Al Festival di Sanremo un cantante è apparso in scena con il tricolore, che ha poi gettato a terra. Lo hanno denunciato per vilipendio alla bandiera. Un gesto punito dal codice, presumo che finirà nel nulla. Non so se un suo collega sarebbe stato denunciato anche in Germania, ma nessun cantante avrebbe mai pensato di usare il tricolore tedesco per dare spettacolo. Semplicemente il pubblico non avrebbe capito il perché.

Flagge Zeigen © Siedler Verlag

Flagge Zeigen © Siedler Verlag

Enrico Brissa ha appena pubblicato “Flagge zeigen! Warum wir gerade jetzt Schwarz-Rot-Gold brauchen” (Siedler Verlag: 282 pagine; 20 euro), “esporre la bandiera, perché proprio adesso abbiamo bisogno del nero-rosso-oro”. Brissa, 50 anni, figlio di un italiano e di una tedesca, nato a Heidelberg, è un giurista, capo del protocollo del Presidente della repubblica dal 2011 al 2016 , e ora del Parlamento. Una carica più importante di quanto si voglia credere, la forma non va trascurata, ed evita problemi diplomatici.

Ai tempi delle trattative per porre fine alla guerra in Vietnam, tanto per fare un esempio, si discusse per mesi sulla forma del tavolo intorno al quale si doveva discutere, rettangolare, rotondo, ovale? “Le regole sono importanti”, ammonisce, “anche l’etichetta. La buona educazione significa rispetto del prossimo”. Qualcuno fraintende, come gli inglesi, che la usano come discriminazione di classe. Quand’ero cronista a Torino, a un capodanno mi trovai tra operai del Sud che mi invitarono a brindare con loro bevendo dal fiasco. Sarei stato io il maleducato se avessi preteso un bicchiere.

Non è un caso che Brissa, tedesco e anche italiano, difenda la bandiera, che viene sventolata con un certo imbarazzo nei suoi due Paesi. Chi lo fa è subito accusato di nazionalismo, o sovranismo, fascismo, nazismo. “Non avverrebbe mai in Francia”, scrive, “a chi sventola il bianco rosso e blu… non dobbiamo aver paura di mostrare i nostri sentimenti patriottici”. In America, la bandiera a stelle e strisce sventola nei giardinetti delle case a schiera. E anche in Danimarca, il Paese più pacifico d’Europa, dove si vorrebbe abolire l’esercito.

Björn Höcke © CC BY-SA 3.0 Olaf Kosinsky

“Si finisce per regalare il simbolo nazionale proprio all’estrema destra”, ammonisce Brissa. Sono inorridito, racconta, nel vedere che i populisti dell’estrema destra sventolano il tricolore nazionale alle loro manifestazioni. O, perfino, la bandiera del Reich dell’ultimo Kaiser, perché è vietato sventolare la croce uncinata. Non un cantante, ma Björn Höcke, un leader dell’AfD, partito dell’estrema destra, a un talk show, srotolò un tricolore e lo stese sul bracciolo della sua poltroncina, come a dire: solo io penso alla patria, ai tedeschi.

La bandiera tedesca venne sventolata nel 2006 durante i campionati del mondo di calcio in Germania, quelli che gli azzurri scipparono ai padroni di casa sicuri della vittoria. Sventolava sulle auto, ai balconi, ovunque. E ci furono critiche: stava per rinascere il pericoloso nazionalismo teutonico? Alla tv mi chiesero se da straniero non avessi paura. “Perché mai?” risposi, “negli stadi italiani alla domenica sventolano croci uncinate e nessuno si preoccupa”. Fu una breve rinascita sportiva.

Il Bundestag © il Deutsch-Italia

Il Bundestag © il Deutsch-Italia

L’inno è sempre quello con musica di Haydn, ma non si canta più la strofa “Deutschland über alles”, la Germania sopra ogni cosa al mondo, anche se all’estero tutti sono convinti del contrario. I tedeschi non pensano al Vaterland, la patria, parola neutra che evoca i campi di battaglia, ma a Heimat, femminile, la piccola patria, quella dove si è nati, o dove si è cresciuti, e se ne può avere anche più di una. Rissa ne avrà due, io che sono nomade e esagerato, ho Palermo, Roma, Torino, Amburgo, ora Berlino. Ma ho una sola bandiera.

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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