Brennero-Baviera 03 © Marco Degl'Innocenti per il Deutsch-Italia
Brennero-Baviera 03 © Marco Degl'Innocenti per il Deutsch-Italia
Brennero © il Deutsch-Italia

Brennero © il Deutsch-Italia

Il giorno dopo l’annuncio del presidente Conte che l’Italia sarebbe diventata (più o meno) tutta una “zona rossa”, mi avvicino con la mia auto al “confine” del Brennero, lungo l’autostrada che da quarant’anni percorro regolarmente su e giù non so più quante volte. Ma stavolta, non lo nego, provo un certo nervosismo. So che l’Austria ha deciso i controlli anti Coronavirus su chi proviene dall’Italia. Non so ancora, però, come verranno effettuati, chi controllerà, cosa succederà dopo il controllo. In tutti i casi. E dire che fino all’arrivo al valico, sotto un’incipiente nevicata, il mio viaggio, dal paesino umbro sulle colline che sovrastano il Lago Trasimeno, si è svolto in tranquillità e rapidità assoluta. Autostrada molto meno trafficata del solito. Se non ci fossero stati i soliti TIR (ma anche questi meno del solito) sarebbe stata deserta. E neppure un controllo: né della stradale, né dei carabinieri. Le uniche due pattuglie della nostra polizia le ho viste – ferme ed evidentemente poco interessate alla mia vettura con targa tedesca – al casello d’entrata nell’A1, a Valdichiana, e subito dopo la barriera di Vipiteno.

Confine con l'Austria © Marco Degl'Innocenti per il Deutsch-Italia

Confine con l’Austria © Marco Degl’Innocenti per il Deutsch-Italia

Appena sbucato dalla breve galleria del Brennero in direzione Nord, poco dopo quello che da lustri ormai non è più un confine, capisco che, stavolta, sarebbe stato diverso. Un poliziotto austriaco indica con la paletta al veicolo bianco che mi precede, ed al mio, di accostare a destra sulla piazzola della stazione di servizio. Un controllo chiaramente a campione, come annunciato. Così, sotto la bianca tensostruttura vagamente a pagoda ellittica, fatta ergere nel 2016 dal Governo del Tirolo per controllare i migranti dell’Italia e mai finora usata, la polizia mi ferma: «le sarà misurata la temperatura», preannuncia, con tono gentile, un agente. Abbassato il finestrino sinistro, si avvicina quello che, nascosto da un’avvolgente tuta arancione può essere un medico, ma più probabilmente è un infermiere: «si sente bene?», mi chiede puntandomi una specie di piccola pistola di plastica gialla e verde a due centimetri dalla fronte. «Mai stato meglio», rispondo. «Allora vada pure». E mi congeda, non prima di avermi messo in mano un foglio – in tedesco, italiano, ed inglese – con vaghe informazioni sui controlli in atto. Ma solo se avessi avuto la febbre (non specificata a partire da quale grado) ci sarebbero stati, probabilmente, passi ulteriori.

Sebastian Kurz

Sebastian Kurz © CC BY-SA 2.0 Flickr Franz Johann Morgenbesser

Per fortuna, tutto bene, posso proseguire il viaggio. Per fortuna, perché di lì a poche ore il premier austriaco Sebastian Kurz avrebbe annunciato che “alle persone provenienti dall’Italia”, tout court, sarebbe stato proibito il passaggio del confine, mentre gli austriaci in arrivo dal nostro Paese sarebbero stati spediti in quarantena nel loro domicilio in Patria e gli altri stranieri di passaggio, tedeschi compresi, si sarebbero dovuti impegnare solennemente a non fermarsi in Austria, previa la registrazione dei loro documenti di espatrio, per conservarne traccia. In verità sembra che queste misure così drastiche abbiano quanto meno bisogno di alcuni giorni per diventare operative.

Così se non altro sono riuscito a tornare a casa mia, in Germania, in Baviera. Per la cronaca: da parte tedesca, almeno sul confine con l’Austria che percorro abitualmente, quello di Scharnitz, in direzione Garmisch-Partenkirchen, neppur l’ombra di un controllo.

In effetti qui in Germania, ove ormai i contagiati siano ormai circa 1200 con i primi due morti sul territorio tedesco, se non è ancora psicosi, certamente aumentano paure e nervosismo. A livello di Governo federale parla essenzialmente il ministro della Salute, Jens Spahn, che ha caldamente raccomandato di non far tenere manifestazioni con più di mille partecipanti o spettatori. Ma anche la Cancelliera Angela Merkel, senza mezze parole, ha pronosticato l’ipotesi che “almeno il 60-70 per cento dei tedeschi” possa contrarre l’infezione. Si è detta del parere che tutte le manifestazioni “non necessarie” dovrebbero essere annullate. I Länder, però, non sono compatti nell’ascoltare questi pur autorevoli suggerimenti. Per ora sono soltanto sei quelli che hanno deciso di seguirli, con in testa la capitale, Berlino, che ha annullato tutte le programmate manifestazioni nei principali teatri e sale da concerto. Anche il Land Nord Reno-Vestfalia – quello ove si registrano i maggiori focolai del virus – ha deciso l’annullamento di importanti manifestazioni ed è già stata “tagliato” il festival letterario “lit.Cologne” di Colonia. Ciò dicasi per la Baviera: a Monaco è stata rinviata persino la tradizionale mega riunione nella birreria di Monaco sul cosiddetto Nockherberg, dove ogni anno si celebra lo spillo della prima Starkbier, speciale birra ad alta gradazione, con uno spettacolo di feroce satira politica cui intervengono numerosi esponenti dei partiti al governo ed all’opposizione, che vengono impietosamente messi alla berlina da noti cabarettisti. Numerose scuole hanno sospeso le lezioni.

Geisterspiele

Bundesliga senza spettatori © Paolo Callieri

Quanto allo Sport, in particolare al calcio, per ora si è deciso soltanto che – per la prima volta nella storia della Bundesligaquasi tutti gli incontri del prossimo turno del massimo campionato (compreso quello tra Union Berlin e Bayern Monaco a Berlino, decisione dell’ultimo momento) si terranno a porte chiuse. Ma il Bayern dovrà giocare a porte chiuse anche quello di Champions League del 18 marzo contro il Chelsea. Senza spettatori si giocherà anche l’attesa amichevole tra Germania e Italia del 31 marzo a Norimberga. «Partite di calcio a porte chiuse e spalti vuoti non sono certo la cosa peggiore che posa capitare a questo Paese», ha fatto comunque presente la stessa Cancelliera.

Altri sport hanno invece preso risoluzioni ben più drastiche: ha fatto sensazione quella di far terminare in anticipo il massimo campionato di hockey su ghiaccio, popolarissimo in Germania, con la conseguenza che per quest’anno non verrà tributato nessun titolo di campione.

Baviera © Marco Degl'Innocenti per il Deutsch-Italia

Baviera © Marco Degl’Innocenti per il Deutsch-Italia

Anche i provvedimenti restrittivi nei confronti dei cittadini sono stati finora presi senza una uniformità di decisioni: martedì sera, per esempio, è stata disposta la quarantena assoluta per una cittadina non lontana da Berlino, Neustadt an der Dosse (3.500) abitanti, dopo un caso sospetto di Coronavirus registrato in una scuola molto frequentata.

Ma la sensazione è che anche in Germania siamo solo all’inizio sul percorso verso quella che alcuni commentatori chiamano, con la solita punta di leggera, malcelata, spocchia: “situazione italiana”.

mm
Nato a Perugia ha la Germania come sua seconda Patria. Oltre a quella italiana, possiede anche la cittadinanza tedesca. Dopo aver lavorato, tra gli anni ‘80 e ‘90, come capo ufficio stampa del Gruppo Fiat a Francoforte ed a Londra e successivamente dell’Italdesign-Giugiaro di Torino, dal 1999 è tornato a vivere stabilmente in Germania. Ė stato a lungo corrispondente della Gazzetta dello Sport, per la quale, oltre ad occuparsi di calcio, ha seguito regolarmente la F.1 su tutti i circuiti del mondo. Continua a lavorare come giornalista nel settore dei motori, collaborando con il quotidiano La Stampa di Torino ed il mensile Quattroruote.

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