La Clayallee © il Deutsch-Italia
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Sulle strade regionali intorno a Berlino si viaggia tra file di alberi ombrosi per chilometri, le Allée del Brandeburgo. Belle, fresche, e mortali? Ogni anno decine di automobilisti muoiono schiantandosi contro una quercia, un pioppo, un acero, un tiglio, un platano. In tutta la Germania, a perdere la vita uscendo di strada e finendo contro un albero nel 2014 sono stati 555. Questi sono gli ultimi dati disponibili. Circa un terzo dei morti per incidenti su strade provinciali è vittima degli alberi.

Che fare? Abbattiamoli è la risposta di molti politici locali. E in alcuni Länder i municipi hanno ricevuto perfino premi se hanno eliminato alberi lungo le strade. Lo scrittore Theodore Fontane (1819-1898) nelle “Passeggiate nel Brandeburgo”, ne decanta il fascino, ma lui viaggiava in carrozza. O vagava a piedi. Oggi, basta un attimo di distrazione, un’occhiata al cellulare, o una birra di troppo, si va veloci, ed è la fine. Meglio rinunciare alla poetica bellezza?

© il Deutsch-Italia

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I Verdi probabilmente torneranno al governo federale l’anno venturo. E, se non ci fosse stato il Covid a cambiare le intenzioni elettorali dei tedeschi, la Germania avrebbe potuto avere il primo Cancelliere ecologico. Ma i dati illudono: la natura non è sempre al primo posto, se mette in pericolo vite umane, e posti di lavoro. Con buona pace di Greta, i tedeschi non esagerano con l’ecologia.

All’ultima riunione di condominio nel mio palazzo a Berlino si è discusso sulla sorte di un vecchio pioppo, che nel cortile svetta fino al quinto piano. Si inclina sempre più, che fare? Tagliamolo, ha proposto qualcuno, ci sarà più posto per le biciclette. Una mia vicina e io ci siamo battuti per l’albero. “Perché?” Ci ha chiesto il ciclista. “Perché è bello”, ha risposto la mia alleata.

I pini di Roma © il Deutsch-Italia

I pini di Roma © il Deutsch-Italia

La stessa situazione l’ho vissuta parecchi anni fa a Milano. Nel cortile della mia casa di ringhiera sopravviveva un solo albero, ma gigantesco. Un gruppo di inquilini voleva tagliarlo perché faceva ombra. “È quello che deve fare un albero”, mi opposi con altri co-inquilini. E vincemmo. Sono tornato a vedere la mia casa, un paio d’anni fa. Nel cortile, solo auto parcheggiate.

A Roma, leggo, vogliono abbattere tutti i pini perché fragili, si schiantano sulle auto per il vento. I pini sono deboli perché non vogliono spendere per potarli. Soldi sprecati?

Annemarie Wilitkzi ha censito tutti gli alberi del Brandeburgo: le Allée alberate erano lunghe circa 12mila chilometri nel 1990, subito dopo la riunificazione, oggi sono ridotte a 4.131 chilometri. Ed erano molto più lunghe in questa regione che nel resto della Germania Est, negli Anni Sessanta, ma la DDR non sprecava i suoi marchi per il verde.

Alberi © il Deutsch-Italia

Alberi © il Deutsch-Italia

Le piante tagliate, perché malate, dovrebbero essere rimpiazzate. Nel 2018 hanno abbattuto 5.001 piante, ma ne hanno ripiantate appena 2.118. C’è un problema: fino al 2009 gli alberi dovevano essere a almeno 4,50 metri dalla carreggiata, oggi a 7,50 metri, ma solo per i nuovi filari. I contadini si oppongono, non vogliono cedere i loro terreni alle cifre stabilite dall’amministrazione.

Il venti per cento delle Allée si trova nel Brandeburgo. Nelle altre regioni si cerca di preservare quelle che restano. Sulla Bergarten Allée di Hannover i tigli furono piantati nel 1716. Si decise di abbatterli perché erano malati, li hanno salvati in extremis perché sono un bene storico, un’opera d’arte come un monumento. Sopravvivono puntellati e monitorati ogni mese. Ma dal 2017 al 2018, lungo le strade in Germania sono scomparsi sedicimila alberi.

 

© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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