Il Bundestag © il Deutsch-Italia
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Anche la Germania ha un problema con gli Abgeordnete, i deputati. Ne ha troppi, il Bundestag già adesso non ha posto per tutti, e diventano sempre di più. Oggi sono 709 su una popolazione di 83 milioni e rischiano di diventare più di ottocento, dopo le prossime elezioni previste per il 24 settembre dell’anno venturo. In Parlamento si dovrebbero aggiungere seggioline in caso di sedute plenarie, e qualcuno resterebbe in piedi.

Colpa della legge elettorale che andrebbe modificata, ma la riforma viene sempre rinviata di legislatura in legislatura, perché ai partiti non fa comodo cambiare. Ora sembra arrivato il momento giusto, ma manca un anno al voto, e probabilmente non si farà in tempo.

Perché aumentano? In sintesi: ogni elettore ha due voti, uno per il partito e il secondo per il candidato che gli piace, e che può anche appartenere a un altro schieramento. Un sistema democratico che consente a un piccolo partito di superare lo sbarramento del cinque per cento, e di eleggere un politico che si stima, ma che rischierebbe di rimanere fuori.

Nel 2017, i deputati previsti erano 598, metà eletti nelle liste dei partiti, metà con il voto diretto ad personam. A causa del voto, diciamo, schizofrenico, sono diventati 709 grazie agli Überhangmandate, cioè i mandati supplementari. A un partito toccano tanti seggi in rapporto alla percentuale dei voti ricevuti, ma si sommano anche gli eletti con voto diretto, che tre anni fa furono 46. Per evitare una distorsione, e compensare i partiti che venivano penalizzati, si sono aggiunti altri 65 deputati.

Al primo Bundestag, nel 1949, vennero eletti in 402. Quattro anni dopo erano già 502. Poi il numero rimase quasi stabile. Nel 1969, quando Willy Brandt divenne Cancelliere, erano 518. Quasi vent’anni dopo, nel 1987, le ultime elezioni prima della riunificazione, erano 520. Nel 1990, dopo il primo voto della nuova grande Germania, si balzò a 662, ma la popolazione era aumentata di 17 milioni, i tedeschi della scomparsa DDR.

Il Congresso della CDU © Flaminia Bussotti

Il Congresso della CDU © Flaminia Bussotti

I deputati sono aumentati anche perché ci sono più partiti, favoriti dal doppio voto: erano appena tre al Bundestag, l’SPD, i liberali dell’FdP, e la CDU/CSU (sarebbero due partiti in realtà). Il quarto, i neonazisti dell’Npd, non superavano lo sbarramento del cinque. Poi giunsero i Verdi, e dopo la riunificazione, i socialdemocratici persero l’ala sinistra, e nacque la Linke, insieme con i postcomunisti. E, per la prima volta nel 2017 è entrato al Bundestag un partito dell’estrema destra, l’AfD.

Un’altra causa è la crisi dei grandi partiti popolari. Socialdemocratici e cristianodemocratici, uniti nella Große Koalition, si assomigliano sempre più, e gli elettori scontenti finiscono per non votare, o per rivolgersi a altri partiti, con uno dei due voti.

La sede della SPD a Berlino © il Deutsch-Italia

La sede della SPD a Berlino © il Deutsch-Italia

Se si fosse realizzata la riforma proposta della CDU/CSU prima del 2017, oggi il Bundestag avrebbe 642 seggi invece di 709. Si dovrebbero abolire 19 collegi su 299, e se ci sono troppi eletti con il voto ad personam, i mandati supplementari andrebbero compensati al massimo con altri sette seggi. Il Bundestag dovrebbe così accogliere non più di 690 Abgeordnete. Ma la proposta è della CDU/CSU, il partito di maggioranza relativa. L’SPD, che nei sondaggi continua a sprofondare, sotto il 15, è contraria, e sono contrari i partiti minori. Tre anni fa, i cristianodemocratici ottennero 43 deputati in più, i socialdemocratici appena tre, compensati con altri 19 mandati; i liberali ne ottennero 15, la Linke 10 come i verdi, e 11 l’AfD. Come rinunciare?

Mario Monti © CC BY-SA 3.0 Zinneke

Alla fine, quel che conta è l’autorevolezza del Parlamento. Senza esagerare, il Bundestag conserva una certa autonomia nei confronti dei partiti. Nel 2012, in un’intervista a “Der Spiegel, il Primo ministro, il professor Monti, commise un grave errore: «La signora Merkel», disse, «dovrebbe andare avanti con risolutezza, senza badare al Parlamento». Ma la Cancelliera aveva appena rischiato di essere messa in minoranza dopo le sue concessioni all’Unione Europea, non approvate da molti del suo partito.

 

© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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