Autolavaggio © il Deutsch-Italia
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Auto sporche © il Deutsch-Italia

Un’estate, al ritorno a Berlino dalle vacanze, ho ritrovato la mia auto in condizioni pietose, ricoperta di foglie, di polvere e di una sostanza appiccicosa caduta dagli alberi. Appena ho messo in moto mi ha bloccato la polizia: zu schmutzig, troppo sporca. Ho spiegato che stavo andando al distributore di benzina a pochi metri per lavarla. Mi hanno seguito per controllare se non volessi disobbedire all’ordine teutonico. Meglio non fidarsi di uno del Sud. Esattamente come decenni prima a Torino.

Guidavo un’auto con targa di Palermo, e non la lavavo ogni settimana come i piemontesi. Sul parabrezza opaco di smog mi scrivevano frasi poco gentili: “Napoli, porco”, cose così. Gli immigrati erano tutti “Napoli”. Al sabato i torinesi facevano la coda alle fontanelle per lavare l’amata Fiat con le loro mani, e risparmiare.

Autolavaggio © il Deutsch-Italia

Autolavaggio © il Deutsch-Italia

Di questi tempi, vedo per Berlino girare auto poco pulite, e non sono guidate da stranieri. Il Covid ha messo in crisi anche gli autolavaggi. La mia vettura dopo un mese di abbandono mi costò un patrimonio, perché dovetti farla lavare a mano. Ma un autolavaggio costa in media dieci euro. La crisi costringe al risparmio, molti sopravvivono con gli aiuti statali, con l’orario ridotto quasi uguale alla cassa integrazione, ma hanno perso anche la voglia: una carrozzeria splendente non è più un piacere estetico, né un dovere.

Secondo un sondaggio, cinque anni fa, il 78 per cento degli automobilisti considerava “perfetto” l’autolavaggio automatico. A Berlino, cercando su internet non risultano più di cinque o sei posti dove lavano la vettura a mano. Oggi, dopo il lockdown, il venti per cento degli interrogati lavare la vettura provoca stress e noia. Solo il 22 prova piacere nel lustrare la carrozzeria. Una perdita di tempo. I prussiani cominciano a pensarla come me. E il 46 lo giudica un “teures Vergnügen”, un costoso piacere. Cinque anni fa erano il 32. La maggioranza lo ritiene un “male necessario”.

Autolavaggio © il Deutsch-Italia

Autolavaggio © il Deutsch-Italia

L’anno scorso i tedeschi hanno speso tre miliardi di euro per circa 300milioni di lavaggi. Io l’ho lavata solo una volta, non per risparmiare, per non perdere tempo. A rendere presentabile e accettabile dalla polizia la mia utilitaria sono state sufficienti le piogge frequenti in Prussia, anche in agosto. Ma il settore è in crisi, sia pure strisciante, già da anni.

Joachim Jäckel, presidente dell’associazione delle stazioni di servizio, calcola che durante l’epidemia il lavaggio delle auto è diminuito dal 30 al 50 per cento, e in Baviera fino all’80 per cento. L’hanno lavata solo quelli che usano l’auto per servizio. Colpa del Covid, ma gli automobilisti diventano sempre più anziani, percorrono in media dai duemila ai tremila chilometri, e si preoccupano meno dell’auto.

Tankstelle © il Deutsch-Italia

Tankstelle © il Deutsch-Italia

Le 14.500 Tankstelle, le stazioni di servizio, guadagnano di più con i lavaggi che con la vendita di carburante, ma i loro impianti sono lenti, non riescono a pulire più di cinque o sei vetture all’ora. I 2.400 impianti di lavaggio sono più moderni e funzionali, anche se più cari. La società leader, Mr Wash, lava otto milioni di auto all’anno. E sono più ecologici: per una vettura servono da 80 a 100 litri d’acqua, ma il 70 per cento non va sprecata, e viene riciclata. E si sta attenti che i detersivi non inquinino le falde acquifere.

 

 

© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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