Die Polizei © il Deutsch-Italia
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Martedì scorso a Magonza un uomo ferisce a coltellate un anziano vicino. Poi si scaglia contro la polizia che cerca di fermarlo con spray al peperoncino e con il taser, ma l’aggressore, un profugo russo, non si ferma. Un agente fa fuoco e l’uccide. Il 19 giugno, quasi la stessa scena a Brema. La polizia uccide un aggressore. Lo stesso giorno gli agenti feriscono un giovane di 23 anni in Bassa Sassonia.

A Berlino, durante l’emergenza per la pandemia, in un centro di accoglienza per i profughi, un afgano aggredisce i vicini a coltellate. Interviene la polizia. L’uomo viene abbattuto. «Abbiamo cercato di fermarlo con lo spray», si legge nel rapporto, «ma nonostante fosse avvolto in una nuvola di peperoncino, non si fermava…» Qualche settimana prima, sempre nella Capitale, gli agenti hanno ucciso una tedesca di 33 anni, con problemi psichici. Secondo le statistiche la polizia ha usato le armi ogni sei giorni e mezzo, per 67 volte l’anno scorso. Le vittime sono state 14; 11 nel 2018, i feriti 34; nel 2017 sono stati 75, con 39 feriti; nel 2015, le vittime furono dieci, e i feriti 22; nel 2013, otto vittime e venti feriti.

Die Polizei © il Deutsch-Italia

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Gli agenti sono addestrati, cercano di evitare l’uso delle armi, non siamo al livello degli Stati Uniti, ma se è in pericolo la vita di chi indossa la divisa, possono difendersi usando revolver o mitra. Se non vi fermate a un posto di blocco, e cercate di investire gli agenti, quasi sicuramente vi sparano. Negli Stati Uniti, le vittime della polizia l’anno scorso sono state 992. In Germania dal 1952 ad oggi sono 501 quanti hanno perso la vita per non aver obbedito agli ordini della Polizei. Non sono calcolati quanti hanno perso la vita per altri motivi: circa 200 i morti per incidenti stradali nel tentativo di sfuggire all’inseguimento della polizia. Sempre troppi, per il ministero degli Interni la cifra invece testimonia del comportamento responsabile dei poliziotti. Ovviamente non si tiene conto di quanti sono stati uccisi nella scomparsa DDR.

Superbass, 2017-01-09-Rainer Wendt-hart aber fair-9613 cropped, CC BY-SA 4.0

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Come si vede in “Tatort”, la serie di gialli televisivi, in onda da quasi mezzo secolo, ogni intervento della polizia che abbia provocato vittime viene controllato da un’inchiesta rigorosa, e l’agente che fa fuoco viene sospeso. La realtà è diversa dalla finzione? Rainer Wendt, il presidente del sindacato di polizia, dichiara: «Negli ultimi anni sono aumentate le aggressioni contro gli agenti, ma non è aumentato l’uso delle armi da parte di indossa la divisa… in tutti i casi che hanno provocato vittime è stato provato che si è trattato di legittima difesa». Secondo il vice presidente del sindacato, Jörg Radek, nelle scuole di polizia si insegna a evitare «fino al possibile l’uso delle armi… l’arma migliore rimane la parola». Ai giovani agenti si insegna un minimo di psicologia per convincere i violenti.

Barbara Slowik © CC BY-SA 4.0 opera propria WC

Barbara Slowik © CC BY-SA 4.0 opera propria WC

I dati vengono diffusi per reagire alle accuse delle ultime settimane contro la polizia, che è di competenza regionale, seguite alle dimostrazioni negli Stati Unite dopo l’uccisione di George Floyd a Minneapolis. A Berlino, una nuova legge prevede che sia possibile per chiunque venga fermato denunciare senza prove l’agente per razzismo. «Una legge non necessaria», commenta Barbara Slowik, 54 anni, dal 2018 Polizeipräsidentin nella Capitale. «La riforma complica il nostro lavoro, continua, e rende difficile il controllo dei clan arabi che agiscono in alcune zone nella metropoli». Proprio per evitare accuse di razzismo, per anni a Berlino si è evitato di indagare su gruppi di immigrati musulmani.

Su oltre 1.400 denunce contro gli agenti negli ultimi due anni, appena undici si sono dimostrate motivate. Chi ha indagato è stato troppo compiacente verso gli uomini in divisa? Vi sono elementi di estrema destra tra i poliziotti, ma rimangono una minoranza, sostiene il ministero degli Interni.

L’episodio accaduto a Brema lo scorso 19 giugno

© Bild Youtube

 

 

© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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