Grecia

© damiano meo – archivio fotografico fondazione migrantes

In un periodo molto complesso come questo che stiamo vivendo in cui l’emergenza coronavirus sta assorbendo, giustamente, tutta l’attenzione dei mass media si tende a sottovalutare altre problematiche di ordine sociale che non scompaiono magicamente per il solo fatto di non stare sotto le luci dei riflettori dell’informazione. Uno molto grave è quello del senso di sicurezza, percepita e reale, che in molte parti d’Italia (e non solo) vede anche nella cronaca quotidiana evidenti episodi che non andrebbero trascurati. È indiscutibile il fatto che la massiccia immigrazione di questi ultimi anni porti con se anche problemi di questo tipo, se non fosse altro che per una semplice ragione di calcolo statistico. I numeri parlano da soli: i dati aggiornati al 15 febbraio ci dicono infatti che gli sbarchi nel 2020 sono saliti a 2.010 contro i 215 dello stesso periodo del 2019. conti alla mano un aumento di quasi 10 volte. Le nazioni di provenienza dei profughi o migranti per ragioni economiche sono principalmente Iraq, Algeria, Bangladesh, Costa d’Avorio, Guinea, Iran, Tunisia, Marocco, Mali e Nigeria. Da rilevare che non ha avuto alcun effetto sulle politiche del Governo Conte 2 l’allarme terrorismo giunto dalla Libia, secondo cui tra i 3mila mercenari siriani inviati da Ankara a Tripoli e appartenenti a milizie jihadiste e di al-Qaeda, alcune decine di costoro «ha iniziato a lasciare il territorio libico alla volta dell’Italia» e «almeno 17 sono già arrivati» nella Penisola. Lo sostiene l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), Ong con sede a Londra e vicina ai ribelli anti-Assad, citando “fonti affidabili”. «Una volta arrivati in Libia, hanno deposto le armi e sono andati in Italia e alcuni di loro in Algeria come via per passare in Europa» ha riportato ancora l’Ondus citando anche «parenti e persone loro vicine».

Molti sono poi gli sbarchi non registrati. Un effetto questo del boom di “sbarchi fantasma” riscontrato nel Sulcis lo scorso mese di gennaio. Giorno dopo giorno, raccontano le cronache locali provenienti da questo punto meridionale della Sardegna, sono stati contati arrivi ed approdi più o meno autonomi. Il Sulcis, per ragioni geografiche, è da sempre esposto al fenomeno degli sbarchi, fantasma e non. L’Algeria da qui non è molto lontana, la rotta da seguire in mare è molto più corta rispetto a quella libica o tunisina, con rischi molto più ridimensionati per chi decide di salpare dalle coste del Paese nordafricano.

Anche la Germania si è preoccupata di possibili “infiltrati” nelle fila di quanti approdano nella penisola italiana.

Horst Seehofer

Horst Seehofer © Kremlin.ru

La notizia degli interrogatori dei servizi segreti interni tedeschi in Italia era arrivata solo lo scorso anno, quando la Germania annunciava l’ennesima stretta sui migranti che cercavano di attraversare il confine. La polizia federale tedesca aveva ricevuto l’ordine di effettuare più controlli ai confini per fermare i clandestini che tentano di entrare nel Paese violando le regole sull’immigrazione. Ad annunciare la chiusura delle frontiere all’epoca era lo stesso ministro dell’Interno Seehofer (CSU): «La polizia federale condurrà controlli flessibili a tutte le frontiere tedesche», ebbe a dire. Inoltre, come ha spiegato un po’ di tempo fa il quotidiano tedesco “Berliner Sonntagsblatt”, l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV, ossia i servizi segreti interni tedeschi) respinge sempre più richieste di asilo avanzate dai migranti sbarcati in Italia e a Malta dopo essere stati soccorsi nel Mediterraneo centrale. Come spiegato dal quotidiano, tra aprile e ottobre scorso, su 323 profughi interrogati dal BfV nei centri di accoglienza in Italia e a Malta, ben 47 casi avevano sollevato problemi di sicurezza portando così alla bocciatura della richiesta di asilo. Se si fa poi un confronto tra marzo 2018 e l’aprile scorso, gli interrogatori sono stati 324, con appena 10 casi in cui sono emerse questioni di sicurezza che hanno condotto al respingimento della domanda di protezione internazionale. Nei quattro Paesi europei più colpiti dagli attacchi terroristici islamici – Regno Unito, Francia, Belgio e Germania – il numero degli estremisti islamici ufficialmente recensiti è di oltre 66.000. Un esercito pronto a colpire. Un esercito che destabilizza il processo democratico. I funzionari dell’intelligence hanno identificato 23mila estremisti islamici residenti in Gran Bretagna come potenziali terroristi. Questa cifra rivela la reale portata della minaccia jihadista nel Regno Unito. Impossibili da monitorare, tenendo conto, poi, che questi sono solo quelli “conosciuti”. In Germania, il numero dei potenziali jihadisti è esploso da 3.800 nel 2011 a 10mila, secondo Hans-Georg Maassen, ex presidente dell’Ufficio per la protezione della Costituzione poi rimosso da Merkel. Questi islamisti hanno costruito una rete del terrore che si estende fino ai gangli vitali degli Stati, come le polizie nazionali.

Villaggio di pescatori a Samos

Villaggio di pescatori a Samos

Anche in Grecia, Paese ricordiamolo che assieme all’Italia è maggiormente soggetto agli sbarchi via mare, l’immigrazione clandestina sta facendo enormi danni alla isole di fronte alla Turchia. Cosa fa un esercito di occupazione quando si installa in un Paese? Occupa la terra, costringe i residenti a seguire il suo stile di vita. Attua misure contro gli abitanti, propaganda le sue convinzioni e ricorre all’uso della forza per imporsi. Ecco, è proprio quello che sta accadendo in queste piccole isole greche da parte dei migranti che sembrano “dimenticare” che sono ospiti nella Repubblica ellenica, e costringono i greci a sentirsi ospiti nella loro stessa terra. Se qualcuno è un rifugiato di guerra o la sua vita è in pericolo nella sua patria, sarebbe opportuno che quando arriva nel Paese che gli offre asilo fosse grato ad esso, rispettasse la sua storia, il suo popolo, i suoi valori e le sue leggi. Lo stesso potrebbe valere per un immigrato che vuole recarsi in un Paese in cui spera di trovare un futuro migliore.

In Grecia, al contrario, gli immigrati clandestini (che i media chiamano “rifugiati”, cercando artificialmente di legalizzarli davanti alla coscienza morale dei cittadini) occupano spazi che non gli appartengono, usano la violenza, bloccano le strade, commettono reati contro il patrimonio pubblico, si comportano in modo aggressivo nei confronti dei residenti e della polizia, e affermano di sentirsi offesi quando vedono simboli che rappresentano il cristianesimo. Gli ospiti tentano di impadronirsi della casa.

Recep Tayyip Erdoğan © Kremlin.ru

Recep Tayyip Erdoğan © Kremlin.ru

Recep Tayyip Erdoğan non ha mai fatto mistero della volontà di usare i flussi migratori come arma per minacciare non solo la Grecia, ma l’intera Europa. La Turchia ha al suo interno almeno 3,6milioni di profughi siriani, per trattenere i quali all’interno del Paese anatolico l’Unione Europea ha stretto nel 2016 un accordo con Ankara da 6miliardi di euro da erogarsi fino a quest’anno.

Ma per capire meglio cosa succede nelle isole greche vicino la Repubblica turca ho parlato telefonicamente con l’amico Socrate Monachos, abitante dell’isola di Samos. Mi ha descritto una situazione ormai fuori controllo e insopportabile per gli abitanti.

Caro Socrate cosa succede realmente nelle isole Greche?
Buongiorno da Samos. Parlando delle isole di Lesbo e di Samos gli immigranti sono ormai 25.000 nella prima e 10.000 nella seconda. Cioè un quarto dell’intera popolazione di Lesbo e un terzo di quella di Samos. E non sono più per la maggior parte profughi. Sono migranti economici che vengono dall’Asia, Afghanistan (a mio avviso, non solo mio, ma anche di tanti abitanti di Samos sono delinquenti per la maggior parte ormai), Pakistan, Iraq, Algeria Marocco, dall’Africa subsahariana e da tanti altri Paesi dove non solo non esiste nessuna guerra, ma addirittura sono in via di sviluppo.

Kinshasa © CC BY-SA 2.0 MONUSCO Myriam Asman

Kinshasa © CC BY-SA 2.0 MONUSCO Myriam Asman

Come arrivano i migranti economici nelle isole greche? Qui in Italia per esempio li portano le Ong.
Ogni settimana c’è un volo dalla capitale del Congo, Kinshasa, per Costantinopoli con un biglietto dal prezzo irrisorio. Appena sbarcati, il Governo turco gli concede un visto elettronico e li manda in campi controllati. Da qui li invia sulla costa, nelle mani degli scafisti. Questi ultimi si fanno pagare il biglietto che varia da 600 a 1.200 euro e, o mandano un turco che si sacrificherà perché sarà arrestato, oppure istruiscono sommariamente uno dei clandestini sul come comandare il gommone fino alle acque territoriali elleniche. Sempre in perfetta sintonia con le famigerate ONG (MKO in ellenico) che agiscono indisturbate sull’isola senza dar conto a nessuno. Spendono tanti soldi, la provenienza dei quali nessuno sa spiegare. Si parla sottovoce di Soros. Ma sono voci della strada. Queste ONG sono poi composte da giovani provenienti da tutta Europa. Ultimamente il Governo ellenico ha annunciato che comincerà dei controlli su queste ONG. Staremo a vedere. Perché le ONG sono “come un negozio” e “l’immigrazione clandestina” (λάθρο come li chiamiamo noi qui in Grecia), fa la parte del cliente. Se viene a mancare il negozio è chiaro che mancheranno anche i clienti. E viceversa, se mancheranno i clienti le ONG alzeranno i tacchi. Come si comportano? In mezzo a questi 10.000 di Samos ci sono quasi 1.000 minorenni. Nessuno sa spiegare dove hanno trovato la grossa somma per il loro biglietto e chi li porta e perché. Nel frattempo l’ospedale di Vathi è pieno di questi clandestini che, accompagnati dalle ONG, pretendono di essere curati per primi e fuori fila, sulle spalle del contribuente ellenico. Gli abitanti di Vathi non ne possono più. Perché stanno svaligiando tante case, distruggendo parchi, rubando in continuazione. La polizia li arresta, li porta in tribunale dove, dietro consigli e suggerimenti delle ONG, si dichiarano minorenni e il tribunale è costretto a liberarli. Certo che vivono in condizioni difficili in tende di fortuna. Ma non è mica colpa nostra.

Esiste anche una piccolissima minoranza di greci che ci guadagna. Sono quelli che affittano le loro case e i loro locali alle ONG (pagano senza badare al prezzo) e qualche supermercato di fortuna che sopravvive con loro. Tutti hanno un telefonino ultra moderno, ultimo grido. Ma non hanno documenti perché li “perdono” durante il tragitto per dichiararsi profughi. Appena sbarcati, con la gentile collaborazione delle navi di Frontex che li raccolgono, mandano dei selfie a quelli che aspettano sulla costa turca per dare le istruzioni necessarie. I membri delle ONG hanno (non so il perché, forse per non essere captati facilmente) telefonini con la carta telefonica della rete turca.

Samos

Samos

Cosa fanno il Governo ellenico e la UE per questa situazione?
Quello che io non riesco a spiegarmi è perché non fermano il flusso dalla Turchia. Tanto la marina ellenica quanto Frontex sostengono che sia difficile, ma non ci credo perché con i mezzi che esistono oggi possono individuarli sin dal momento che lasciano la costa turca. Secondo me c’è la “grana” di mezzo. Considerando che tutti questi “immigrati clandestini” non vogliono restare in Grecia (tutti vogliono andare verso la “terra promessa” che per loro è l’Europa occidentale). La UE finanzia lo Stato ellenico per trattenerli qui. Dal canto suo il Governo greco sa che nessuno in tutto il territorio ellenico li vuole. I voti delle isole in questione rappresentano il 2 per cento del totale. E cosi hanno deciso di sacrificare questo 2 per cento per tenersi buono il restante 98 per cento. Per me la scusa di Dublino è una “frescaccia” come dicono a Roma

Ringrazio Socrate Monachos per la sua testimonianza.

Secondo il nuovo rapporto dell’UNHCR, l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati, la Grecia ha assistito, nel corso di tutto il 2019, all’arrivo di 74.482 migranti, un numero decisamente più alto di quello registrato l’anno precedente, quando ne erano sbarcati circa 50.508. In più, durante la prima settimana del nuovo anno, un ulteriore imponente flusso migratorio ha interessato le isole greche dell’Egeo. Dal 30 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020, circa 1.091 persone sono arrivate via mare. Nello stesso periodo dell’anno passato, gli sbarchi settimanali sulle isole erano stati circa 393. Al momento, sono 41.100 i migranti e rifugiati che risiedono sulle isole del Mar Egeo. La maggior parte delle persone che ha attraversato il mare per raggiungere la Grecia è approdata sull’isola di Lesbo, sempre secondo i dati dell’UNHCR. Circa 14.891 migranti, invece, sono arrivati nel Paese attraverso la Turchia, oltrepassando il confine terrestre. Sono più di 1milione i migranti e rifugiati che, dal 2015, sono partiti dalla Turchia e hanno raggiunto la Grecia. Molti di loro hanno continuato il loro viaggio verso altri Paesi europei, almeno fino alla chiusura dei confini della rotta balcanica, nell’inverno del 2016.

António Vitorino © CC BY-SA 2.0 Flickr The Jacques Delors Institute

António Vitorino © CC BY-SA 2.0 Flickr The Jacques Delors Institute

Dopo una significativa riduzione degli ingressi grazie all’accordo del 2016 stipulato tra Turchia e Unione Europea, il flusso migratorio verso l’Europa ha ricominciato a crescere gradualmente, raggiungendo in Grecia il suo picco nel 2019. Nonostante le misure introdotte dal Governo greco per affrontare la crisi migratoria, la situazione, soprattutto sulle isole dell’Egeo, resta problematica. I migranti sono rinchiusi all’interno di centri di accoglienza sovraffollati e fatiscenti, mentre le procedure di identificazione rimangono lente e macchinose e i Paesi europei si mostrano riluttanti ad accogliere quote adeguate di rifugiati. Gli arrivi di migranti irregolari in Grecia sono aumentati drasticamente nella seconda metà del 2019, procurando problemi alle comunità e strutture di accoglienza, soprattutto nelle isole. Il Direttore generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, António Vitorino, recatosi ad Atene a inizio dicembre, ha sottolineato l’importanza di un approccio alla gestione dell’immigrazione bilanciato e valido nel lungo periodo. «Siamo convinti che i pericoli e le pressioni dell’immigrazione irregolare, facilitata da reti pervasive di contrabbando, possano essere alleviate solo migliorando e aumentando i canali per la migrazione ordinata e legale, come il reinsediamento e percorsi complementari, incluso il meccanismo di condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri dell’UE», ha affermato Vitorino. Secondo il rappresentante dell’IOM, le significative pressioni che sta subendo la Grecia dovrebbero spingere i Paesi dell’Unione Europea a fornire maggiore supporto politico ed economico. Un obiettivo che appare francamente molto lontano.

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