La polizia a Berlino © il Deutsch-Italia
La polizia a Berlino © il Deutsch-Italia
Topolino"poliziotto"

Topolino”poliziotto”

Leggo notizie catastrofiche sulla scuola italiana, il 30 per cento non saprebbe capire quel che legge, neppure “Topolino”. E non si sa più scrivere. Nulla di nuovo. Trent’anni fa, mi chiamarono per tenere otto lezioni a un corso di giornalismo medico scientifico. Non ho mai capito bene a che servisse, ritengo che gli ospedali allora volessero aprire degli uffici stampa. Era riservato a venti laureati in medicina. Quando proposi come compito di riassumere in venti righe la mia lezione, mi guardarono interdetti. Non si aspettavano che un futuro medico giornalista dovesse anche scrivere. Ci riuscirono in due. Sarò stato troppo esigente.

In Wahreheit © Andrea Enderlein-ZDF

In Wahreheit © Andrea Enderlein-ZDF

In Germania va meglio, il che non significa che vada bene. Non c’è sera che sui due canali tv pubblici, “Ard” e “Zdf”, o sulle reti regionali che trasmettono su tutto il territorio nazionale, o su un’emittente privata, non venga trasmesso un Krimi, un telefilm giallo o noir che sia. I poliziotti, i commissari, la metà rigorosamente donne, sono quasi tutti dei casi clinici, completamente fuori di testa, alcolizzati e depressi, afflitti da capi sempre preoccupati di non molestare il potente di turno, odiati dalla moglie e disprezzati dai figli. Riescono a scovare il colpevole, che non sempre viene punito. I Polizisten non sono eroi da imitare.

Forse per questo in Germania non riescono a reclutare poliziotti quando i vecchi vanno in pensione. Ne servirebbero diverse migliaia, ma è difficile trovare candidati all’altezza. Gli aspiranti, uomini e donne, sono fuori forma, o non riescono a superare i test più facili. E, leggo sulla “Welt”, non sanno scrivere. Basterebbe compiere un errore ogni sette parole per essere idonei, ma non ce la fanno.

© il Deutsch-Italia

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L’anno scorso, il venti per cento degli aspiranti poliziotti nei diversi Länder (la polizia è di competenza regionale) non ha superato la prova del dettato. La colpa sarebbe anche della Rechtschreibreform, la riforma del tedesco, decisa nel 2006, ma è l’anno in cui i candidati sono entrati in prima elementare, quindi non hanno dovuto imparare nuove regole di scrittura, decise a tavolino dai burocrati, alcune per la verità astruse. In sintesi, in alcune parole composte si arriverebbe a scrivere tre “s” di fila. Gli scrittori si sono ribellati, ma era troppo tardi. Fino all’ultimo non avevano voluto credere che si facesse sul serio.

© il Deutsch-Italia

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La Bundespolizei, la polizia federale, ha deciso di rendere più elementari le regole di reclutamento. Ha portato gli errori “perdonabili” da 20 a 24 su un testo di 180 parole, cioè una mezza paginetta al computer, in media un errore a riga. E si è deciso anche di rinunciare alle classiche prove atletiche, al salto in lungo e alle flessioni. Basterà dimostrare di avere un sufficiente equilibrio fisico. Già adesso nei telefilm, quando un Kommissar deve inseguire un ladro o un killer di solito si arrende con il fiatone. Così rassicurano i telespettatori in sovrappeso. A volte ci riescono le colleghe, che ci tengono alla linea, non bevono, e sono in forma. Ma è tollerabile che un Herr Kommissar non sia in grado di superare l’esame di licenza elementare? È una domanda ipotetica, perché questa prova in Germania è stata abolita da tempo.

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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