Hotel senza finestre © Boxhotel Kay Herschlmann
Hotel senza finestre © Boxhotel Kay Herschlmann
Camera con vista © Merchant Ivory Production

Camera con vista © Merchant Ivory Production

“Camera con vista”, “A Room with a View”, il romanzo di Edward Morgen Foster, fu scritto nel 1908. Firenze, dove si svolge la storia d’amore dell’inglese Lucy, era un paradiso o un inferno per stranieri. Bisognerebbe leggere o rilegge il delizioso “In viaggio” di Henry James, altro viaggiatore affascinato dall’Italia, e turbato dagli italiani. Le camere, nelle pensioni e nei grandi alberghi, dovevano offrire un panorama, possibilmente romantico. Oggi, come ieri, quelle con vista mare, o sul Colosseo o il Duomo, costano di più, anche se di solito sono le più rumorose. Non so perché in Italia le doppie finestre non funzionano, e a Berlino assicurano un silenzio di tomba.

Hotel senza finestre © Boxhotel Kay Herschlmann

Hotel senza finestre © Boxhotel Kay Herschlmann

In Germania, dopo lunghe peripezie giuridiche, è possibile offrire ai turisti camere senza finestre. In Giappone esistono da anni, anzi si dorme in stanze che assomigliano piuttosto a scatole. Ma i tedeschi si preoccupavano per la salute dei clienti.

Quanto offre Oliver Blume, nel suo “Boxhotel”, sarebbe considerato a Tokio quasi un lusso: quattro metri quadrati, compresi i servizi. Che cosa desiderare di più per 24 euro e 99 cent? Il single box, un metro e mezzo per 2 metri e 60, ha letti a castello, lavabo in camera, niente tavola o armadio, basta la valigia o la zaino, wc in comune nel corridoio, come era comune prima dell’ultima guerra. L’Adlon a Berlino fu aperto nel 1907 e si vantò d’avere vasche da bagno e acqua calda in tutte le camere. Ma non manca il wireless, oggi più importante dell’acqua corrente. Per la camera doppia, si arriva al massimo a 38 euro. Il conto si paga con il cellulare.

Oliver Blume © Boxhotel.de

Oliver Blume © Boxhotel.de

«Nessuno si preoccupa dei giovani con pochi mezzi», spiega Blume. Nella categoria Standard per un paio di euro extra si ottiene la doccia in camera. Niente finestre ma al loro posto sulle pareti sono incollati enormi poster con panorami suggestivi. Perfino nella lobby il camino è solo virtuale, una gigantesca fotografia.

Il primo “Boxhotel” si è aperto a Göttingen, città universitaria, e bisogna prenotare in tempo. Ad Hannover, Oliver si è scontrato con le autorità. Ma ha finito per vincere. Il giudice Andreas Kleine Tebbe, ha dato parere favorevole: «Io non ci dormirei mai», ha aggiunto. Solo, per motivi di salute, gli ospiti non potranno restare più di tre giorni. Quando basta per i giovani che si spostano rapidamente, e prenotano per un weekend. Adesso vuole portare i suoi Fensterlos Hotel, alberghi senza finestre, in ogni città tedesca. Prossima apertura a Amburgo, Bielefeld, Berlino, Lipsia, Monaco.

Hotel senza finestre © Boxhotel Kay Herschlmann

Hotel senza finestre © Boxhotel Kay Herschlmann

«Le finestre sono superflue», spiega Blume, «oggi il turista compie viaggi rapidi, vuol vedere il massimo nel minor tempo possibile, in albergo resta solo il tempo per dormire. E i giovani spesso rinunciano al sonno, e passano la notte in discoteca».

E come si respira? «Noi pompiamo ogni giorno un milione di litri d’aria filtrata e assicuriamo una temperatura minima di 19 gradi. L’aria è più salubre che in una camera aprendo la finestra. Anche in crociera, le cabine non di prima classe sono senza finestre», ricorda.

L’Hotel Verband, l’associazione degli albergatori, rimane scettica. «Non credo che i “Boxhotel” abbiano un futuro», dichiara il presidente Stefan Dinnedahl, «ma è vero che gli alberghi di fascia media si trovano in difficoltà, mentre vanno bene a quelli a quattro o cinque stelle». Perché non pensare a chi viaggia con gli euro contati?

mm
Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

Semplicemente Pina

Articolo precedente

Paff! C’è un fumetto (e non solo) a Pordenone

Articolo successivo

Ti potrebbe piacere anche

Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *