Oggi, viviamo in’ un’epoca di forti relazioni tra Stati, di summit e di incontri istituzionali tra delegazioni straniere, che hanno l’obiettivo di migliorare la cooperazione internazionale e favorire il dialogo sui temi che riguardano la collettività; dunque il primo problema che devono affrontare i governanti di tutto il mondo è la comunicazione dell’identità nazionale ai propri cittadini e agli stranieri.

Riprendendo questa tematica, numerosi intellettuali si sono spinti ad analizzare i meccanismi che regolano e sviluppano il processo di “flagging”: ovvero la comunicazione della nazione, sotto diversi punti di vista; durante le attività quotidiane, come spedire una lettera o leggere un quotidiano, la nazione è costellata di simboli e significati, ad esempio il profilo della regina Elisabetta sui francobolli inglesi, la bandiera americana che sventola di fronte agli edifici postali o l’uso di un particolare linguaggio da parte dei politici.

Ogni nazione ha il proprio simbolo, gli inglesi hanno il leone rampante, i francesi il gallo, gli australiani il canguro e i tedeschi?

Hoffmann von Fallersleben

Hoffmann von Fallersleben

I tedeschi hanno l’aquila, che si unisce ad altri due simboli di stato, sanciti dall’articolo due della costituzione: la capitale Berlino e l’inno nazionale, scritto nel 1841 da von Fallersleben.

L’aquila come “Wappentier”, ovvero come animale simbolo è possibile ritrovarla in diverse istituzioni tedesche, come al Bundeskanzleramt, la residenza del Cancelliere tedesco, nei diversi ministeri o nella sala plenaria del Bundestag.

La storia di questo animale è antichissima e può essere fatta risalire agli albori della nostra civiltà; in principio nella cultura asiatica e greca, l’aquila era il simbolo del sole, del potere e dell’immortalità, mentre in epoca romana rappresentava l’imperatore.

Nell’800, l’imperatore Carlo Magno scelse l’aquila come simbolo della potenza del Sacro Romano Impero, che nel tempo avrebbe creato attraverso le guerre, la nazione tedesca.

Durante le crociate era possibile riconoscere i cavalieri teutonici, per l’aquila raffigurata sui loro scudi e le loro bandiere, nel XII secolo, il simbolo acquisisce una spada nell’artiglio destro e uno scettro in quello sinistro, nel XV secolo diventa una doppia aquila, simbolo del re e dell’imperatore, (riscontrabile nel blasone dell’imperatore austro- ungarico).

I simboli post napoleonici © il Deutsch-Italia

I simboli post napoleonici © il Deutsch-Italia

Nel 1800, con l’arrivo di Napoleone in Germania, l’aquila sparisce per lasciare spazio ai simboli imperiali. Sarà solo con Bismarck che l’aquila tornerà simbolo della nazione, unita però ai simboli del potere prussiano: la corona, la catena e lo scudo.

Dopo la Prima guerra mondiale e la proclamazione della Repubblica di Weimar, si optò per un’aquila privata dei simboli monarchici, rappresentata in nero su uno sfondo dorato e con il becco e gli artigli rossi, gli stessi colori che possiamo ritrovare nella bandiera tedesca, riconducibili al movimento del 1848.

Quando Hitler prese il potere nel 1933 anche l’aquila subì una trasformazione, venne rappresentata con le ali aperte, con la testa rivolta verso destra e sopra la svastica nazista; nell’ideologia del Führer questa simbologia doveva rappresentare l’unità tra Stato, aquila e partito.

Dopo il Secondo conflitto mondiale, la Germania dell’Ovest scelse l’aquila come animale ufficiale della repubblica e il pittore Ludwig Gies, la rappresentò nell’aula del Bundestag, mantenendo le caratteristiche di quella di Weimar, ma privandola del significato nazista. Oggi viene soprannominata amichevolmente “die fette Henne” (la gallina grassa).

Infine, l’ultimo simbolo di Stato sancito dalla costituzione è la città Berlino, che solo dopo l’unificazione della BRD e della DDR divenne Capitale della Germania unita e del governo federale.

mm
nato a Domodossola nel 1998, laureato in “Lingue e comunicazione per l’impresa e il turismo” all’Università della Valle d’Aosta. Nel tempo libero gli piace viaggiare nel Nord Europa, scrivere e fotografare.

    La sinistra e l’islamismo in Germania

    Articolo precedente

    Vivere il lago Trasimeno all’aria aperta

    Articolo successivo

    Ti potrebbe piacere anche

    Commenti

    Lascia una risposta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *