I voltagabbana
© Camera dei Deputati e Senato della Repubblica

I giornali in Germania hanno dato poco spazio alla crisi italiana, difficile da raccontare ai lettori. Come spiegare il passaggio da una parte all’altra dei “responsabili”? Se cercate la traduzione di voltagabbana in tedesco trovate subito “Verräter”, traditore, ma in realtà si usa “Wedenhals”, letteralmente uno che gira il collo. I deputati che cambiano casacca al Bundestag sono rarissimi. Gli elettori non gradiscono, e alla prossima elezione non li votano più. La pagano cara anche se cambiano idea senza passare in un altro partito. Avviene di rado anche nei Parlamenti regionali, o nei consigli comunali. Al Bundestag, il parlamento federale, ricordo solo un caso, comunque non paragonabile a quanto avviene a Roma.

Otto Schilly © Lothar Schaack Bundesarkiv-145 Bild-F065084 0002 © CC-BY-SA-3.0

Otto Schilly © Lothar Schaack Bundesarkiv-145 Bild-F065084 0002 © CC-BY-SA-3.0

Otto Schily, 88 anni, da avvocato difese da giovane i terroristi della Baader-Meinhof, e fu l’unico a non finire in galera per complicità come i suoi colleghi. Poi divenne ministro degli Interni nel ‘98 con l’amico Gerhard Schröder Cancelliere. Un opportunista? È sempre rimasto fedele alle sue idee, al rispetto per la legge. Andreas Baader aveva diritto a essere difeso, ma Schily non ha mai condiviso la violenza. E Schily ha anche cambiato partito: nel 1980 fu tra i fondatori dei “Verdi”, nel 1983 venne eletto per la prima volta deputato, ma nel 1989 uscì dal partito, e si dimise da parlamentare per entrare nell’SPD. Un voltagabbana? Erano i Verdi ad aver tradito i loro ideali. «Non mi vollero più nella direzione del partito», spiegò. «Come mai?» gli chiesi anni dopo, quando lo incontrai in vacanza dalle parti di Manciano, in Toscana. «Mi criticavano perché portavo la cravatta e la giacca», rispose con una battuta.

Sei un Wendehals anche se cambi idea. Accusarono Angela Merkel di essere una voltagabbana, quando decise di chiudere le centrali nucleari dopo il disastro di Fukushima. Mi sono sbagliata, spiegò, se neanche i giapponesi riescono a garantire la sicurezza assoluta di una centrale, dobbiamo chiuderle. Ammettere un errore non equivale a tradire.

Gerhard Schröder © Nord Stream

Gerhard Schröder © Nord Stream

Ma Gerhard Schröder appena eletto Cancelliere avviò le riforme dello Stato sociale, esattamente il contrario di quanto aveva promesso in campagna elettorale. Al Bundestag fu costretto a giustificarsi innanzi a una commissione chiamata “Pinocchio”. Un’umiliazione. Schröder decise di partecipare all’intervento della Nato contro la Serbia di Milosevic, e una decina di deputati socialdemocratici votarono contro in Parlamento (il voto non fu segreto). Il mandato è personale ed erano liberi di non seguire le scelte del partito. Ma alle elezioni del 2005, Schröder non li volle più candidare.

Una di loro era Lilo Friedrich, 56 anni, chiamata Lilo la rossa, per i capelli fiammeggianti e le sue idee. Come deputata guadagnava all’epoca 7.300 euro al mese, ma era troppo giovane per aver diritto alla pensione. Per mantenere i sei figli (due suoi, due adottati, due in affidamento), non volle chiedere l’assegno per l’Hartz IV, il minimo vitale garantito dallo Stato, e preferì lavorare come Putzfrau, donna delle pulizie. «Non mi vergogno di usare l’aspirapolvere. È un lavoro onesto», dichiarò die Rote Lilo. A 65 anni ebbe la pensione di 1.683 euro al mese, quanto le toccava dopo sette anni di lavoro al Bundestag.

Avrebbe dovuto obbedire a Schröder? In Germania si discute da tempo una riforma della Costituzione riguardo la fedeltà al mandato. I tedeschi hanno due voti, uno per il partito, il secondo ad personam per un candidato che può anche appartenere a un altro gruppo. Si vorrebbe distinguere: chi viene eletto nelle liste del partito non avrebbe diritto a votare per conto suo. Se cambia casacca dovrebbe rinunciare al mandato. Resta libero chi è stato eletto con un voto personale. In Italia sarebbe una strage, a Berlino la riforma difficilmente sarà approvata.

 

 

© per gentile concessione di ItaliaOggi

mm
Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

Un gemellaggio molto “particolare”

Articolo precedente

Dove andare a sciare…

Articolo successivo

Ti potrebbe piacere anche

Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *