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Elezioni europee Germania © il Deutsch-Italia

Elezioni in Germania © il Deutsch-Italia

Con la nomina sabato di Armin Laschet a capo della CDU, nel partito di Frau Merkel, si comincia a giocare sul serio in vista delle elezioni, il 26 settembre. Sempre che il Covid lo consenta, i tedeschi saranno chiamati di continuo alle urne per le elezioni regionali prima dello scontro finale. In Turingia si sarebbe dovuto votare il 26 aprile, ma si è rimandato tutto, si andrà alle urne lo stesso giorno della consultazione nazionale. Stessa decisione per Berlino e per il Mecklemburg-Vorpommern. Peccato, la Turingia, poco più di due milioni di abitanti, è l’unico Land con un premier della Linke, partito dell’estrema sinistra, e nella regione l’AfD, i populisti dell’estrema destra, sono molto forti, al secondo posto con il 22 per cento, un punto in più rispetto ai cristianodemocratici. Eppure, l’economia della regione, prima dell’epidemia, andava bene, con disoccupati nella media nazionale. Continueranno i tedeschi dell’Est a votare contro?

Berlino, città Stato, è governata (male) da una coalizione rosso-rosso-verde, la stessa alleanza in cui sperano i socialdemocratici per tornare al potere. È difficile che la coalizione a tre venga confermata. E sarà impossibile che l’SPD possa conquistare la Cancelleria dopo 16 anni: in base agli ultimi sondaggi crollerebbe al 15 per cento (20,5 nel 2017, che era già il peggiore risultato della storia), la Linke è data all’8, e i Verdi avrebbero il 18, in tre ben lontani dalla maggioranza. Comunque toccherebbe ai Grünen scegliere il successore di Frau Angela.

Winfried Kretschmann © CC BY-SA 3.0 RudolfSimon WC

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Il 14 marzo si vota in due Länder decisivi anche a livello nazionale, in Assia, sei milioni di abitanti, la regione di Francoforte, capitale finanziaria del Continente, e nel Baden-Württemberg, regione della Daimler, 14milioni di abitanti, insieme poco meno di un quarto della popolazione della Germania. E, quel che conta, in entrambe è al potere una coalizione tra CDU e Verdi, la stessa che probabilmente prenderà il posto a Berlino della Große Koalition, tra CDU e SPD. Un’alleanza che funziona molto bene. Il Baden-Württemberg è l’unico Land con un premier Verde, il professore in pensione Winfried Kretschmann, in carica dal maggio 2011. Nella regione che batte perfino la Baviera, considerata la prima della classe, con il minor numero di disoccupati (4,2 per cento), e il più alto PIL pro capite, i Verdi sono pragmatici, ben diversi dai compagni di Berlino, fondamentalisti e estremisti. I Grünen da sempre hanno una doppia anima. Se torneranno al governo nazionale, dovranno prevalere i realisti come al tempo di Joschka Fischer, vicecancelliere con Gerhard Schröder, dal 1998 al 2005. Sempre il 14 marzo si vota in Renania-Palatinato, all’Ovest, 4milioni di abitanti, la regione di Helmut Kohl, l’unica governata da una coalizione tra SPD, CDU e i liberali dell’FdP.

Il sei giugno si vota in Sachsen-Anhalt, all’Est, poco più di due milioni di abitanti, la coalizione è a tre, CDU-SPD e Verdi. L’AfD è al 21 per cento, ma le previsioni vedono i populisti in forte calo. Al voto nazionale non dovrebbero andare oltre il 10. Quando la situazione si fa seria, i tedeschi rinsaviscono. Il 12 settembre, infine, sono in programma elezioni municipali in Bassa Sassonia, otto milioni di abitanti, governata da una Große Koalition, SPD e CDU, come quella nazionale.

Armin Laschet © CC BY-SA 3.0 Sandro Halank WC

Armin Laschet © CC BY-SA 3.0 Sandro Halank WC

Armin Laschet, 59 anni, il leader della CDU, sarà senza carisma, ma è un buon amministratore, un pragmatico gradito ai Verdi. Ha battuto il rivale, l’ultraconservatore Friedrich Merz, per 52 a 48. Una vittoria, non un trionfo, per l’uomo scelto dalla Merkel come suo erede. Anche i cristianodemocratici non sono compatti.

Non è sicuro che Laschet venga candidato alla Cancelleria. Il politico preferito dai tedeschi è Markus Söder (CSU), il primo ministro dalla Baviera, 54 anni e 24 centimetri più alto di Armin. Per decidere si attenderanno i primi test regionali. Un bavarese non è mai riuscito a diventare Cancelliere, nemmeno Franz Josef Strauss. I primi della classe non sono molto amati, ma Söder è il più deciso a fronteggiare l’epidemia, e convince anche i tedeschi del Nord. La sua vittoria sarebbe un evento storico. Sarà un conservatore bavarese, ma anche lui va d’accordo con i Verdi. Non si può capire la politica e i politici tedeschi se si giudica da italiani.

 

 

© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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