Uno studio medico © il Deutsch-Italia
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La pagina del forum degli italiani a Berlino

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Sulla pagina Facebook degli “Italiani a Berlino”, che seguo per curiosità professionale, continuo a leggere disperate ricerche di aiuto: chi conosce un medico, un dentista, un ortopedico, un pediatra che parli la mia lingua? Basterebbe consultare l’elenco messo in rete dalla nostra Ambasciata, ma non voglio fare dell’ironia. Capisco il timore di non saper spiegare il male di cui si soffre, e non capire il consiglio del dottore.

Comunque, tutti i medici in Germania per laurearsi hanno dovuto studiare il latino. L’incomprensibile Leberentzündung è una hepatis, e così via. Però, chi vive a Berlino, o altrove, e proviene dal Sud, Italia, Grecia, o Spagna, potrebbe risultare affetto da un singolare Morbus Mediterraneus. O, se è turco, dal Morbus Bosforus, mali che a quanto pare affliggono solo gli europei meridionali.

Il dottor Ernst Girth © Youtube ZS Verlag

Il dottor Ernst Girth © Youtube ZS Verlag

In altre parole, l’Herr o Frau Doktor è un razzista, convinto che il paziente venuto dal Sud è uno scansafatiche che si inventa un doloretto per non andare al lavoro, o è un nevrotico malato immaginario. Lo denuncia Ernst Girth, che è da febbraio il responsabile antirazzismo della Landesärztekammer, la camera regionale dei medici, in Assia, il primo in Germania con questo ruolo. Giornalmente gli arrivano denunce da parte di pazienti che si sentono discriminati, in quanto stranieri. E, alcuni specialisti rifiutano i pazienti stranieri, per non perdere tempo, o perché temono di non capirli e di sbagliare la diagnosi.

Troppo sensibili? La Frankfurter Allgemeine riporta il caso di una signora musulmana che ha accompagnato il figlio ventenne da una dottoressa per valutare i danni riportati in un incidente stradale, e ottenere il risarcimento dall’assicurazione. Frau Doktor ha chiesto al giovane di spogliarsi completamente, lui non avrebbe voluto, lei è diventata autoritaria e sgarbata. Madre e figlio l’hanno denunciata. Problemi di comprensione. Per la dottoressa tedesca non è normale che un uomo di vent’anni si faccia accompagnare dalla mamma, o che sia pudibondo se lo visita una donna. In altri casi, i medici non sopportano che i mariti vogliano accompagnare le mogli e essere presenti alla visita. Gli stranieri sono anche nervosi perché non padroneggiano la lingua, e non sono abituati ai medici tedeschi, più spicci e meno disposti agli scambi confidenziali.

Uno studio medico © il Deutsch-Italia

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Finito il lockdown sono andato da un mio medico, che conosco da una quindicina d’anni, per una normale visita di controllo. Quando è entrato nello studio, gli ho chiesto come stava. E lui si è sorpreso. Non me lo chiede mai nessuno, mi ha detto. «Warum nicht?» Perché no, ho replicato. Ma lui era soddisfatto.

«La sensibilità al dolore è uguale per tutti», avverte la sociologa Lewicki, «ma c’è la tendenza a valutarla in base al livello sociale o all’etnia del paziente. Ed è un grave errore». Un laureato è più stoico di un operaio, un prussiano più di un siciliano? Per un pregiudizio, i medici tedeschi ritengono che i pazienti del Sud esagerino i sintomi, anche senza un secondo fine. Un errore nella diagnosi potrebbe avere gravi conseguenze.

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Per valutare le condizioni di uno straniero servirebbe più tempo, invece vengono congedati con rapidità. «Il razzismo comincia quando ci si rifiuta di confrontarsi con uno sconosciuto», afferma Girth. Per i medici dopo una giornata intensa, è un problema essere pazienti con qualcuno che non capisce, o è diffidente, e alcuni perdono la pazienza. Se sbagliano possono ricevere un’ammonizione, una specie di cartellino giallo. Se insistono, rischiano la sospensione.

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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