Werbellinersee © il Deutsch-Italia

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Tra Berlino e il Baltico si trovano un migliaio di laghi, laghetti, stagni. Ed è possibile navigare tra fiumi e canali fino al Mare del Nord. Un paradiso verde. Per chi vuole evadere dalla metropoli dopo la quarantena c’è l’imbarazzo della scelta. Non ci dovrebbero essere problemi per mantenere le distanze.

Ma il municipio di Lychen, paesino di poco più di tremila abitanti, nel Brandeburgo, dalle parti dove Frau Merkel ha vissuto da bambina, ha scatenato una piccola guerra: ha vietato ai nudisti il Zensee, uno dei sette laghi da cui è circondato. Piccolo e quasi incontaminato, un poeta locale ne vanta le bellezze: “Ich bade in flüssiger Jade…”, mi bagno nella giada liquida. Fate pure il bagno, ma non dimenticate il costume, raccomanda il sindaco, Frau Karola Gundlach, oppure rischiate una multa fino a 500 euro.

Ha ricevuto decine di lettere di protesta, se non cambia idea i turisti minacciano di non venire più a Lychen. Per solidarietà, anche parecchi che non dimenticano mai le Badehose, il costume da bagno. E il più arrabbiato avverte: verserò una ventina di litri di diesel nel lago, o qualcosa di peggio. E la polizia ha aperto un’indagine per scoprire l’anonimo nudista. Una polemica di provincia, da non prendere sul serio?

Ma il FKK, cioè le Freikörperkultur, la cultura del corpo libero, è un’antica tradizione nella zona, fin dai tempi del Kaiser. Incoraggiata dal nazismo che esaltava il fisico di uomini e donne ariani, e tollerata dai moralisti comunisti nella Germania Est. Meglio non togliere anche questa libertà al popolo. La scrittrice Anna Seghers era una fan del nudismo, e fu rimproverata da Johannes Becher, un funzionario della SED, il partito comunista orientale, che la sorprese sulla battigia senza bikini. Ma dové chiederle scusa quando fu costretto a consegnarle un premio letterario.

Una foto che continua a circolare mostra una Angela Merkel ventenne senza costume, sarebbe stata trovata negli archivi del Kgb. Probabilmente un fotomontaggio, è comunque credibile. La Cancelliera ricorda che la sera in cui cadde il Muro, il 9 novembre dell’89, si trovava in una sauna di Berlino insieme con un’amica.

Nel 2017, il leader della Linke, l’avvocato Gregor Gysi durante la campagna elettorale ha tenuto un comizio nel campo di nudisti sul Müggelsee alle porte di Berlino: «Il mio partito, promise, si batterà sempre per la libertà del costume». In un’intervista a Playboy si rammaricò che i seguaci del naturismo diminuissero nella Germania orientale: «È una forma di cultura che ha la sua dignità». Wilfried Blaschke, presidente dell’associazione nazionale del FKK, conferma con i dati: i soci erano 60mila negli Anni Ottanta, quando c’era ancora il Muro, oggi sono poco meno della metà, circa 35mila.

La passione per il FKK ha provocato, e provoca tuttora, tensioni tra i tedeschi e i vicini polacchi. Cattolici e moralisti non sopportano l’invasione delle loro spiagge sul Baltico. Ma il turismo senza costumi è favorito dagli albergatori, in Polonia e a Lycheen. Frau Karola, che non appartiene ad alcuno partito, non si è piegata alle proteste delle famiglie, ma ora deve fare i conti con i gestori degli hotel, delle pensioni, e gli osti suoi elettori. «Che problema c’è?», si difende, «i nudisti possono andare altrove, e lasciare i nostri laghi a chi preferisce il costume da bagno».

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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