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Una villetta sull'acqua © il Deutsch-Italia

Una villetta sull’acqua © il Deutsch-Italia

Desiderate ancora realizzare il sogno di una casetta familiare, o di una villetta? Fate in fretta, domani potrà essere proibito, avverte “Der Spiegel”. Non parliamo di una sontuosa villa ottocentesca, che i francesi chiamano castello, ma di una casetta a schiera, l’illusione di vivere in una struttura unifamiliare, anche se in realtà vi trovate in una sorta di condominio orizzontale, in compagnia di vicini dalle abitudini non sempre gradite, che vi disturbano con musica a tutto volume, o con gli effluvi del barbecue nel minuscolo giardino di loro proprietà, quasi sotto il vostro naso. In nome dell’ecologia, i Verdi vogliono proibire la vostra villetta ad Amburgo e se entreranno al governo federale, come è quasi certo, dopo le elezioni del 26 settembre, in tutta la Germania.

Personalmente ritengo che vivere in una casa unifamiliare, o una villa, o un casolare in campagna, sia un incubo. E non per l’invidia della volpe e l’uva. Conosco i problemi che devono affrontare i miei amici di cui qualche volta sono ospite. Ma capisco le loro scelte, e i sogni. Ein Haus in der Toskana, è stato il mito di un paio di generazioni di tedeschi. I casali si compravano per poco, non solo in Toscana, senza kappa, e si sperava di vivere come noi, nell’Arcadia di Goethe. La nostra burocrazia e le nostre tasse hanno trasformato il sogno in un incubo.

Volker Schloendorff nel 2009 © CC BY-SA 3.0 Mariusz Kubik WC

Volker Schloendorff nel 2009 © CC BY-SA 3.0 Mariusz Kubik WC

Völker Schlöndorff, il regista di “Tamburo di latta”, una sera a cena non trattenne le lacrime nel raccontarmi che era costretto a vendere il suo casale, con oliveto e vigna. L’aveva comprato nel 1966, a 27 anni, con il suo primo compenso per il film “Il giovane Törless”, ma «ora non ce la faccio più», confessò. I nipoti di quanti divennero proprietari di una casa in Italia cercano a tutti i costi di vendere la proprietà.

In Germania, i giovani del ‘68, diventati genitori, volevano vivere nel verde fuori città, per far crescere i bambini in giardino, magari tra nanetti di gesso, e arrostire per loro sulla griglia sotto gli alberi Würstel e polpette. Diventati grandi, i rampolli vogliono trasferirsi nel cuore inquinato delle metropoli. Uno di loro, mio amico, mi ha confidato che la sua infanzia è stata una tortura: un’ora di viaggio per andare a scuola, e l’impossibilità di giocare con gli amichetti. Se vivi da solo devi preoccuparti del riscaldamento, di ogni rottura, una tegola portata via dal vento va subito sostituita e così via. E, ti accusano i Verdi, sei un criminale che metti in pericolo il pianeta.

Michael Werner-Boelz © Twitter

Michael Werner-Boelz © Twitter

A Hamburg-Nord, da un anno regna il Verde Michael Werner-Boelz, responsabile per l’urbanistica: «La casa unifamiliare non è più accettabile nei nostri tempi», sentenzia, troppo spazio per pochi, troppo spreco di alberi e di energia. Nel quartiere, in una casa bifamiliare, ha vissuto il Cancelliere Helmut Schmidt, ma da oggi Herr Michael non autorizza altri permessi di costruzione. Se potesse raderebbe al suolo le villette esistenti, costruite con enorme sacrificio nel dopoguerra. Non sono simbolo di lusso, neanche oggi. «Per ogni casa unifamiliare», denuncia, «si sprecano duecento tonnellate di sabbia e ghiaia». Il suo ideale sono grandi edifici che possano ospitare decine di famiglie. Come nella scomparsa DDR, questo non lo aggiunge, ma è così. Non capisco come un casermone possa essere più ecologico di una villetta. Sarò io a sbagliarmi.

I due leader dei Grünen, Robert Habeck e Annalena Baerbock, promettono che il loro non sarà più un Verbotpartei, un partito dei divieti. Lui o lei nel nuovo governo dovrebbero diventare Vicecancelliere e ministro degli Esteri. Il loro compagno di Amburgo propone anche di non concedere più agevolazioni fiscali e sconti sulle imposte a chi costruisce una villa. Ma questo sarebbe anticostituzionale.

I cristianodemocratici hanno ribadito di essere per principio sempre favorevoli al sogno di una casetta nel verde. Nel 2013, ai Verdi costò milioni di voti, la proposta nel programma elettorale, di vietare nelle mense scolastiche e nelle aziende di mangiare salsicce un giorno alla settimana. I tedeschi non vogliono che il governo decida anche che cosa devono mangiare. L’idea di vietare le ville potrebbe far guadagnare voti grazie all’invidia sociale?

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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