Polizeiruf 110 © ARD
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Quando un italiano, appena arrivato a Berlino, mi chiede come fare a migliorare il suo tedesco, gli consiglio di vedere alla Tv qualche giallo, un Krimi, come li chiamano loro. Si impara lo slang, i modi di dire quotidiani, meno numerosi che in inglese, ci si abitua all’accento delle varie ragioni, si scoprono piccole cose importanti sulla società in cui hanno scelto di venire a vivere. Anche un po’ di storia. E ci sono i sottotitoli in tedesco per facilitare la comprensione. Pochi seguono il consiglio, forse nessuno. Alla sera guardano sempre la Tv italiana, come i turchi che hanno le antenne sempre puntate verso il Bosforo.

Polizeiruf 110 © ARD

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Polizeiruf 110” ha compiuto 50 anni, come dire “chiamata alla polizia”, il giallo prodotto dalla DDR, miracolosamente sopravvissuto alla riunificazione. Quello dell’Ovest è “Tatort”, “il luogo del delitto”, che ha la stessa età. Il primo episodio andò in onda il 29 novembre del 1970, ed aveva un titolo provocatorio “Taxi per Lipsia”. Il commissario capitalista risolveva il caso nell’altra Germania.

Confesso di non averlo visto, anche se si trova ancora su Youtube. Lo vide Erich Honecker, il capo della DDR, e non gli piacque affatto. Ordinò che venisse prodotto un Krimi socialista. Sapeva che in tutte le famiglie della Germania comunista, le antenne erano puntate verso Ovest. Era proibito, ma anche i poliziotti guardavano la Tv del nemico. Il primo “Polizeiruf” andò in onda il 27 giugno del ‘71. Domenica scorsa era in programma il 390esimo episodio, “Tatort” ha superato quota 1.200.

Per i poliziotti dell’Est non era facile indagare. Dovevano andare in giro con una Lada, se erano fortunati. Il collega Derrick a Monaco guidava una BMW e sfoggiava un Rolex al polso. Come avrebbe potuto, con il suo stipendio? Il vero problema era che secondo il regime, furti, rapine, stupri, corruzione erano mali del capitalismo. Come rapinare una banca, tutte di Stato, e dove fuggire con una “Trabant” a miscela e due cilindri, l’utilitaria simbolo della Repubblica Democratica? Da notare che nel primo episodio il commissario ha al suo fianco una donna. Fatto normale all’Est, dove gli uomini non erano abbastanza per svolgere tutti i lavori. Nella Germania capitalista, le donne commissario dovevano ancora attendere diversi anni.

Ulrich Mühe © CC BY-SA 3.0 Edmond Frederik 20051205 WC

Ulrich Mühe © CC BY-SA 3.0 Edmond Frederik 20051205 WC

I “Tatort” divennero sempre più brutali, i “Polizeiruf” spesso si rifugiavano nell’atmosfera provinciale, i poliziotti erano amici di famiglia, diversi dagli agenti della Stasi, il servizio segreto. Però avevano successo, e quando cadde il Muro non si ebbe il coraggio di mandarli in pensione. Gli interpreti erano ottimi attori di teatro, che hanno fatto carriera dopo la riunificazione, come Ulrich Mühe, il protagonista de “Le vite degli altri”.

Sarebbe utile una ricerca sociologica sui gialli tv di là del Muro per seguire la trasformazione della DDR fino al crollo. Il primo suicidio avviene nel 1978. Non era accettabile che qualcuno si togliesse la vita nel paradiso rosso, dove per ordine del partito non esistevano omosessuali e neanche prostitute. E gli impiegati pubblici non erano corrotti.

Polizeiruf 110 © ARD

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Domani si vota in Sassonia-Anhalt, all’Est, ultimo test prima delle elezioni nazionali (26 settembre). Tutti si sforzano di fermare l’AfD, il partito dell’estrema destra, forse non sarà il primo, ma continuerà a aumentare. Il perché si potrebbe capire guardando un “Polizeiruf”. Quello dello scorso 30 maggio, casualmente, si è svolto a Halle, nel Land che va alle urne. Il commissario è alcolizzato, trova compagne per una notte nei siti online, anche loro depresse, e non risolve il suo caso. È stato il più seguito, all’Est e all’Ovest, con 7,8milioni di spettatori, e una quota di quasi il 26 per cento.

Uno dei testimoni è un vecchio ferroviere che sprofonda nella demenza senile. In pensione da decenni, ma ogni sera la moglie gli prepara i panini per la cena e un thermos di caffè, e lui va al suo ex posto di lavoro, un palazzo abbandonato, in rovina, come se il tempo non fosse passato. Ricorda l’orario dei treni della DDR, ma non il volto del killer. Un perdonabile eccesso di simbolismo per festeggiare i 50 anni di “Polizeiruf”.

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© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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