Nuova Fiat 500 © Fiat-Stellantis
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Nuova Fiat 500 © Fiat-Stellantis

A Pasqua ho visto un titolo, “Bella figura”, così in italiano sulla “Süddeutsche Zeitung”, edizione online, e ho sospettato d’istinto: ecco ce l’hanno con noi. Se si vive all’estero, si sta in guardia, si diventa troppo sensibili, anche se io in Germania vivo bene. Magari era un articolo favorevole alla “Bella Italia”, altro titolo che appare di frequente, ma gli elogi spesso sono a doppio taglio e nascondono una critica. Noi ci preoccupiamo dell’apparenza, dell’eleganza, e non badiamo a quel che nella vita conta sul serio, secondo die alte preussische Tügenden, le antiche virtù prussiane, che anche nel Paese di Frau Angela vanno sparendo, come si vede in questi giorni d’emergenza a causa del Covid.

Invece era un articolo serio per presentare la nuova “FIAT 500” elettrica. E metto subito le mani avanti, non guido una FIAT, e non sono un esperto, l’ultima auto l’ha scelta giustamente Fernanda, mia moglie, che non ha neanche la patente, quindi giudica secondo altri criteri. E non sbaglia. Ma ho lavorato per anni a Torino, quando la città era dominata dalla FIAT, alla “Stampa” il giornale dell’azienda. Era vietato in cronaca precisare la marca delle auto, le FIAT per patriottismo aziendale non sono coinvolte in incidenti, e per fair-play non si scriveva neanche VW o Renault.

Nuova Fiat 500 © Fiat-Stellantis

Quindi alla FIAT sono legato da una sorta di odio amore, faccio il tifo per i rosanero del Palermo, ma per spirito di contraddizione stavo anche per i granata del Torino contro la Juve, la squadra della “casa”. Ma chiesi un giorno di visitare la fabbrica, il Lingotto, e alla FIAT si meravigliarono: «Perché mai? Lei è il primo giornalista che lo desidera». Mi serviva per un libro, e fu un’esperienza indimenticabile.

Mi fa piacere se ai tedeschi piace la “500”, che per loro è un po’ il simbolo dell’Italia, insieme con la Ferrari. Nei libri sull’Italia quasi sempre appare in copertina una vecchia 500 perfino dipinta in verde-bianco-rosso, o una Vespa d’annata, e mai una pizza. Negli anni del dopoguerra, quando la Germania era ancora in macerie, la BMW fabbricava l’Isetta, auto a tre ruote a forma di uovo (comprarono la licenza dalla Iso Rivolta, oggi come old car arriva a costare 50mila euro), ma ci invidiavano e ammiravano perché eravamo noi a produrre l’utilitaria migliore al mondo, la “Topolino”.

La Topolino © Fiat-Stellantis

La Topolino © Fiat-Stellantis

Anche vent’anni dopo, avevano il mito della Lancia, e i terroristi della Baader-Meinhof per i colpi preferivano un’Alfa Romeo alla Porsche o a una Audi. Poi la FIAT si dimenticò di progettare nuovi modelli, uno sbaglio fatale. Da quando si comincia a disegnare una vettura a quando arriva su strada, mi spiegò proprio un responsabile della BMW, occorrono in media sette anni, e deve restare sul mercato almeno altri sette anni. Per recuperare il tempo perduto occorre quasi una generazione.

Negli ultimi anni, vedevo di rado un’auto italiana per le strade di Berlino. Guidata da miei compatrioti, esuli come me in Prussia? Poi sono tornate a circolare per prime le “500”, non ancora elettriche, di solito al volante scorgevo una Frau, scrivere Fraülein, signorina, era vietato già prima del politically correct. Un’auto per signora? Non è un difetto, e io non sono un originale. Secondo le indagini di mercato, in Germania oltre il 60 per cento delle vetture viene scelto dalle donne, e non l’ha dimenticato il titolista alla “Süddeutsche Zeitung”.

Nuova Fiat 500 © Fiat-Stellantis

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“Bella Figura”, dunque. Nell’articolo si parte dall’eleganza, una carrozzeria che non cede al pessimo gusto di moda, per elogiare a lungo la qualità, perfino lo sprint, in 3,1 secondi arriva a 50 chilometri, eccezionale per una vettura da città. E in grado di compiere lunghi percorsi, con 350 chilometri di autonomia, non male per un’elettrica. Unico rilievo scontato: viaggiare sul sedile posteriore non è troppo comodo, lo si sa da sempre, anche per le Mini della BMW. I tedeschi non hanno mai capito come una famiglia italiana riuscisse a stiparsi in una “Topolino”.

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© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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