«In albergo abbiamo trovato un letto matrimoniale, e adesso aspettiamo un bambino», scrive una turista e chiede il rimborso delle spese di viaggio, e i danni all’agenzia di viaggio. È una delle tante strambe motivazioni per cercare di farsi le vacanze gratis. I tedeschi sono campioni nelle tecniche dei reclami, grazie alla legge. Da noi, se va male, se l’hotel sul mare, è invece distante chilometri, o la prenotazione in una villa risultata poi una baracca o addirittura inesistente, le speranze di rivedere i soldi indietro sono quasi nulle. In Germania c’è sempre un responsabile, e la giustizia è rapida. C’è addirittura una sorta di tariffario che stabilisce le percentuali di rimborso in rapporto alle manchevolezze registrate, dal 10 per cento sul totale.

Qualcuno però abusa, diciamo, in fantasia. Come la signora che attende un bambino. «Se avessimo trovato letti separati, come richiesto, non sarebbe successo». Un uomo, al contrario pretende 1.500 euro di danni perché ha trovato due letti e non un letto matrimoniale: «un danno per l’armonico stare insieme», perifrasi elegante, bisogna riconoscerlo. Un’altra si lamenta perché l’animatore non le è rimasto fedele: «Avevo prenotato l’anno dopo nello stesso club, ma lui si è messo con un’altra». Motivo per un rimborso al cento per cento. Si viaggia anche per amore. La stanza in albergo è troppo piccola, è rumorosa, all’ultimo piano «e non prendo l’ascensore perché soffro di claustrofobia», o vicino alle cucine? A volte, il reclamo potrebbe essere giustificato se nella prenotazione abbiamo indicato una condizione sine qua non.

Qualcuno si è lamentato «perché sul luogo di vacanza c’erano troppi spagnoli». Un altro «perché c’erano troppi inglesi», e loro non amano i tedeschi, che ricambiano. Una coppia non ha apprezzato che alle Mauritius «ci fossero troppi nativi». Un turista si lamenta perché «in spiaggia c’era troppa sabbia», e un altro protesta perché «la sabbia non era gialla come nella foto del dépliant, ma bianca», e chiede un altro viaggio gratis come rimborso. Una coppia è andata a Heraklion in Grecia, e al ristorante dell’hotel il maitre ha fermato lui perché era in boxer. Obbligato ai calzoni lunghi? Si è sentito umiliato. Curry nelle pietanze al buffet in India? «Non lo sopporto», scrive un viaggiatore, e chiede il rimborso. Un altro finge di equivocare: ha prenotato una Doppelzimmer, una camera doppia, ma gli hanno dato solo una stanza con due letti e non due camere. Incredibile, ma vero. Come era il titolo di una rubrica sulla “Settimana Enigmistica”. Un giovane tedesco è andato a Las Vegas con l’amichetta e l’ha sposata, ma credeva che fosse uno scherzo. Poi ha scoperto che le nozze valgono anche in Germania. Perché l’agenzia non l’ha avvertito?

Spesso le agenzie rimborsano, se il reclamo ha un minimo di fondamento. Ma ora grazie al computer sono tutte collegate tra loro, e schedano i clienti. Più difficile farla franca. In passato, qualcuno continuava a prenotare nello stesso albergo dove aveva denunciato manchevolezze riconosciute e rimborsate, ma ogni anno in agenzie diverse. Finché non l’hanno beccato.

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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