Via di casa © Pia Valentinis

Via di casa © Pia Valentinis

Quando si parla del movimento espressionista risulta immediato il collegamento con l’arte pittorica dei suoi più importanti esponenti (Munch, Kirchner, Marc, Kandinskij), ma non si deve dimenticare che questa rivoluzione artistica, nata in Germania nei primi anni del Novecento e diffusasi poi in tutta Europa, portò il vento dell’innovazione anche nei teatri e nelle scuole di danza, segnando la nascita dell’Ausdruckstanz, la danza espressionista tedesca, sull’influenza di quanto già da prima era avvenuto in America con l’avvento della “danza moderna”. LAusdruckstanz a sua volta, agli inizi del 1970, si diramò in una nuova corrente chiamata “Tanztheater, TeatroDanza, di cui una dei pionieri assoluti è stata la ballerina e coreografa tedesca Pina Bausch, uno degli astri più splendenti della danza moderna internazionale.

Cosa spinse Pina Bausch a sperimentare le avanguardie del tardo espressionismo applicandole alla danza? Per rispondere a questa domanda è necessario ripercorrere la vita di quella smunta ragazzina timida, che sarebbe diventata prima una ballerina di successo, poi una delle più importanti figure della danza contemporanea.

Quello che ci muove © rueBallu

Quello che ci muove © rueBallu

Nel libriccino “Quello che ci muove. Una storia di Pina Bausch” (casa editrice rueBallu) è la traduttrice e scrittrice Beatrice Masini a raccontare la storia della Bausch, in appena 78 pagine in cui lo scorrevole testo si alterna con le illustrazioni di Pia Valentinis.

Philippine (detta Pina) nasce nel 1940 a Solingen, una piccola città della Renania settentrionale. Viene iscritta alla scuola di danza all’età di soli 5 anni e sin da subito comincia ad ideare i suoi primi spettacolini nel piccolo giardino dell’albergo dei genitori. All’età di 14 anni si trasferisce ad Essen, dove frequenta la Folkwang Hochschule, il liceo delle arti, ed è qui che comprende come la danza può essere un linguaggio del corpo più libero ed espressivo rispetto alla tradizione classica, facendo propri gli insegnamenti del maestro Kurt Jooss. Il grande salto accademico avviene all’età dei 18 anni, quando Pina parte da sola, in nave, alla volta di New York, dove grazie ad una borsa di studio può studiare danza presso la prestigiosa Juilliard School. La Grande Mela esercita su di lei una attrazione tale che, alla fine dell’anno accademico e della copertura economica della borsa di studio, decide di restare nella città simbolo della modernità, risparmiando il più possibile e spendendo la maggior parte dei suoi averi per andare a teatro ed ammirare gli spettacoli dei grandi della danza contemporanea, da Balanchine a Martha Graham. Riceve la prima

Tanztheater © Pia Valentinis

Tanztheater © Pia Valentinis

offerta di lavoro da Antony Tudor, il direttore artistico del “Metropolitan Opera”, ma un anno dopo sceglie di ritornare in Germania, ad Essen, dove danza e coreografa insieme al suo primo maestro, Jooss, al Folkwang Tanzstudio, e successivamente, nel 1970, come direttrice del teatro e del corpo di ballo della città di Wuppertal. A partire dal 1973 Pina decide di chiamare la compagnia di ballo “Tanztheater Wuppertal”: danza e teatro, insieme, perché il progetto di Pina è quello di liberare i propri ballerini dai tutù e dai rigidi canoni della danza classica, reinterpretando la tradizione del balletto classico attraverso una parafrasi più espressiva ed emozionale, introducendo anche delle parti parlate, ma lasciando invariate le musiche originali. Nella Germania degli Anni ’70 questa rottura con la tradizione della danza classica non può che rappresentare un fattore destabilizzante e, sulle prime, né gli spettatori né i critici comprendono lo stile della Bausch, esprimendo giudizi tutt’altro che clementi. Su un giornale, all’indomani di un suo spettacolo, si legge in una lapidaria recensione “La musica è bellissima. Però bisogna chiudere gli occhi.”

Frammenti © Pia Valentinis

Frammenti © Pia Valentinis

Pina Bausch non si dà per vinta e continua imperterrita a credere che la danza sia un mezzo per manifestare le proprie emozioni più intime, chiede ai propri ballerini di mettersi a nudo, di capire e di trasformare “quello che li muove” in movimento. «Io amo i miei ballerini. Sono belli. E io cerco di dimostrare la bellezza di ciò che sono dentro». Ogni coreografia diventa il palcoscenico ideale per l’interiorità emotiva di ogni danzatore, al contempo tutti i ballerini della compagnia danzano all’unisono come note della stessa melodia.

Finalmente anche il pubblico comincia a comprendere il linguaggio della danza di Pina Bausch, e quella bimba che cercava di intuire i più intimi pensieri dei clienti del ristorante dei propri genitori, osservandone mimica e gestualità da sotto i tavoli, si è trasformata in una filiforme donna dall’algido fascino che tiene sempre la sigaretta tra le dita, mentre crea spettacoli che vengono applauditi in tutti i palcoscenici del mondo. Tanto da richiamare l’attenzione di registi come Almodovar e Fellini. Quest’ultimo le fa interpretare la parte di una principessa cieca nel film “E la nave va”.

Pina Bausch muore nel 2009, a soli sessantotto anni, ma la compagnia Tanztheater continua ad esibirsi con le sue coreografie originali in tutti i teatri del mondo.

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Il Tanztheater di Wuppertal – Neues Stück II – Eine Kreation von Alan Lucien Øyen

© Youtube Tanztheater Wuppertal

 

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