Germania: gli italiani pensano subito a Berlino, alla foresta nera, al castello di Neuschwanstein, a Monaco e all’Oktoberfest. Il bacino della Ruhr, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, non è una meta particolarmente apprezzata, né conosciuta. Perlopiù evoca reminiscenze della Repubblica di Weimar, l’iperinflazione, l’occupazione francese; è legata a spiacevoli immagini di ciminiere fumanti, lavoratori neri di carbone, acciaio e industria. Industria: altra parola non troppo popolare. Se nel secolo scorso significava ancora progresso e crescita, ora la associamo a inquinamento, metallo e tanto grigio.

Eppure, la Ruhr è una regione sorprendentemente verde – un verde scuro, intenso, disordinato, quasi che la foresta dei Celti, suoi antichi abitanti, abbia voluto ribellarsi al processo di industrializzazione e sia cresciuta, selvaggia, in ogni angolo non toccato dall’uomo. Un processo di segno opposto ha interessato questi luoghi negli anni ’90 quando, dopo il declino dell’industria mineraria che ne aveva fatto la grandezza, la Ruhr decise di cambiare volto. I centri industriali fecero di storia e cultura la loro bandiera, aprendosi a eventi di ogni genere, dall’artistico Ruhrtriennale ai Ruhr Games, dal Bochum Total dedicato alla musica all’ExtraSchicht, il festival del’industria dove attori e cabarettisti si esibiscono ai piedi delle torri di estrazione. Gasometri e altiforni restarono in piedi in veste di monumenti, testimonianze di un massiccio passato; le fabbriche divennero centri espositivi – le cave, musei. Questo intenso impegno alla riconversione da polo industriale ad appetibile fucina di cultura ha valso alla Ruhr il merito di capitale culturale d’Europa nel 2010.

Kemnader See Bochum

Tutto questo non le rende giustizia. È lecito ammirare il Ruhrgebiet per la sua capacità di rinnovarsi e valorizzare, al contempo, il suo passato; ma è come ammirare uno studente che non ha talento, e però si impegna. La Ruhr il talento ce l’ha, senza bisogno di fare le capriole tra “eventi” e “riqualificazioni” che, spesso, si limitano a creare un posticcio parco giochi pieno di “attrazioni”. Sono quintali di trucco su uno strano volto, nello sforzo di avvicinarlo a una bellezza convenzionale; ma la Ruhr ha una bellezza sua propria, di cui è difficile impossessarsi. Ogni città ne custodisce un tassello: riunendo i pezzi viene fuori qualcosa di simile a una macchina, che da lontano non ci attira, ma se ci fermiamo a osservarla scopriremo che ci affascina. Il treno è il mezzo migliore per muoversi nella Ruhr: le città sono ben collegate tra loro e, studiando la cartina, si può tracciare un percorso per cui il tragitto dall’una all’altra non dura più di dieci minuti.

Münster Essen

Nella piazza fuori dalla stazione di Hamm, le rotaie del treno sembrano proseguire nelle siepi basse e squadrate, vagoni disposti su binari asfaltati, tra grandi vasi di fiori. È una città a misura d’uomo, dove tutte le case sono all’altezza dello sguardo – svetta solo il campanile della chiesa Pauluskirche. Forse per questo Hamm è così accogliente, o forse per l’atmosfera fragrante e familiare che si respira nella grande piazza fuori dalla panetteria Kaiser. Ogni oggetto è colorato, ogni aiuola fiorita; la vita stessa si offre rigogliosa a ogni angolo. Ci sono belle case barocche mescolate alle facciate pulite e fontane con buffe statue di animali: tutto contribuisce al piacere di una passeggiata in questa città. Fuori dalla tranquillità del centro il tempio induista Sri-Kamadchi-Ampal e il castello di Heessen sembrano navigati avventurieri, che dopo tanto viaggiare abbiano deciso di stabilirsi in questa città, suoi guardiani.

Se Hamm prende il visitatore per mano, Dortmund lo stende: questa città, esplosiva e pulsante, acceca con le magliette fluorescenti esposte fuori dai negozi, con la luccicante insegna della U-Tower e le luci al neon dei locali notturni. Eppure ha anche un lato più pensoso, incarnato dalle chiese storiche nel centro: è bello scorrerne gli elementi architettonici con lentezza, apprezzando il passaggio dalle loro fattezze medievali a quelle moderne degli edifici del centro. Qui l’occhio può giocare a cercare le facciate più creative: una è dipinta di azzurro con saette gialle, quasi schegge luminose; un’altra vanta colonne da tempio greco sormontate da strani riflettori; un’altra ancora è decorata da un sinuoso pentagramma che termina in un grande violino. La musica non manca: Opernhaus, Orchesterzentrum e Konzerthaus, di vetro e metallo, contengono insieme leggerezza e peso. Lasciandosi alle spalle il vecchio mercato per immergersi nelle vie dei negozi, fino alle piazze più lontane e alla periferia meno frequentata, scorrendo teatri e giardini, case vecchie e nuove, ci si sente più vicini che mai ad afferrare il segreto della Germania: cupa e piena di vitalità, imbevuta di un passato innervato dalla modernità.

Universität Bochum

Anche il centro di Bochum, il Bermuda Dreieck, è animato da una grande vivacità: è facile scomparire tra ristoranti e karaoke, chioschi di currywurst e frotte di gente che qui, ogni weekend, si danno appuntamento. Nelle più lontane zone residenziali, la cittadina mostra un’altra vivacità: quella degli studenti dell’Università della Ruhr che percorrono il campus a piedi o in bicicletta, si rilassano nell’erba intorno agli studentati, fanno jogging nella foresta. Spingendosi di nuovo verso il centro ci si imbatte nella monumentale sagoma del Deutsche-Bergbau Museum, dedicato al passato minerario della città: davvero la sua grande trivella ha una strana bellezza, forse nella fermezza e stabilità che trasmette, forse nella spirale che ne risale la punta ed è in realtà una scala per arrivare in cima. Stesa ai piedi del suo simbolo, Bochum è un circuito la cui energia fluisce lungo le strade, fa tremolare le case e vibrare le punte degli alberi.

Un’altra grande forma della memoria si trova a Essen: il vecchio complesso minerario di Zeche Zollverein è diventato un autentico monumento allindustria. Sembra assurdo chiamare “bello” un impianto di lavaggio del carbone; eppure non si può fare a meno di ammirare i giochi geometrici dei suoi reticoli di acciaio, la simmetria di scale e ponti. Questo è il volto solido della città, il peso che schiaccia, la grandezza che lascia inermi ma cè anche un volto morbido, in cui pare di poter affrontare i denti: non per niente, Essen significa pasto. Tra le strade caotiche di automobili e di gente intenta a far shopping si trovano prelibatezze artistiche e storiche, come la vecchia sinagoga, il cui aspetto paffuto e invitante non è stato guastato dalle brutture della seconda guerra mondiale. La stessa placida serenità si prova nel duomo di Essen: di fronte alla Madonna Dorata il difficile passato tedesco sembra sciogliersi nell’armonia blu notte della cappella.

Essen Zollverein

Mülheim an der Ruhr non vanta la stessa imponenza di Essen, ma unisce una simpatica vivacità a una tranquillità che scorre senza fretta. Occorre solo un piccolo sforzo per immaginarla come doveva essere nel Medioevo: un borgo accogliente, dove l’occhio vigile della Rathaus domina e protegge case e abitanti. Musei, teatri, cinema sono perle che corrono sul filo del fiume e impreziosiscono la città, ma il modo migliore per godersi questa principessa della Ruhr è accomodarsi nel parco allombra del classicheggiante Stadthalle, e guardare la città accovacciata sulla riva opposta. Sembra una foto di gruppo: in mezzo la piazza, abbracciata dai tavolini fuori dai caffè, circondata da un tetto grigio con due abbaini e da un complesso commerciale di vetro grigioverde; ai lati due palazzi, uno di sapore antico, con elementi classici, l’altro più moderno, un grande condominio giallo; dietro, la torre della Rathaus spunta come un amico alzatosi in punta di piedi per farsi vedere.

Museum Bergbau Bochum

A Duisburg forme, volumi e materiali si cercano e si confrontano: nell’Opernplatz la rotonda del centro commerciale Karstadt fronteggia le colonne da tempio greco dell’Opera; le statue che ornano il suo timpano triangolare guardano in basso, verso una scultura futuristica che ricorda le ossa di un grande animale. Sui lati maggiori del grande rettangolo che è questa piazza si scrutano il tribunale di pietra e la Mercatorhalle di vetro, innovativa struttura dove si tengono concerti e congressi. E così, verso il centro, accanto alla torre Shephard, avanzo delle antiche mura della città, si incontra una sfera di metallo che assomiglia al mondo: è dedicata al grande cartografo Mercatore, che passò parte della sua vita a Duisburg. Ai margini della Burgplatz si affrontano il municipio e la Salvatorkirche: le loro cime sembrano ignorarsi a vicenda, superbe, nell’aria, mentre nell’acqua sono i fiumi Reno e Ruhr a incontrarsi. Su questa confluenza è nata Duisburg, fertile di idee, colori e forme, scomposte nella città e ricomposte nella fontana Lifesaver, lungo la Königstrasse.

Il mondo non conosce solo “la grande bellezza”, quella che si para davanti, indubitabile, e invade i sensi; esiste una bellezza negletta, da scovare e capire, con attenzione e apprendimento continui. Di questa bellezza la Ruhr grigioverde abbonda: i suoi frammenti sparsi nella terra tra le rotaie sono luccicanti granelli di Germania, piccole pepite che, raccolte, ci rendono più ricchi.

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Le bellezze della Ruhr

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