Copertine di "Der Spiegel" © Der Spiegel
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Der Risiko President © Der Spiegel

Der Risiko President © Der Spiegel

“Der Risiko Präsident” è il titolo dell’ultimo numero di “Der Spiegel” sul profilo di Trump, e la didascalia infierisce sull’odiato Donald: “Lügen, bis der Arzt kommt”, mentire finché arriva il medico. È la 23esima o la 24esima copertina dedicata al Presidente americano negli ultimi quattro anni. Ho perso il conto.

Una media di sei copertine all’anno, senza contare quelle in cui Donald appare insieme con altri cattivi, dal siriano Assad al britannico Boris Johnson. E si è esagerato nel presentare il “mostro di Washington” tanto che il settimanale ha ricevuto una Mahnung, un’ammonizione dalla Commissione di autocontrollo della stampa quando lo ha ritratto in una caricatura mentre taglia la testa alla Statua della Libertà.

Sospetto che l’ossessione dei direttori dello “Spiegel” abbia contribuito alla inarrestabile perdita di copie, sempre più di frequente si scende sotto le 800mila, che sarebbe la linea Maginot da difendere a tutti i costi, ci si avvicina a volte a quota 700mila, che in Germania sono poche. Ai tedeschi non piace Trump, anche se suo nonno era nato in Baviera, ma i lettori dello “Spiegel” si attendono notizie fresche, o commenti originali, non si può tornare ancora su Donald e il Covid, dopo che i quotidiani ne parlano in prima pagina da una decina di giorni. Non solo Trump. Quando “Der Spiegel” dedicò la copertina a Obama, in pensione da un paio d’anni, perse 40mila copie.

Obama © Der Spiegel

Obama © Der Spiegel

I tedeschi non voterebbero per Trump, se potessero, ma sospetto neanche per Biden. E non avevano eccessive simpatie per Obama, Nobel per la pace in anticipo. Donald minaccia rappresaglie se si porterà a termine il North Stream, il gasdotto lungo il Baltico, ma le sanzioni contro Putin che costano miliardi alla Germania e all’Italia, sempre in vigore, le ha volute Obama.

“Verlorene Liebe”, perduto amore, è il titolo della Süddeutsche Zeitung. Il rapporto tra Germania e Stati Uniti è sprofondato a un livello mai raggiunto. Secondo il Pew Research Center di Washington, perfino in Gran Bretagna solo il 41 per cento ha un’opinione positiva degli Usa, mai cosi pochi. In Francia si scende al 31. In Germania solo il 26 per cento: tre tedeschi su quattro danno un giudizio negativo, o non hanno idea.

© Der Spiegel

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Il record negativo, scrive il quotidiano di Monaco, è senza dubbio merito di Trump, ma il legame è in crisi da tempo. Nei primi vent’anni della Repubblica Federale, i tedeschi erano sinceramente convinti che “gli interessi degli Usa erano quelli dell’Occidente”. Il nemico era al di là del “Muro”, la frontiera con “l’impero del male, come Reagan definì l’Unione Sovietica, correva a una ventina di chilometri da Amburgo, a qualche decina da Francoforte. E l’oro della Bundesbank, la banca centrale, venne trasferito per sicurezza a Fort Knox. Gli Stati Uniti affascinavano i giovani, per la cultura, la musica, e sognavano di andare a studiare in un’Università americana. Le prime incrinature giunsero con la guerra in Vietnam. Le prime azioni dei terroristi della Baader-Meinhoff furono dirette contro le basi americane in Germania. “Gli americani non vennero più visti come i liberatori che avevano sconfitto il nazismo”, ricorda la “SZ”. E nel 2003, a causa delle bugie che giustificarono l’intervento contro l’Iraq, le simpatie per gli Usa diminuirono drasticamente.

Se il 3 novembre dovesse vincere Joe Biden, probabilmente, il rapporto positivo migliorerà di qualche punto, ma, conclude il commento, l’America rimarrà un alleato, sempre meno un Paese amico: l’Europa è chiusa fra due superpotenze, tra la Russia, relativamente razionale, ma senza scrupoli, e gli Usa, irrazionali e anche senza scrupoli.

 

© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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