Livio Cocozza © il Deutsch-Italia

Livio Cocozza © il Deutsch-Italia

Quindici agosto 2020: giornata di Ferragosto un po’ particolare a causa del Covid-19, dove il turismo mondiale risulta essere in contrazione per paura della Pandemia. Sicuramente lo è stata per un nostro connazionale, tornato in Germania dall’Italia dove era stato per fare le vacanze estive e per visitare i propri cari. Il malcapitato protagonista della seguente storia vive a Chemnitz, città extracircondariale della Germania centro-orientale, situata nella regione della Sassonia.

Livio Cocozza (questo è il suo nome), allenatore di pallanuoto femminile della squadra Schwimm-Club Chemnitz, era partito con la sua macchina verso la città tedesca provenendo da Cittadella, paese situato nel Veneto, dove era andato a trovare una sua amica. Aveva messo un annuncio su “BlaBlacar” come conducente per il suo viaggio e a tale annuncio aveva risposto un ragazzo nigeriano desideroso di recarsi nel Paese nordico. Una volta messisi d’accordo sul dove incontrarsi ed aver pattuito la cifra per il trasporto, il nostro connazionale pensava che tutto fosse in ordine, perché il sito che organizza i passaggi richiede al momento dell’iscrizione un documento d’identità con relativa verifica.

Le conversazioni con Kelvin © il Deutsch-Italia

Le conversazioni con Kelvin © il Deutsch-Italia

Si incontrano pertanto nel luogo stabilito e iniziarono il viaggio, sperando di non incontrare troppi intoppi strada facendo e di arrivare a casa in un orario consono. Una volta attraversata l’Austria sono entrati in Germania e tutto sembrava andar liscio. Sembrava, fino a quando sono stati fermati dalla Polizei ed è iniziata un’avventura a dir poco inaspettata. L’ho incontrato di persona per farcela raccontare.

Dove hai preso il cittadino nigeriano e cosa ti ha detto?
Sabato 15 agosto alle 09,15 del mattino alla stazione dei treni di Cittadella prendo questa persona di nome Kelvin, ovviamente non sapevo niente da dove veniva e quali fossero le sue origini. Certamente sapevo qualcosa, ma quel minimo che serve per tenere aperto un account su “blablacar”. Ho chiesto di farmi vedere un documento e ho visto che all’apparenza era tutto normale: sembrava rilasciato dalle autorità tedesche.

Salito in macchina abbiamo iniziato a parlare in inglese e non mi ha raccontato molto, è stato generico, ha detto solo che lavorava in Germania, senza specificare in quale città e che cosa facesse. Il passeggero ha ricevuto qualche chiamata parlando nella sua lingua madre e nel mentre varco il confine con la Germania, si alza la paletta dell’alt della Polizia tedesca e vengo fermato.

La caserma della polizia © il Deutsch-Italia

La caserma della polizia © il Deutsch-Italia

Nel momento in cui vieni fermato dall’autorità tedesca ti crolla il mondo addosso perché scopri una realtá ben diversa. Cosa scopri esattamente?
Vengo a scoprire dalle domande che hanno posto, dopo 4 ore che sono stato in cella e dopo aver subìto un interrogatorio con la traduttrice ufficiale fornitami dalle autorità, che questo nigeriano risulta essere un clandestino, scappato da una struttura italiana e presentatosi con un documento falso. Il mio passeggero non poteva entrare in Germania perché non aveva fatto il procedimento di riconoscimento, di conseguenza per la polizia tedesca era considerato clandestino a tutti gli effetti. Gli agenti e la traduttrice hanno cercato di tranquillizzarmi dicendomi che non c’era nessun problema nei miei confronti, il problema era semmai il mio cliente della “blablacar”.

La domanda nasce spontanea: come è arrivato a Cittadella?
Lui mi aveva detto di aver preso il treno da Vicenza per raggiungere Cittadella. Questo è quanto mi risultava anche tramite le chat che ho avuto con “blablacar”. Ma del resto non so niente e, ripeto, non mi ha detto niente.

Come ti ha trattato la polizia tedesca in questo frangente?
La prima cosa che hanno fatto mi hanno perquisito, a me personalmente e alla macchina. Dopo questa operazione mi hanno messo in cella e mi hanno detto che per qualsiasi problema di contattarli tramite il citofono. Devo dire che mi era salita una certa ansia e preoccupazione, e mi stavo per sentire male. Dopo un po’ di tempo si è presentato un agente e mi ha comunicato che avevo un grave capo d’accusa che era quello di favoreggiamento della clandestinità, reato che andava a sfociare nel penale: nell’attimo che me lo ha detto mi sono sentito perso. Inoltre, mi hanno comunicato che non mi potevano lasciar andare, ma dovevo sostenere un interrogatorio con un detective specifico per i reati di clandestinità, poi sarei potuto tornare a casa se non fossero emersi altri reati a mio carico. Comunque la polizia è stata dura e allo stesso tempo rassicurante. Mi hanno dato l’opportunità di fare delle telefonate in Italia per chiamare parenti e amici.

L'auto del "misfatto" © il Deutsch-Italia

L’auto del “misfatto” © il Deutsch-Italia

Quindi sono stati disponibili?
Si, si sono anche scusati per il protrarsi dell’attesa e mi hanno detto che era stato difficile trovare un detective disponibile e soprattutto una traduttrice giuridica italiana, poi mi hanno portato l’acqua e mi hanno chiesto se mi serviva qualche altra cosa,

La polizia tedesca ha espresso qualche giudizio nei confronti dell’Italia?
Si c’è stato un giudizio indiretto contro le politiche del nostro Paese, frase che ha spiegato tutto. Mi hanno detto che appena hanno visto la mia macchina che passava il confine dall’Austria alla Germania (ovviamente la mia auto ha la targa italiana) e hanno visto che c’era un passeggero di colore a bordo, hanno deciso di fermarmi. Mi è stato detto che al momento le autorità di frontiera tedesca stanno monitorando i confini con l’Italia, perché risultano esserci molti clandestini, e le nostre autorità non riescono a fare fronte al problema. Infatti, secondo loro, molte macchine con targa italiana portano a bordo persone irregolari che vogliono raggiungere i Paesi nordici, riuscendo a sfuggire al controllo delle autorità italiane.

Quindi la targa italiana li ha insospettiti?
Si, esatto se avessi avuto la targa tedesca non mi avrebbero fermato.

Ora cosa accade? Che ti hanno detto?
Hanno preso tutti i documenti, le foto sul cellulare, lo scambio di conversazione fatta sulla chat di “blablacar” e hanno richiesto la mia fedina penale in Italia. Hanno inoltre contattato il mio datore di lavoro in Germania per verificare se quello che dicevo era vero o meno. Il giudice mi chiamerà per un’udienza: questo dovrebbe accadere fra 4/5 settimane. Metteranno insieme tutte queste informazioni e il magistrato tedesco valuterà il mio caso. Si prospettano due soluzioni: la prima di pagare una piccola multa per eccesso di superficialità, la seconda, quella che io mi auspico, di cancellare il caso e di archiviare il tutto.

Come stai vivendo il momento dell’attesa processuale? Hai ansia o sei tranquillo?
Sono tranquillo e fiducioso nella giustizia tedesca, soprattutto perché ho detto la verità corroborata dai fatti. L’unico mio errore è quello di essere stato ingenuo e di non aver controllato in maniera più attenta i documenti che mi aveva fornito il ragazzo nigeriano. Del resto io non sono un poliziotto.

Ti ringrazio, e speriamo che comunque il tutto si concluda per il meglio.

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Maurizio Massari giornalista dal 2005 si occupa di sport, economia, politica, recensioni ed eventi culturali. È stato addetto stampa dal 2008 al 2011 presso l’ufficio sport del Comune di Roma. Ha collaborato con il “Secolo d’Italia”, “L’eco di Bergamo” e con vari settimanali.

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