo», continua Geisel, «di pace e di fraternità nello spirito olimpico di De Coubertin». È un modo di riconosce una colpa.


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I giochi di Berlino furono esaltati da Leni Riefenstahl con il suo film “Olympia”, ma vengono ricordati per le vittorie di Jesse Owens, l’atleta di colore che rovinò una giornata a Hitler vincendo una medaglia d’oro sotto i suoi occhi. Un tragico paradosso è che le Olimpiadi furono assegnate a Berlino negli Anni Venti, durante la Repubblica di Weimar, grazie all’impegno di influenti personalità ebraiche. Ci riuscirono perché la Germania avrebbe dovuto ospitare i giochi nel 1916, ma l’Olimpiade non si disputò a causa della guerra. Gli ebrei vedevano nei giochi uno strumento di pacificazione e di normalizzazione dei rapporti internazionali. Hitler era contrario, lo spirito olimpico contrastava con l’ideologia nazista, di una razza superiore e dominante. I giochi furono assegnati a Berlino nel 1931, due anni dopo Hitler conquistò il potere e cambiò idea.

Nel 1987, nella Berlino divisa dal “Muro”, fu celebrato il 750esimo anniversario della fondazione. Una data fittizia, inventata da Goebbels, nel 1937, per ricordare i 700 anni della Capitale del III Reich, e ripetere il trionfo mondiale dell’Olimpiade con la svastica. Le due parti della metropoli fecero a gara. E vinse l’Est. Perché per una dittatura è sempre più facile lavorare in fretta senza badare alle leggi e ai reali interessi dei cittadini. Il regime compì uno sforzo immenso, tutte le scarse risorse del Paese furono impiegate per battere la parte capitalista. Io scrissi un lungo reportage, e commentai che Berlino Est è più bella di quella occidentale, e fui accusato di essere un comunista. Ma dicevo una cosa evidente, parlavo dei monumenti, quel che era rimasto dopo la guerra, come osservare che la Roma del Colosseo e dei Fori Imperiali è più bella dei quartieri moderni, di Prati e dei Parioli.

Nell’entusiasmo, fu lanciata l’idea di organizzare le Olimpiadi del Duemila a Berlino, anche se si prevedeva che sarebbe stata ancora divisa dal “Muro”. I giochi nonostante la divisione. E forse sarebbe stato possibile per i tedeschi dell’Est e dell’Ovest tornare a gareggiare insieme, come era avvenuto per l’ultima volta nel 1960 a Roma. Gli ultimi giochi a dimensione umana. Ma il Muro sarebbe crollato appena due anni dopo, nessuno l’aveva previsto.

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© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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