Liliana-Segre-©-CC-BY-SA-1.2 Carmine Flamminio Senato della Repubblica

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Un paio di dati. La comunità ebraica in Italia è composta da 35mila persone, delle quali la metà è presente a Roma; la percezione, però, è che ci sia una sorta di “invasione” e che gli ebrei nel nostro Paese siano 20 volte di più, cioè 500-600mila persone. Secondo l’Osservatorio del Centro di documentazione ebraica, da novembre 2019 si sono verificati in Italia 190 episodi di antisemitismo, in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; il 70 per cento di tali episodi è avvenuto sul web. Si tratta in prevalenza di insulti e di atti di vandalismo. Nel 2019 ci sono inoltre stati da rilevare due casi di violenza: una donna oggetto di sputi e un uomo schiaffeggiato. Poi c’è il caso della senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, bersaglio di 200 insulti al giorno via internet, cosa quest’ultima che anche alla vigilia della “Giornata della memoria”, ha creato grande sconcerto. Proprio in occasione di quella giornata, il 27 gennaio

Sabine Müller © Youtube Phoenix

Sabine Müller © Youtube Phoenix

scorso – vale la pena ricordarlo – la Germania è stata scossa da una polemica, protagonista Sabine Müller, una giornalista del Tagesschau, il telegiornale dell’ARD, la quale ha definito la cerimonia a Yad Vashem a Gerusalemme, un “Privatparty”, volendosi riferire al fatto che Netanhyau e Putin avessero monopolizzato la commemorazione, ridimensionandone in questo modo il senso più profondo.

Gian Maria Fara © Youtube Movimento 5 Stelle

Gian Maria Fara © Youtube Movimento 5 Stelle

Ma torniamo a noi: che l’Italia non sia immune da forme di razzismo, e in questo caso di antisemitismo, lo denuncia un rapporto choc di Eurispes, il 32 esimo, presentato nei giorni scorsi a Roma e che ha rivelato un dato particolarmente preoccupante, come ha sottolineato lo stesso presidente dell’Istituto, Gian Maria Fara: Il 15,6 per cento degli italiani è convinto che la Shoah non sia mai esistita (il 4,5 per cento si dice molto d’accordo con questa affermazione e l’11,1 abbastanza d’accordo). Invece l’affermazione secondo cui l’Olocausto non avrebbe prodotto così tante vittime come viene sostenuto trova una percentuale di accordo solo lievemente superiore: 16,1 per cento (il 5,5 per cento è molto d’accordo). Nel 2004 la percentuale di coloro i quali pensavano che l’Olocausto non fosse mai avvenuto, era del 2,7 per cento, mentre la percentuale di coloro che ne ridimensionavano la portata era dell’11,1 contro l’16,1 di oggi.

«Ciò segnala – ha commentato Fara – insieme la necessità di una ri-costituzione dello Stato, e l’urgenza di procedere anche all’avvio di un’opera di ri-educazione di questo nostro Paese attraverso sostanziose iniezioni di cultura, di valori, di rispetto, di solidarietà, di storia, di memoria e di verità». Un compito non facile se si pensa che la convinzione che lo sterminio di sei milioni di ebrei non sia mai avvenuto vede il picco di intervistati “molto” d’accordo tra chi si riconosce politicamente nel Movimento 5 Stelle (8,2 per cento), concordi complessivamente nel 18,2 per cento dei casi; la più alta percentuale di soggetti concordi (abbastanza o molto) si registra però tra gli elettori di Centrosinistra (23,5 per cento). I revisionisti risultano più numerosi della media a sinistra – per il 23,3 per cento l’Olocausto degli ebrei è avvenuto realmente, ma ha prodotto meno vittime di quanto si afferma di solito – ed al centro (23 per cento), meno a destra (8,8 per cento).

Luigi Manconi © Senato della Repubblica

Luigi Manconi © Senato della Repubblica

Un dato inaspettato che suggerisce come sia venuto meno quel presidio culturale che tradizionalmente in Italia ha vegliato sulla Storia. Anche se – per dirla con Luigi Manconi che ha parlato con noi – la sinistra è vittima di un grande equivoco, avere identificato il popolo di Israele con il Governo di Israele. Cosi’ nell’esigenza di tutelare il popolo palestinese non è riuscita a conciliare la difesa di quello ebraico.

É una lacerazione pesante che nel clima politico attuale assume forme diverse. C’è bisogno di rivincita non solo nella destra, che pure con Salvini si sente legittimata, “sdoganata”. Anzi, per Gian Enrico Rusconi, storico e gran conoscitore della Germania (è stato Gastprofessor presso la Freie Universität di Berlino per una serie di seminari sui rapporti tra i nostri due Paesi) anche se Salvini sembra dare segni di frenata, i suoi vanno avanti. «Gli italiani – aggiunge – hanno gli stessi pregiudizi di altri, ciò nonostante il dato dell’Eurispes va preso molto sul serio, bisogna capire, capire, capire. Purtroppo le classi politiche non si parlano più, la cultura tradizionale sta perdendo piede».

In questo scenario, che non è tra i più confortanti e che denuncia con forza la necessità di maggiore cultura in senso lato, un allarme giunge dalle generazioni giovani. Se la maggioranza degli italiani pensa che i recenti episodi di antisemitismo siano casi isolati, che non sono indice di un reale problema di antisemitismo nel nostro Paese (61,7 per cento), i cittadini più giovani sono meno propensi a pensarla cosi’: lo fa meno della metà dei 18-24enni (46,7 per cento) ed il 50,8 per cento dei 25-34enni; la quota raggiunge il 55,7 per cento tra i 35-44enni, per salire al 69,5 per cento tra i 45-64enni ed al 68,9 per cento dai 65 anni in su. I ragazzi tra i 18 ed i 24 anni considerano, con frequenza superiore alla media, gli atti antisemiti come conseguenza di un diffuso linguaggio basato su odio e razzismo: 67,6 per cento, a fronte di valori intorno al 60 per cento nelle altre fasce d’età. Tra i 35 ed i 44 anni si trova la quota più alta di chi considera gli episodi antisemiti avvenuti in Italia bravate messe in atto per provocazione o per scherzo (41 per cento); tra i più maturi, al contrario, si registra la quota più contenuta (34,1 per cento). Sono sempre i più giovani a vedere nei reati antisemiti il segnale di una pericolosa recrudescenza di antisemitismo in Italia e non soltanto atti sporadici ed isolati: lo pensa oltre la metà (57,1 per cento), a fronte del 49,2 per cento dei 25-34enni, del 47,1 per cento del 35- 44enni, del 45,4 per cento dei 45-64enni e del 45,7 per cento degli over 65.

Rieducare, dunque, e rifondare per istruire le generazioni future al rispetto della storia e della memoria, senza falsificazioni: è questo il percorso da intraprendere, ma chi coglierà questa emergenza?

“Il 15 per cento degli italiani nega la Shoah”

© Youtube TG2000

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E' giornalista professionista dal 1987. Vive a Roma dove ha lavorato dal 1981 presso la sede centrale dell'agenzia di stampa ANSA, per la quale ha collaborato anche a Parigi. Sempre nella capitale francese ha svolto uno stage presso Le Monde. In precedenza ha collaborato con il Corriere della sera, l'Espresso, il Manifesto. Ha pubblicato un libro sul movimento studentesco in Italia, dal titolo "Il circo e la pantera" ed ha ricevuto due premi giornalistici per la pubblicazione di due articoli, uno dell'Unione nazionale cronisti e l'altro promosso dalla Biennale di architettura di Venezia.

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